Grillo da Vespa

Il plastico della ghigliottina 2.0 – Era 21 anni che Beppe Grillo non metteva piede in uno studio Rai. Dapprima emozionato passeggia e scherza con il padrone di casa: “Sono commosso. Sono 21 anni che non sono in diretta. Io qui, se Vespa me l’avesse detto qualche anno fa, l’avrei querelato”; successivamente si trasforma in un vero e proprio show man, di quelli che non si vedono sul piccolo schermo da un po’ di tempo. L’ex comico genovese giunge con due taxi e consegna a Bruno Vespa un plastico con un castello fornito anche di carceri per politici, giornalisti ed imprenditori. Un Grillo formato giacobino promette giudizi sommari on-line per professionisti della politica, imprenditori come De Benedetti e Tronchetti Provera e uomini della comunicazione “ben rappresentati da Vespa”. A quest’evento fuori programma segue il faccia a faccia tra il leader a cinque stelle e il giornalista Rai. Un lungo comizio quello del guru, anche se con toni più pacati rispetto al solito, che però viene spesso ridimensionato dalle risposte ed affermazioni di Bruno Vespa.

“Senza di noi ci sarebbe un partito fascista” – L’istinto del conduttore è la vera sorpresa della serata. Pungola Beppe Grillo, il quale invece di rispondere, spesso e volentieri, si rifà ai suoi soliti slogan da piazza che gli hanno fatto occupare le prime pagine dei giornali in queste settimane. Il testa a testa tra i due uomini in studio viene per alcuni momenti messo in secondo piano quando si parla di Matteo Renzi, il diretto competitor del fondatore del Movimento cinque stelle: “Noi vinceremo e la nostra sarà una marcia trionfale. L’ebetino è già finito: parliamo del nulla, del niente”. La stoccata al leader democratico, che in questi giorni ha messo in guardia contro la violenza verbale di Grillo, non può essere più diretta: “Io risulto uno che grida. E’ vero, sono arrabbiato, a volte esagero ma è una rabbia che ha unito in un bel sogno 10 milioni di italiani, non siamo andati in giro a far a botte con la polizia o a sfasciare le vetrine”. Un tema, questo, spesso sostenuto dal leader stellato, il quale è convinto che senza il suo movimento anche l’Italia avrebbe visto il risorgere di partiti neo-fascisti. A tal proposito aggiunge: “Sono venuto a dimostrarvi che non sono né Hitler né Stalin”.

Un Grillo più moderato del solito – È un Grillo a misura del suo pubblico, che vuole mettere da parte tutte quelle paure che la sua figura suscita. Sa che davanti non ha l’ex militante di Rifondazione comunista, dell’Italia dei valori o il vecchio simpatizzante berlusconiano che oggi è iscritto al Movimento. Ci sono casalinghe, famiglie, insomma gli storici punti di riferimento della prima rete televisiva nazionale. Nonostante ciò, qualche frase sulla Merkel scappa e Vespa ha un gesto sussultorio: “Renzi è andato dalla Merkel e le ha dato due slinguate”. Però il conduttore di Porta a Porta non reagisce neanche quando viene provocato: “Tu non sei un giornalista, sei un pacchetto. Tu sei in pensione ma vendi un pacchetto”. Allora si va avanti con le domande e Grillo pone alcuni paletti irrinunciabili per il Movimento cinque stelle.Dai migranti, che “sono un problema europeo, per risolverlo ci vuole meno cuore e più cervello”, fino all’abolizione del Fiscal Compact ed una revisione dei trattati europei, per giungere ad un lavoro flessibile ma sostenibile con l’idea di “usare i disoccupati per lavori comunitari”.

“Tutti a casa” – Il salotto di Porta a Porta, storicamente, suscita nei leader politici il desiderio di portare qualcosa, di firmare un contratto, di fare promesse agli italiani. Da questa tradizione non si esime neanche Beppe Grillo, che tira fuori l’assegno di 5 milioni e 443 milioni di euro con la restituzione dei rimborsi elettorali. Qualcuno, venti anni fa, avrebbe detto: “un impegno concreto”. E a proposito di impegni, il guru genovese non può rinunciare alla sua massima, quella di cacciare tutto e tutti: “Il voto del 25 maggio è un voto politico: o noi o loro. Da resettare, bisogna mandarli a casa tutti ma solo dopo aver verificato prima se hanno rubato. Se vinciamo le elezioni, il governo non si dimette? E chi l’ha detto? Diremo che Napolitano non rappresenta più questa Repubblica. Siamo già adesso la prima forza politica del Paese”. Quando cala il sipario sul programma, ciò che rimane è un Grillo che ha cercato di comunicare un altro aspetto del suo essere politico poco noto al grande pubblico ed un Bruno Vespa molto diverso e più istintivo rispetto agli ultimi anni.


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