Cyber-spionaggio, tensione Usa-Cina

La Cina non ci sta e convoca l’ambasciatore americano Max Baucus, a causa delle accuse dell’America di cyber-spionaggio industriale e pirateria informatica, contro cinque hacker militari cinesi. Per gli Stati Uniti, tali azioni avrebbero violato apertamente il libero mercato, perché i cinesi sarebbero entrati illegalmente in possesso, di documenti riservati e segreti commerciali di cinque compagnie e di un sindacato. Il portavoce cinese Qin Gang, respingendo le accuse, le ha definite “semplicemente infondate e con secondi fini”. In effetti, esiste una situazione critica tra Washington e Pechino dovuta a dispute territoriali tra la Cina e i paesi asiatici, Giappone e Filippine, alleati degli Usa. Il ministero cinese ha riportato una dichiarazione sul suo sito internet, in cui denuncia “l’ipocrisia americana ed il ricorso a doppi standard in materia di sicurezza informatica”, aggiungendo che questi atteggiamenti sono già stati messi in evidenza dal caso Wikileaks a quello Snowden.

Dopo la convocazione dell’ambasciatore americano a Pechino, con l’esplicita richiesta di tornare sulle decisioni prese, la Cina ha deciso di chiudere i rapporti di cooperazione in questo campo, con l’America. Le accuse di cyber-spionaggio ai danni di imprese statunitensi che operano nei settori siderurgico, nucleare e solare, secondo la Cina sono inventate, ed i cinque alti funzionari dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese, sono stati oltraggiati.

Ma nella conferenza stampa, tenuta dal Ministro della Giustizia americano, Eric Holder, che ha enunciato i capi d’accusa, tra le compagnie danneggiate ci sono gruppi importanti come Alcoa, Westinghouse Electric e Solar World AG, United States Steel Coproration. Le indagini relative al controspionaggio cinese, partono dal 2013, quando in un rapporto trasmesso dalla società di intelligence Mandiant, si appurava che l’unità 61398 della terza divisione dell’Esercito Popolare cinese, avrebbe effettuato numerosi atti di spionaggio informatico contro le aziende americane, per sottrarre segreti industriali. Da qui, si è risaliti ai cinque militari, componenti dell’unità, che avrebbero compiuto pirateria informatica, nel periodo tra il 2006 e il 2014, per un danno di 400 miliardi l’anno a sei società americane. La gravità dell’accuse è data anche dal fatto che gli hacker si sono avvalsi dell’appoggio di strutture militari e dell’intelligence cinese.

Il Ministro Holder ha puntato il dito contro le azioni di cyber-spionaggio che servirebbero a sostenere illegalmente l’industria cinese, nuocendo “all’integrità di una concorrenza leale sul mercato”. Dello stesso stesso avviso James Corney, capo dell’Fbi, che ha dichiarato “per troppo tempo il governo cinese ha usato il cyber-spionaggio spudoratamente pur di ottenere benefici economici per le sue industrie di Stato”. Si tratta della prima volta, che Barack Obama dà il via libera ad azioni penali contro il governo cinese, ma per mantenere l’autorevolezza nei confronti di chi lo ha sostenuto e per lanciare un avvertimento deciso a Pechino, non restava altro da fare che mandare avanti l’impianto giudiziario promosso dal tribunale della Pennysylvania, che accusa i cinque militari cinesi di “spionaggio economico”.

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