Tunisia. Attacco contro la casa del Ministro dell'Interno

Fonti del Ministero tunisino, tramite il portavoce Mohamed Ali Aroui, hanno diramato la notizia di un attacco armato contro l’abitazione del Ministro dell’Interno, a Kasserine (Tunisia), centro-ovest del paese. L’attentato è avvenuto nella notte ed ha fatto quattro vittime, tutti poliziotti. Il gruppo armato di kalashnikov, ha condotto l’azione ed oltre ai quattro poliziotti uccisi, un quinto è rimasto ferito. Il commando è giunto a bordo di un pick-up e fuori della dimora, sui muri esterni, sono state trovate tracce di sangue ma non se ne conosce ancora l’appartenenza. Non si ha certezza sulla presenza del Ministro Lofti Ben Jeddou, che di solito risiede a Tunisi, dentro la casa ma sebbene l’uomo non fosse presente, è probabile che all’interno si trovassero i familiari. L’attentato non è ancora stato rivendicato da alcun gruppo di matrice estremista ed il governo tace sul nome delle organizzazioni estremiste che potrebbero essere i mandanti dell’operazione armata.

Da giorni però, le autorità militari tunisine stanno conducendo una lotta serratissima contro gli islamisti di Ansar Al Sharia, e si suppone che sia stata questa ad ordinare la spedizione punitiva ai danni del Ministro dell’Interno tunisino.

Nel 2010, la Tunisia fu protagonista di quella che è stata chiamata “La Rivoluzione dei Gelsomini”, una protesta che coinvolse la popolazione e che con l’Egitto ed altri Stati, rientra nella più generale Primavera Araba. Nel paese, la rivolta condusse alla caduta del regime di Ben Alì, al potere da 23 anni. L’anno seguente, il 2011 si tennero le prime elezioni democratiche che diedero vita alla formazione di una Costituente con una prevalante linea islamista di cui l’Ennahda, il primo partito tunisino, ne è espressione. Una delle conseguenze della vittoria di Ennahda, è stato un rinnovato fervore religioso, divenuto contagioso per la popolazione; così nelle strade cittadine si è tornati ad indossare il burqa ed il velo islamico.

Ma dopo tre anni le divisioni interne, sono tornate a farsi sentire e la formazione Nida Tounes, laica e progressista ha raccolto attorno a sé, gruppi di moderati ma anche i delusi di sinistra ed appartenenti al vecchio regime, per bloccare l’islamismo estremo. In ballo ci sono nuove presidenziali per restituire importanza alla figura del presidente, la cui figura per effetto della nuova costituzione, è stata ridimensionata mettendo in risalto il ruolo del primo ministro. L’obbiettivo è quello di ottenere risultati considerevoli nelle succesive elezioni legislative.

Il dissenso a Tunisi è crescente, ci sono spesso manifestazioni civili e le forze dell’ordine sono sempre all’erta; in città si vedono spesso barriere e filo spinato, e talvolta, giungono voci di possibili disordini ma questo è un altro dei sintomi che la Tunisia così come la Libia, non hanno raggiunto quelll’equilibrio politico che serve a dare stabilità interna ai paesi ed è propedeutico alla riapertura di un dialogo fruttuoso con l’Occidente.

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