Siria: liberato cooperante italiano, ma non si hanno certezze su Padre Dall'Oglio

Ieri, il Premier Matteo Renzi, reduce dalla vittoria alle Europee, ha avuto anche la gioia di poter comunicare alla famiglia Motka, che il figlio Federico, rapito nel Nord della Siria l’anno scorso, era stato liberato. E stamattina il ragazzo, finalmente, ha potuto riabbracciare i propri cari, appena atterrato all’aeroporto di Ciampino. Qui, è stato accolto dal Ministro degli Esteri, Federica Mogherini, che ha pronunciato un ringraziamento verso “tutti coloro che hanno lavorato per la felice soluzione del caso e in particolare l’Unità di crisi della Farnesina e i nostri servizi di sicurezza, e la famiglia per la fiducia di mostrata nelle istituzioni italiane”.

Federico Motka, è un cooperante italo-svizzero, che coordinava gli interventi umanitari per conto di una Ong (Organizzazione Non Governativa) tedesca ed in precedenza aveva lavorato in altre zone a rischio, come l’Afghanistan. Il 12 marzo del 2013, è stato rapito ad Atmeh, Siria, insieme ad un altro cooperante di nazionalità francese di cui tuttavia  non si hanno ancora notizie. La sua liberazione è avvenuta ieri, vicino al confine turco. Prima del suo rientro, il giovane è stato preso in consegna dall’esercito turco e ricoverato per un check-up sanitario, in ospedale.

Resta nelle mani dei rapitori, invece il Padre gesuita, Paolo Dall’Oglio, che lo scorso 29 luglio è stato sequestrato dai miliziani qaedisti. In quest’ultimo periodo, però è cresciuta l’apprensione per la sorte del religioso poiché dalle testimonianze di un attivista, Abu Ibrahim al Raqqawi – che ha denunciato i crimini commessi dai gruppi estremisti islamici nella città di Raqqa, il luogo dove è stato sequestrato Dall’Oglio – il gesuita sarebbe stato assassinato a poche ore dal suo rapimento dal comandante delle milizie, Kasab al Jazrawi.

L’attivista ha tirato in ballo un altro testimone, un militante islamico che era presente all’esecuzione ma ha taciuto per il timore d’essere eliminato. L’attivista al Raqqawi ha riferito che la sua fonte avrebbe dichiarato, che Dall’Oglio aveva tentato di mettersi in contatto con i vertici islamisti che controllavano la città ma alla fine, tratto in arresto dal comandante saudita, è stato sottoposto a processo e giustiziato poche ore dopo. Tuttavia, sino ad oggi, non ci sono conferme su quanto riportato dai testimoni e lo ha ribadito anche Rami Abdel Rahman, Presidente dell’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani; anzi secondo le informazioni in loro possesso, il gesuita sarebbe ancora vivo ed i sequestratori avrebbero intenzione di aprire un dialogo per trattare le condizioni del rilascio. Inoltre, le voci sull’uccisione di padre Dall’Oglio, sono già state diffuse in precedenza dai gruppi rivali delle varie formazioni islamiste, che lottano per avere il controllo dei territori sottratti all’esercito di Bashar al Assad. Tra questi ci sono Isis, Fla ed altri gurppi islamici moderati e con impronta filooccidentale. Ma la guerra tra i ribelli ha ridato potere al Raiss della zona che ha in mano tutta la Siria occidentale, ad esclusione di Aleppo. Nel Nord ci sono i ribelli curdi e nell’est c’è l’anarchia. Una volta, che la situazione è degenerata e gli islamisti si sono resi autori di torture, esecuzioni sommarie, sino alla crocifissione dei dissidenti, gli estremisti vicini ad Al Qaeda sono stati abbandonati dai gruppi che prima li sostenevano. La narrazione sull’assassinio di Dall’Oglio, va letta all’interno di questo contesto, in cui la propaganda si mescola ai fatti reali, e quindi non si ha alcuna prova concreta che il gesuita sia stato ucciso.

Nel resto del mondo, invece, sono ancora quattro gli italiani tenuti prigionieri: Giovanni Lo Porto, cooperante palermitano rapito in Pakistan nel gennaio 2012 insieme ad un collega tedesco; Gianluca Salviato, un tecnico, rapito lo scorso marzo in Cirenaica; ed i sacerdoti Giampaolo Marta e Gianantonio Allegri, che nell’aprile di quest’anno sono stati sequestrati in Camerun.

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