In Ucraina il “dopo elezioni” si tinge di rosso

A Donetsk, nell’est Ucraina, i combattimenti fra i separatisti pro Mosca ed i filogovernativi di Kiev non cessano. Ieri, un altro giorno di guerra con una stima delle vittime, che s’aggira attorno al centinaio di morti, di cui una metà sono civili. Secondo quanto riferito da uno dei leader separatisti, i cadaveri non possono essere recuperati perché si è sempre sotto il tiro dei cecchini ed è stato gridato che si “tratta di un crimine contro l’umanità”.

Domenica 25, mentre erano in corso le elezioni presidenziali, a Kiev sono arrivati i genitori del giornalista Andrea Rocchelli, ucciso insieme al suo interprete Andrei Mironov, sotto le bombe. Il Ministro degli Esteri Federica Mogherini, ha dichiarato che le salme dei due uomini hanno lasciato Sloviansk e che mentre la salma dell’interprete russo sarà consegnata al consolato russo di Kharkiv; quella di Rocchelli sarà portata a Kiev, e da qui partirà alla volta dell’Italia. E nel colloquio, che il Presidente russo Vladimir Putin ha avuto con il Premier Matteo Renzi, riconoscendo la grande vittoria dell’Italia alle Europee, ha però sottolineato come sia necessario “porre fine immediatamente all’operazione militare punitiva nelle regioni sud-orientali e di stabilire il dialogo pacifico tra Kiev e i rappresentanti delle Regioni”. Putin ha voluto parlare con Renzi, visto il nuovo asse che si presenta all’Europarlamento, un asse italo-tedesco, in cui i due maggiori partiti del paese e di governo, sono quelli che indicheranno le future linee europee. E L’Ue è partner importante, al tavolo delle trattative tra Kiev e la Russia, insieme agli Stati Uniti.

Per bocca del Ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, è stato ancora una volta chiarito, che Mosca, ha grande rispetto per il voto degli ucraini alle presidenziali di domenica scorsa, che hanno eletto l’oligarca Petro Poroshenko come loro nuovo presidente, ma ricorda anche di tenere a mente, gli accordi firmati a Ginevra, dove si è preso un attivo impegno al dialogo, al rinnovo degli organi interni del paese; al rispetto delle minoranze russofone ed alla cessazione della violenza. Lavrov ha detto: “Ci preoccupa molto non solo che le elezioni si sono svolte sullo sfondo delle azioni militari, ma anche che subito dopo il voto è stato dato l’ordine di intensificare la cosiddetta operazione anti terroristica”.

Da parte sua, Poroshenko, non sembra avere intenzione di interrompere le azioni militari nell’est del paese e di voler procedere contro gli insorti a Donetsk e Lugansk, con l’adozione di una formula nuova, “più efficiente” e che “va condotta nel periodo di tempo più breve possibile” con le forze militari meglio equipaggiate. Il presidente ucraino ha dichiarato che “l’Ucraina è in Europa” ed ha tra le sue priorità, la fine del conflitto e l’integrazione con l’Unione Europea. Il “re del cioccolato” ha intenzione di fare il suo primo viaggio da Capo di Stato, partendo dall’est dell’Ucraina, dove il voto è stato bloccato dai filorussi dell’auto proclamata “Novorossiya”, i quali hanno impedito l’apertura dei seggi sia a Donetsk, sia a Lugansk.

I separatisti, però non rifiutano a priori il dialogo con Poroshenko ma vogliono la presenza di mediatori, tra cui ci devono essere anche i russi; così si è espresso il leader dei ribelli, Denis Pushilin. Ma una tale opportunità di confronto tra le parti, non ha impedito ai separatisti di imporre la legge marziale nella repubblica di Donetsk per “ripulire la regione dalle unità militari ucraine” ed a Kiev, di riprendere l’offensiva contro i filorussi. Sette elicotteri militari e quattro caccia hanno colpito l’aeroporto di Donetsk, sono le forze ucraine in azione, e già si parla di una trentina di morti. Gli scontri avvengono anche nella stazione ferroviaria della città, dove i ribelli sono armati di lanciagranate anticarro e armi automatiche.

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