La nave della legalità per invertire la rotta dell’Italia

In memoria di Falcone e Borsellino – “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Questa parole pronunciate da Giovanni Falcone, sono ormai impresse nella memoria dei siciliani e in generale degli italiani che non vogliono dimenticare o arrendersi alla criminalità organizzata. Lo sono oggi più che mai, perché come ogni anno si commemorano i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel ventiduesimo anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Un’occasione, come sempre, festeggiata nella città di Palermo in cui sono arrivati questa mattina 1.500 studenti da scuole di tutta Italia e anche dall’estero, a bordo della “nave della legalità” partita ieri da Civitavecchia. I ragazzi sono stati accompagnati durante il viaggio dal Presidente del Senato Pietro Grasso, dal Ministro dell’istruzione Stefania Giannini, dalla Presidente della commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi, dal Procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti e dalla Presidente della Rai Anna Maria Tarantola.

Napolitano invita a “prevenire la corruzione” – Una traversata, quella di studenti ed istituzioni, benedetta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ieri sera da Civitavecchia, prima che la nave salpasse, ha voluto spendere alcune parole in ricordo di Giovanni Falcone e della lotta contro le mafie: “Nella lotta alla criminalità organizzata è indispensabile prevenire la corruzione, principale fonte della debolezza verso la mafia”. Un evento ormai diventato un classico, sia per ricordare i giudici assassinati da Cosa nostra sia per riflettere sul concetto di legalità. Proprio su quest’ultimo aspetto si è soffermato il Presidente Grasso, il quale non ha potuto evitare di parlare dello scandalo Expo ricordando la prontezza dello Stato nell’intervenire sulla vicenda. Nei vari incontri che si sono tenuti sulla nave nella nottata, il tema della legalità ha avuto un ruolo di primo piano. Del resto non potrebbe essere altrimenti, considerando la stretta attualità del Paese. Ogni giorno scandali su scandali riempiono pagine di giornali e occupano servizi televisivi o web. Non c’è un campo specifico in cui si verificano. Dalla politica alla finanza, passando per l’imprenditoria e tutti gli altri settori nazionali.

Il nuovo italiano che sorride all’illegalità – È un malcostume tristemente diffuso nello status dell’italiano del nuovo millennio. Non tutti, sia chiaro, ma sempre un numero più consistente di cittadine e cittadini ormai vedono, ad esempio, nelle forze dell’ordine un nemico, qualcuno da sconfiggere. Gli esempi, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti. I recenti fatti di Roma e la macabra moda degli ultras di inneggiare all’assassino dell’ispettore Filippo Raciti, sono un segnale di un preoccupante cambio di direzione nel tessuto sociale italiano. Che cosa siamo diventati e per quale motivo siamo più inclini all’illegalità, piuttosto che alla legalità? Toccherebbe rispondere ad un sociologo, ma non ci vuole molto a notare che viviamo in una società fortemente cinica, dove nonostante i nuovi mezzi di comunicazione ci forniscono più informazioni, paradossalmente, siamo meno informati rispetto al passato. Il perché lo si nota in un’istruzione sempre più compromessa e nello status di decadenza in cui versano le scuole. A tutto questo, inoltre, si deve aggiungere il ruolo del piccolo schermo che spesso e volentieri manda in onda fiction sul fenomeno mafioso e mostra i vari boss come se fossero degli eroi, personaggi da emulare. Probabilmente Falcone e Borsellino non avrebbero immaginato un futuro del genere, ma per cercare di invertire la rotta è necessario uno Stato credibile (che non vuol dire giustizialista) ed un investimento corposo in cultura e istruzione. Senza questi pilastri non si va molto lontano e nei prossimi anni si potrebbe fare fatica anche a percorrere la tratta Civitavecchia – Palermo.

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini” (Giovanni Falcone)

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