Carlo d'Inghilterra, l'infelice battuta su Putin e la crisi in Ucraina

Carlo, l’erede al trono d’Inghilterra e Camilla, la sua consorte, sono stati in Canada, per una visita di quattro giorni. Si trovavano al Museo dell’Immigrazione di Halifax durante un ricevimento di veterani della Seconda Guerra Mondiale, quando una signora di 78 anni Marienne Ferguson, è stata presentata loro. La donna, una custode volontaria del Museo, è ebrea polacca ed è una delle sopravvissute alla Shoah, perché riuscita a fuggire in Canada nel 1939. Molti dei parenti della signora, invece non ce l’hanno fatta. Marienne Ferguson ha fatto da cicerone al Principe Carlo e a Camilla, e mentre stavano per concludere la visita, la signora Ferguson narrava della sorte dei suoi cari e della sua venuta in Canada. È stato in quel momento, che Carlo ha detto: “E ora Putin sta facendo lo stesso di Hitler”. La frase udita anche da altri testimoni, è stata poi riportata dal Daily Mail, ed oltre a fare il giro del mondo, susciterà polemiche, visto che è stata in un certo senso violata, l’impeccabile eleganza diplomatica di stile British.

Ma quello che più di tutto colpisce, è che Carlo, impressionato dal racconto della Ferguson, abbia comparato la situazione in cui vive l’Ucraina, con quella della Germania nazista; ed abbia paragonato gli atteggiamenti di Vladimir Putin, a quelli di un dittatore. E ci si chiede anche cosa accadrà il prossimo mese, durante le celebrazioni del D-Day in Francia, dato che Carlo in quell’occasione, incontrerà il Presidente russo. Un portavoce dei reali, ha dichiarato che Carlo “non commenta conversazioni private”.

In Ucraina, frattanto, il ristabilimento degli equilibri interni ed i rapporti diplomatici internazionali, non sono affatto buoni. I filorussi, circa 40 uomini armati, hanno attaccato un posto di blocco dei governativi di Kiev, vicino a Sloviansk, ma non ci sono state vittime e l’attacco è stato respinto. Un altro attacco c’è stato vicino a Izium, nella regione Kharkiv, condotto sempre dai separatisti. Ma questi ultimi, a loro volta, hanno denunciato assalti da parte dell’esercito ucraino a Semenivka. L’est dell’Ucraina è sotto costante pressione e il Presidente della Commissione Europea, Josè Barroso, in una missiva indirizzata a Putin ha scritto: “La fornitura di gas non deve essere interrotta, conto sulla Russia perché mantenga i suoi impegni, è responsabilità di Gazprom assicurare le consegne di gas come stabilito dai contratti con le società Ue”.

La minaccia fatta da Mosca, di “chiudere i rubinetti del gas” all’Ucraina, se entro il 2 giugno non sarà effettuato il pagamento delle forniture, è ancora argomento di trattative ed ultimatum. L’Ue insieme agli Stati Uniti premono con le sanzioni già in vigore, affinché la Russia dopo aver ritirato le truppe dai confini ucraini, non continui a fomentare la rivolta e la speranza dell’est russofono al distacco e all’annessione. I separatisti filorussi, accusano Kiev di non rispettare le scelte emerse dal referendum plebiscitario di qualche settimana fa, e vogliono che la loro sovranità di “Repubblica Popolare” sia fatta valere, insieme alla possibilità di andare con Mosca.

Kiev, accusa la Russia di gettare nel caos le regioni per un avanzamento nei territori ucraini. Ed infine, ci sono gli interessi legati al gas, che fanno preoccupare l’Europa perché è pur vero, che da noi la bella stagione ha già fatto il suo ingresso, ma eventuali ritorsioni nei rapporti commerciali con l’Ue andrebbero ad aggiungersi, sullo scacchiere geopolitico a quanto sta accadendo in Libia, dove dopo la guerra anti estremisti islamici promossa dall’ex generale Haftar, il quadro è ulteriormente peggiorato e anche gli accordi legati al petrolio e ad altri settori dell’economia libica, danno risalto ad un quadro tutt’altro che tranquillo. In più, c’è da aggiungere la questione dei migranti, delle partenze dalle coste libiche, dall’assenza di controlli e dalle speculazioni della criminalità. Ban Ki-moon, Segretario Generale dell’Onu, ha incontrato Putin a Shangai, in Cina, e riferendosi alla situazione in Ucraina, ha evidenziato ancora una volta, che l’unico modo di risolvere la crisi è quello di operare “attraverso un dialogo inclusivo” ovvero con tutte le parti in causa: Kiev; filorussi; Ue, Usa e Russia. Il Segretario Generale, promuovendo le imminenti elezioni presidenziali, di domenica 25 maggio, ha aggiunto che esse “sono un’opportunità per progredire verso una pace duratura e verso la stabilità”. Putin e Ban Ki-moon hanno discusso anche della questione siriana in merito al conflitto in corso, e all’emergenza umanitaria, in cui ci sono milioni di sfollati e di rifugiati che premono alle frontiere.

E torniamo dunque alle frontire, alle coste africane che pullulano di persone, che provano a raggiungere la Sicilia per poter partire verso le altre destinazioni. Soffermiamoci sui morti, in numero crescente, di quelli che non concludono il viaggio o di quelli che una volta arrivati da noi, devono rimanere in “soggiorno forzato” nei centri di accoglienza perchè sono clandestini, e qui da noi, questo è un reato. Riflettiamo sul fatto che il 25 maggio non ci sono solo le presidenziali in Ucraina ma le elezioni Europee. E pensiamo che per l’Unione Europea questo è un momento delicato e chi sarà eletto nel parlamento erediterà problemi pesanti e dovrà impegnarsi per dare risposte concrete di un’Europa per i suoi cittadini europei. Ma ancora, dobbiamo tornare all’Ucraina, alla crisi nel paese ed al fatto che nell’est, le presidenziali non le vogliono e che domenica, potrebbe essere una giornata da ricordare, non solo per l’affluenza alle urne ma per il timore che avvenimenti poco lieti, vengano commentati dai media.

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