Digitale, Cultura e

L’idea della nostra Penisola proiettata in un futuro lontano è certamente distopica. Tre sono le situazioni che stanno cambiando velocemente il mondo e nel mondo e di cui l’Italia non riesce a tenere il passo, rischiando di perdere un treno importantissimo.

La prima riguarda il digitale e le tecnologie all’avanguardia. Il Bel Paese purtroppo non è protagonista in questo scenario anche se alcuni giovani ricercatori nei principali Politecnici e nelle più importanti Università stanno lavorando a progetti incredibili, i fondi per la ricerca sono sempre meno e le menti migliori ricevono contratti molto più appetibili all’estero. Inoltre, c’è un divario tra il mondo universitario, quello del lavoro e del mercato che per colmarlo si dovrebbe al più presto supportare e incentivare i tanti spin off partiti negli ultimi anni, in particolar modo, nel settore informatico e biomedico. Alcuni esempi di eccellenza ci sono già: Marco Rizzuto e Giovanni Greco (Politecnico Milano) stanno perfezionando il modello base di Fabtotum una stampante in 3D che scansiona, stampa e taglia, questa macchina può prendere un oggetto e poi riprodurlo in un altro materiale; Fabrizio Tamburini (Università di Padova), lo scopritore del “vortice ottico”, ha messo a punto Twist Off, un tipo di banda larghissima; alla Wearable Robotics della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa Fabio Salsedo sta progettando un esoscheletro robotizzato e indossabile, in grado di supportare i movimenti di arti superiori e inferiori; sei ricercatori di Lecce stanno elaborando Adam, un software in grado di delineare in maniera precisa i gliomi cerebrali.

La seconda situazione coinvolge la cultura. In questo caso l’Italia ha delle micro realtà che offrono un ventaglio di proposte interessanti e variegate, ma spesso non coordinate tra di loro e lasciate al buon senso e al singolo organizzatore. La parola “cultura” non è né vista né trattata ancora come volano di economia e crescita nazionale. La nostra idea di cultura non si relaziona o si relaziona solo in parte con le aziende produttive e la tecnologia. Pensiamo alle nostre scuole che hanno ancora un’impostazione culturale tradizionale e si basano principalmente sul fattore umano e non sull’innovazione, la tecnologia e la creatività.

La terza situazione è quella dei prodotti “Made in Italy” in questo senso abbiamo un’abitudine consolidata di comunicazione con i paesi occidentali ma stentiamo ancora a decollare nei paesi economicamente più importanti adesso nel mondo, Brasile, Russia, India, Cina. E’ necessario fare uno sforzo per una nuova fase di crescita che sarebbe anche impulso di occupazione sulle piccole e medie imprese italiane originali e artigianali per consolidarle e renderle capaci di sfruttare le nuove tecnologie. Insomma, l’Italia del futuro dovrebbe, senza mai perdere di vista il proprio bagaglio culturale e tradizionale, sfruttare Internet, le nuove scoperte tecnologiche, il proprio Made in Italy in un’ottica d’innovazione. Per fare questo però ha bisogno d’investimenti e di una programmazione sinergica che coinvolga i vari settori e le diverse istituzioni. Saremo capaci di tutto ciò?

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