Ucraina. Si vota per le Presidenziali mentre la guerra civile è in atto

Vladimir Putin, il Presidente russo, era al Forum Economico, tenutosi a San Pietroburgo quando si cercava di comprendere cosa sarebbe accaduto oggi in Ucraina, chiamata a votare il nuovo presidente. Putin ha candidamente dichiarato che “non ci sarà una nuova guerra fredda. Non ho intenzione di resuscitare l’Urss, è un’impressione sbagliata, non corrisponde alla realtà” e la Russia non vuol ostacolare il percorso di voto e “rispetterà la scelta del popolo ucraino”. Le parole del Presidente russo, erano dirette sia ai separatisti filorussi delle regioni dell’est del paese, sia ai paesi occidentali, a cui Putin ha indirizzato queste parole: “Usa e Canada sono un po’ troppo lontani per esprimere un interesse così consistente sull’Ucraina, dove non hanno interessi nazionali come la Russia” e subito dopo, ha rilanciato l’accusa contro l’Occidente di non aver saputo agire diplomaticamente “sostenendo un colpo di stato”. Dichiarazioni pesanti, che se da un lato dovevano servire a rassicurare i separatisti sull’amore di Mosca per loro, dall’altro lato, hanno dato il placet alle odierne elezioni ma con un monito rivolto all’eccessiva ingerenza negli affari di casa, a Stati Uniti ed Ue.

Oggi in Ucraina i seggi sono aperti e gli aventi diritto al voto sono circa 35,5 milioni, che dovranno eleggere il successore del deposto Viktor Yanukovych, l’ex presidente amico di Mosca. La campagna elettorale ha visto il duello tra il “re del cioccolato” Petro Poroshenko, aperto all’Occidente; il quale dai sondaggi è dato per favorito tanto che potrebbe stracciare di netto, nei risultati, Yulia Tymoshenko la “Lady di ferro” della rivoluzione arancione.

Ad est, frattanto, le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, si sono unite in un nuovo stato denominato Nuova Russia. La scelta del nome, è volutamente filo russa e vuol certificare la volontà di esser annessi. L’uso di un termine che rimanda all’impero zarista, con cui si denominava il sud-est dell’Ucraina, non lascia adito a dubbi. I separatisti, hanno sotto controllo il grosso delle commissioni elettorali del distretto dell’est ed hanno annunciato che da loro non si voterà per un presidente considerato illegittimo. Alcuni dei seggi, già ieri, erano stati chiusi con la forza. I sigilli ed i bolli elettorali sono nelle mani degli insorti ed il loro capo, Roman Liaghin, ha detto che a Donetsk non si voterà. Kiev ha messo a punto la sua controffensiva, decidendo di schierare 75 mila uomini per far si che le operazioni di voto, non vengano ostacolate. Il problema è che oramai la guerra civile è esplosa e i numeri dei morti e delle vittime, non si fermano ma sono in aumento. Oggi ci si aspettano scontri e nuove provocazioni tra filorussi e governativi. Nell’ultima settimana ci sono già stati altri dieci morti.

Ed infatti, giunge in queste ore, l’agghiacciante notizia che tra le vittime, ci sarebbe anche un fotoreporter italiano, ucciso negli scontri a Sloviansk. Le fonti dicono che la vittima è Andrea Rocchelli, un uomo di ventinove, di Piacenza, che lavorava per Cesura.it ed era uno tra i fondatori del collettivo fotografico Cesuralab. Il giornalista sarebbe morto quando si trovava in compagnia di un collega francese, William Rougelon, e con l’interprete russo. Il francese, rimasto ferito e trasportato in ospedale sta bene ma l’interprete ed il giornalista italiano, sono deceduti. L’episodio sarebbe accaduto nel tardo pomeriggio di ieri. Il Ministero degli esteri italiano, tramite l’appoggio dell’ambasciata italiana a Kiev, sta tentando di ricevere notizie dettagliate, ma vista la tensione sul posto, avere informazioni risulta essere difficoltoso.

Dalle informazioni recuperate sin ora dalla Farnesina, i giornalisti sarebbero rimasti colpiti da un colpo di mortaio, caduto su una linea del fronte a sud di Sloviansk, assediata dai filorussi e tenuta sotto tiro dalle forze militari di Kiev. Questo quanto, è stato testimoniato anche dal sopravvissuto giornalista francese, Roguelon. Il quale ha affermato alla France Press, in un’intervista telefonica, che lui insieme a due colleghi erano scesi dall’auto un attimo prima che iniziassero a piovere bombe. Il francese ha detto: “Prima abbiamo sentito colpi di kalashnikov che fischiavano. Poi sono piovuti i colpi di mortaio tutt’intorno. Hanno aggiustato il tiro e un colpo è piombato in mezzo al fossato” il luogo dove avevano trovato riparo. Il giornalista è riuscito a raggiungere l’ospedale locale ma da quel momento non ha più avuto notizie sulla sorte dei due colleghi. Ricorda solo di averli visti a terra, immobili.

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