Ask.fm, non sono tutte rose e fiori anche per il nuovo social network lettone

Ask.fm è un social network, nato nel 2010 in Lettonia, che si sta diffondendo sempre di più anche nel nostro Paese. Sono più di settanta milioni gli utenti nel mondo, oltre un milione in Italia, registrati a questa piattaforma sociale, che ha un funzionamento molto particolare. Ask si basa, infatti, interamente su domande e su risposte. Gli utenti raccontano la propria vita tramite le risposte che forniscono alle domande lasciate da altri utenti. Il funzionamento del social network è molto originale ed è riuscito a coinvolgere tantissime persone, in particolare molti giovani. L’iscrizione è semplice, se non vogliamo inserire tutti i nostri dati, basta semplicemente collegare il nostro account di Facebook o di Twitter e in pochi secondi è fatta. Il successo di Ask è basato sulla ragione che è possibile porre delle domande in modo completamente anonimo. Ovviamente è possibile anche evitare di rispondere alle domande, se lo riteniamo opportuno.

Questo social network però per com’è strutturato “mette in piazza” emozioni, curiosità, drammi, pensieri, vita privata di ragazzi e ragazze in cerca di consenso e riscontro. Riscontro e consenso che non sempre è positivo  causando così non pochi traumi psicologici. Negli ultimi mesi, infatti, sono accaduti dei terribili episodi di cronaca legati ad Ask.fm, tra cui due suicidi di quattordicenni per colpa di una serie d’insulti orrendi. “Ti odio” e “fai schifo come persona” sono solo alcuni di essi. Anche se l’attenzione delle forze dell’ordine si sofferma sui messaggi che sembrano proprio invitare a farla finita. Uno di questi, lapidario, dice: “Ucciditi”, mentre un secondo riporta il link del trailer cinematografico “Suicide room”. Sono imputabili ad Ask.fm anche moltissimi casi di cyberbullismo.

Per arginare il quale la polizia e il ministero dell’Istruzione hanno lanciato il workshop “Una vita da social” presso le scuole di 100 capoluoghi di provincia italiani per sensibilizzare gli studenti all’uso responsabile del web. La campagna educativa itinerante incontrerà 60 mila ragazzi con l’obiettivo di aiutare gli utenti della rete a navigare in piena sicurezza e gestire con consapevolezza e controllo i dati condivisi online. Sono stati anche allertati i genitori con una campagna che dovrebbe farli familiarizzare con le nuove tecnologie e insegnargli ad avere un dialogo produttivo con i propri figli.

Questo è il punto di vista del sociologo Giovanni Boccia Artieri: “Si chiede sempre: ‘Com’è andata a scuola’ e mai ‘com’è andata su Facebook’ anche se i ragazzi ci trascorrono una quantità di ore comparabile. Bisognerebbe rendere quei luoghi digitali argomento di discussione quotidiana, anche a scuola. A quel punto i ragazzi troverebbero normale avvisare d’immagini o frasi che li hanno turbati”. Il dialogo tra adulti e ragazzi è sempre più complesso, il mondo virtuale in cui vivono e si relazionano questi ultimi spesso è del tutto sconosciuto ai primi. Non si può banalizzare l’argomento asserendo che gli adolescenti che si uccidono a causa di Ask.fm hanno dei problemi psicologici. Gli adolescenti hanno un costante bisogno di conferme, metterli alla berlina, offenderli, prenderli in giro causa depressione, autolesionismo, soprattutto se il feedback negativo proviene dai coetanei. Anche la predica e la censura non funzionano, come afferma Sameer Hinduja, co-direttore del Cyberbulling Research Center e autore del recentissimo Words Wound: “bisogna decostruire e destrutturare i social network. Piuttosto che sacralizzarli, invocando leggi speciali”.

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