Thailandia, le conseguenze per il paese dopo il colpo di stato

Giovedì, in Thailandia, è stata introdotta la legge marziale, si è formata una nuova giunta militare che ha preso in mano le redini del potere. A seguire, le carte sono state scoperte ed è stato annunciato il colpo di stato, è stato vietato l’espatrio a 155 esponenti politici, e tra essi, figura il nome dell’ex Primo Ministro Yingluck Shinawatra, attualmente in esilio. Emesso anche un ordine di comparizione a loro carico, di fronte alla giunta militare, previsto per stamattina a Bangkok. Il Segretario di Stato americano John Kerry ha chiesto “il sollecito ritorno alla democrazia” altrimenti “ci saranno implicazioni negative nelle relazioni tra Stati Uniti e Thailandia, specialmente per quanto riguarda i rapporti con i militari thailandesi”. Tra le misure applicate dai militari, le più gravi sono la censura all’informazione con il divieto ai media di trasmettere notizie sul paese; e la dichiarazione  della legge marziale, ha di fatto, imposto i presidi sul territorio da parte dell’esercito. La giunta golpista, dopo aver dato l’ordine d’impedire l’espatrio ai 155 politici ha convocato sempre per oggi, più di 100 i rappresentanti dei maggiori gruppi politici, che fanno parte del partito democratico d’opposizione e dell’ex partito governativo Puea Thai.

Secondo quanto dichiarato dai golpisti, il potere è stato preso “per ripristinare l’ordine e spingere per il raggiungimento di riforme politiche”. Queste le parole di Prayuth, il generale che per televisione ha proclamato la legge marziale con i soldati ed i carri armati che avevano già occupato Bangkok. All’inizio anche se tutti sapevano che era il contrario, era stato detto che non si trattava di un colpo di stato. Ma solo perché prima si volevano far sedere insieme i filogovernativi e gli antigovernativi e dopo aver preso atto che non poteva esser raggiunto un accordo, allora i militari hanno annunciato il golpe.

Si tratta del dodicesimo colpo di stato dal 1932 ad oggi. Sono state effettuate numerose perquisizioni ed arresti in tutte le città, prendendo di mira chiunque sia sospettato d’essere filo-governativo. Le televisioni e le radio trasmettono proclami inneggianti al patriottismo, ed i social rischiano d’essere bloccati. Oltre alla legge marziale, è entrato in vigore il coprifuoco notturno e le strade sono deserte. Non ci possono essere raduni politici con un numero superiore alle cinque persone; la costituzione è stata sospesa e con essa ogni diritto di esercizio democratico.

Ma le camicie rosse filo-governative thailandesi, hanno fatto sapere via Twitter che ci saranno delle rappresaglie; il gruppo è fedele all’ex premier Thaksin Shinawatra, deposto a sua volta, da un altro golpe, nel 2006. Da allora, la lotta per il potere non è mai finita e con gli scontri ed i disordini, iniziati alla fine dello scorso anno, che hanno visto di recente, la rimozione di Yingluck Shinawatra, era scontata la presa di potere da parte dei militari ed il conseguente stallo della democrazia.

Quando nel 2006 fu deposto Thaksin Shinawatra, un uomo ricchissimo sostenuto dalla classe rurale del Nord ed osteggiato dalla classe media di Bangkok, si sapeva che l’equilibrio non sarebbe durato. Dopo che nel 2010, l’esercito intervenne per reprimere le proteste delle camicie rosse legate a Thaksin che frattanto, era già stato esiliato, ci furono 90 morti sul campo. Si tornò al voto e vinse la sorella dell’ex Premier Yingluck Shinawatra e da qui partirono nuovi dissensi, nel 2013, da parte del del Pdrc, il movimento che osteggia la famiglia Shinawatra e teme il ritorno di Thaksin.

La scorsa settimana, si andati avanti per via giudiziaria e la corte costituzionale ha rimosso la Premier Yingluck, accusata di aver abusato del suo potere per rimuovere il capo della sicurezza. Dopo la condanna, la Thailandia è andata incontro ad una nuova fase di destabilizzazione con un primo ministro ad interim considerato illegittimo ed i tentativi del Senato di procedere ad una nuova nomina. La città di Bangkok è stata occupata dalle due fazioni dei filo-governativi e degli anti-governativi, con il pericolo di un’imminente guerra civile e i morti che aumentavano di giorno in giorno. Vista la precaria stabilità, c’è stato il falso tentativo di aprire al dialogo, con la reale intenzione di attuare il golpe attuale con la presa del potere da parte di Prayuth.

Thailandia, le conseguenze per il paese dopo il colpo di stato

Il problema che si ha di fronte è serio, in quanto l’economia turistica thailandese rischia d’esser sopraffatta dagli ultimi avvenimenti, avendo anche un congruo sostegno negli investimenti stranieri. La reazione della popolazione e dei turisti, si è espressa per l’ennesima volta attraverso i Twitter, un fenomeno di proporzioni globali che  da tempo, agisce come arma di protesta in ogni crisi: politica, economica, sociale e nelle situazioni di guerra. Molte ragazze si sono fatte fotografare con l’Hashtag #nocoup e tanti giovani con i turisti ed i militari per strada hanno fatto Selfie per diffondere il dissenso.

Altri Hashtag come #thaicopu; #thailandcoup e #freethailand sono stati creati come canali d’informazione per aggiornare il pianeta su ciò che sta accadendo.


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