Il rinnovo dell'Europarlamento tra astensionismo ed euroscetticismo

La tornata elettorale per il rinnovo dell’Europarlamento, si è aperta il 22 maggio con Irlanda, Gran Bretagna e Paesi Bassi, che tradizionalmente votano il giovedì. Domenica 25 maggio, domani, sarà il turno di tutti gli altri stati membri dell’Unione con un numero di elettori chiamati ad esprimersi, di oltre 300 milioni. Il toto voto è già partito, sono già stati resi noti, i primi sondaggi  per gli stati che hanno votato, ma lo spoglio inizierà dopo le 23,00 di domenica ed i risultati si avranno netti e chiari, lunedì 26 maggio.

Sul piatto ci sono i governi che fanno ancora i conti con la crisi, l’emergenza lavoro, i problemi sociali, le crisi legate ai paesi in guerra, vedi Ucraina e vedi crisi libica; i rapporti con l’America, e le incomprensioni tra gli stessi stati membri, con una Germania che domina, ed altri paesi come Spagna, Italia, Grecia e Portogallo che s’affannano nella ripresa economica ma che devono fronteggiare gli stop dettati dall’Unione. In mezzo a tutto questo, la lotta tra europeisti convinti ed euroscettici. Ieri si è chiusa la campagna elettorale italiana su cui si è scritto copiosamente e su cui non ci esprimeremo perché la strada da seguire, la deciderà il voto. Ma dato che in alcuni paesi dell’Europa il voto è già stato dato, i sondaggi che sono analizzati dai politologi e dagli addetti ai lavori in queste ore, dicono che l’astensione e quindi la totale sfiducia verso i partiti ed i movimenti politici sul campo, è in forte crescita. Molti dei cittadini europei non sono andati a votare e non ci andranno, perché convinti che non cambierà nulla. Deriva preoccupante questa, insieme all’orda degli euroscettici che vogliono rivoltar l’Europa come un calzino, e che avanzano. Ma diamo un’occhiata al quadro parziale.

Nel Regno Unito, per i comuni mortali, la Gran Bretagna, secondo i sondaggi, l’UK Indipendence Party di Nigel Farage, è destinato ad avere un’impennata nei risultati, surclassando liberali, laburisti e conservatori. Farage è quasi uno showman, che sa stare sul palcoscenico della politica. Scampato ad un incidente aereo nel 2010, ha superato dei brutti scandali nel suo percorso da europarlamentare; giochetti sul percepimento di indennità, assunzione di moglie e amante, pagati dal contribuente. Dalla sua, la battaglia contro bulgari e rumeni immigrati e la volontà di far uscire l’Inghilterra dall’Ue.

Il Nord Europa, vede al momento, sempre secondo le prime proiezioni dei dati, l’Olanda e l’Austria dove gli euroscettici non sembrano avanzare. La Danimarca con il Partito dei Veri Finlandesi, anche questi euroscettici, che non dovrebbe superare il 15% mentre il Partito del Popolo Danese, è attualmente in testa e dovrebbe superare il 10%. I Paesi dell’Est, in Europa da 10 anni, non sembrano esser stati contagiati dall’euroscetticismo a parte alcune eccezioni. In Polonia il Partito Legge e Giustizia, di Jaroslaw Kaczynski, ultraconservatore, è in situazione di parità con il centrodestra del premier Donald Tusk. Nella Repubblica Ceca, il partito di Andrej Babis, imprenditore, sembra volare oltre il 20%. E l’Ungheria fornisce i dati della campagna contro l’Euro. Il Fidesz del Premier Viktor Orban, che fa parte del PPE (partito Popolare Europeo) proprio per la campagna contro Bruxelles dovrebbe prendere più del 50% dei consensi; al secondo posto, il partito di estrema destra con Jobbik al comando.

E veniamo alla Grecia, bastonata dal tracollo economico e dalla corruzione interna al potere. Uno stato che lentamente sta tentando di tornare alla vita normale ma dove gli scioperi, la disoccupazione e la povertà, non sono stati cancellati dall’agenda di governo; dove corre per la presidenza della Commissione Europea, Alexis Tsipras che potrebbe riuscire a diventare con il partito Syriza, il primo del paese, battendo i conservatori del partito Nuova Democrazia, guidati da Primo Ministro, Antonis Samaras. Tsipras è uno dei contestatori dell’attuale Europa pur se ha moderato i toni da euroscettico.

Il Front National di marine Le Pen, in Francia, è in posizione principale rispetto al centrodestra ed ai socialisti di Hollande. Il Front National, partito di estrema destra, è convinto sull’uscita dall’euro ed è riuscito a creare una federazione di partiti euroscettici di altri paesi per far fronte comune nel prossimo Parlamento Europeo. Tra questi confederati, ci sono: il Partito della Libertà olandese, la FPO austriaca, gli indipendentisti fiamminghi in Belgio, i Democratici di Svezia e la Lega Nord dell’Italia. Qualora, il partito di Le Pen vincesse le europee, sarà chiesto al presidente Hollande di sciogliere l’Assemblea Nazionale.

In Germania, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, il partito neonazista, potrebbe avere qualche eurodeputato, ma che l’europeismo tedesco sia giunto al capolinea, è dato dall’abbraccio dell’euroscetticismo del Partito Cristiano-Democratico bavarese, la CSU, gemellato con la CDU. Però, il partito che sarà il primo anti-Bruxelles ad entrare in parlamento, è Alternative for Deutschland, movimento nato dopo il salvataggio della Grecia, che vuol vedere l’uscita dalla zona euro dell’Europa del Sud, percepita come parassitaria e troppo costosa per la virtuosa Germania.

Questi sono i rilievi dei dati forniti dai sondaggi, ma la partita è ancora tutta da giocare, sebbene da una prima e parziale lettura, l’Europa del post elezioni, dovrà superare molti ostacoli e riflettere attentamente sul percorso compiuto e su quello, che è sotto gli occhi di ogni cittadino europeo, è andato storto.

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