A Bruxelles per il vertice europeo

Il nuovo punto di riferimento del Pse – La storica vittoria di domenica alle elezioni europee di Matteo Renzi, fanno del Partito democratico il punto di riferimento del Partito socialista europeo. Un movimento che non è riuscito neanche questa volta, in tutti i 28 Paesi dell’Unione europea, ad ottenere una maggioranza rispetto al Partito popolare europeo. I progressisti hanno fatto bene in Italia, Portogallo, Germania, Malta, Romania, Svezia e Regno Unito, ma nelle altre nazioni, soprattutto in Francia e Spagna, c’è stato un arretramento preoccupante del partito di centrosinistra. In particolar modo la debacle di Hollande ha costretto i socialisti a stare dietro ai popolari di Juncker. Una situazione preoccupante per i progressisti, ma Renzi potrebbe approfittare della vicenda per imprimere la svolta che ha già dato al Pd in Italia negli ultimi mesi. È lui, infatti, il nuovo punto di riferimento in Europa del Pse e quindi oltre ad avere il compito di far cambiare verso ai colleghi europei, la sua parola sarà determinante nei rinnovati assetti delle istituzioni europee e dei futuri obiettivi del vecchio continente.

“Cambiare l’Europa” – Durante il vertice a Bruxelles con gli altri Capi di Stao, il Presidente del consiglio italiano ha subito rilasciato dichiarazioni che fanno pensare ad un’inversione di tendenza rispetto al recente passato. “L’Europa ha parlato con un linguaggio molto duro rispetto anche alle aspettative di tanti. In Italia abbiamo qualche responsabilità in più: la più alta affluenza al voto ed il nostro, il mio, partito, che ha ottenuto il maggior numero di voti in termini assoluti. Un risultato significativo. Oltre 11 milioni di voti sono un risultato significativo, che hanno sconfitto il populismo ma hanno chiesto di cambiare l’Europa”. La riunione nella capitale ideale europea è servita anche a confrontarsi sulle personalità che dovranno occupare le nuove postazioni comunitarie. Alcune difficoltà nel trovare un punto in comune, ma il Consiglio ha dato mandato al presidente Ue Herman Van Rompuy di avviare le consultazioni con il Parlamento, che porteranno alla nomina del prossimo presidente della Commissione.

L’idea Letta nel piano Renzi – Difficile che il lussemburghese ottenga una maggioranza per governare e così ci dovrebbe provare, nelle prossime settimane, anche Martin Schulz a trovare i numeri necessari. Se dovessero fallire i due principali competitor, le altre ipotesi sono il polacco Tusk, il finlandese Katainen e l’irlandese Kenny. Se, però, non si dovesse trovare un accordo su questi nominativi, potrà essere Matteo Renzi, forte dei numeri di domenica, a dire la sua e a scoprire le proprie carte per ri-lanciare l’Unione europea. Al momento il premier non si sbilancia e dichiara che “i nomi vengono dopo l’accordo su ciò che dobbiamo fare. Prima vengono le cose da fare, gli argomenti su cui trovare un equilibro, poi i nomi”. In realtà l’ex sindaco di Firenze ha già una sua soluzione all’ingarbugliata situazione e si chiama Enrico Letta. A sorpresa potrebbe essere il predecessore di Renzi a Palazzo Chigi il nome da spendere per presiedere la Commissione europea. Staremo a vedere come si evolverà il tutto, ma nel frattempo Matteo Renzi, approfittando del viaggio a Bruxelles, si è recato in segno di rispetto e solidarietà al museo ebraico belga, teatro sabato di un violento attentato in cui hanno perso la vita quattro persone. Tramite Twitter il Presidente del consiglio ha mostrato una sua foto con il premier belga Di Rupo e il Presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici e ha scritto: “A Bruxelles per il vertice Ue ho reso omaggio alle vittime della strage di sabato al museo ebraico del Belgio #maipiù”.

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