Terroni

Ci voleva il Giro d’Italia per portarci a parlare di un argomento che abbiamo già trattato. Non stiamo diventando razzisti. Lo siamo sempre stati. Siamo a Nocera Inferiore lungo il tragitto della sesta tappa del giro tra Sassano e Montecassino. Lungo la strada sono assiepati centinaia di persone ad applaudire i valenti atleti della gara di ciclismo più importante d’Italia, quando ad un certo punto dal gruppo è partita una delle offese classiche che vengono rivolte alle persone del sud: “ terroni!”.

A parte la classica puntualità con la quale è stato pubblicato il video amatoriale, su Facebook, veicolo ormai di tante notizie e di informazione, e dalla precisione con cui altri siti e giornali nazionali hanno ripreso la notizia, rimane senza dubbio la presenza di un episodio increscioso. Che esista un atleta nel mondo dello sport, che è del resto il classico esempio di posto attraverso il quale far passare i valori ideali dell’essere umano, si permetta di apostrofare in maniera offensiva gli spettatori convenuti per applaudirlo nell’esercizio del suo gesto atletico.

È partita subito la caccia alle streghe, cioè al colpevole. L’autore, identificato inizialmente nella figura di Enrico Gasparotto, unico atleta del nord che milita nella Astana, la squadra che transitava in quel momento, al chilometro centoundici. Intorno a questa ipotesi è partita una valanga di offese al riguardo, sempre sui vari social, dove pare ormai sia lecito esprimere il proprio parere quale che esso sia. Poi è stato trovato il responsabile, anzi a dire il vero si è presentato da solo, guarda un po’, per giustificare il suo comportamento. Sono stato Frainteso ha detto Valerio Agnoli, l’atleta di Alario, in provincia di Frosinone, reale autore dell’offesa poco educativa, «Mi spiace che si senta solo la parola terrone (…) Stavo prendendo in giro i miei compagni (…) e stavo giocando (…) Il mio non era un insulto verso nessuno (…) PS: quando passiamo nei centri cittadini, non sputate ai corridori! Rispetto».

Ora a parte il fatto che dal video, non si evinca chiaramente questa teoria difensiva; a parte il fatto che la chiusa finale faccia intravedere un po’ di risentimento per certi atteggiamenti incivili di alcuni spettatori, e a parte la tensione emotiva per la gara, il fondo stradale che per tutto il tracciato non è stato impeccabile e il rispetto di fondo per l’atleta chiunque egli sia, non è comprensibile che possa uscire un epiteto del genere, guarda caso in un posto dove c’è tanta gente scesa in strada per applaudire la gara. Alcuni bambini non conoscevano nemmeno l’utilizzo dispregiativo di questo termine. Nocera Inferiore è una città, come buona parte delle città italiane, ricca di storia di vestigia nascoste del passato e di tradizioni culturali. Una città visitata da papi, e tra le prime cittadine ricordate negli annali di Tacito, e aveva addirittura chiuso le scuole per permettere ai bambini di seguirla e attenuare le difficoltà per tutti, atleti compresi.

Al di là dell’invito a pascolare le capre e le pecore come lui, e delle offese varie che ha ricevuto a sua volta, e ciò  non fa altro che scoprire il consueto malcostume italico di giudicare prima di capire e offendere apriori, costume che i social hanno reso molto più praticabile impunemente, al prode Agnoli consiglierei solo di riflettere sull’insegnamento che pensa di aver dato ai ragazzini, ai quali quel giorno era stato impedito di andare a scuola, per vedere il Giro, e poi sul ruolo che suo malgrado riveste, di eroe dello sport, di persona in grado di fare delle cose leggendarie e di essere una persona da emulare. E ai ragazzini invece vorrei dire solo  di imparare a essere persone dignitose che non sputano mai ai corridori di una tappa del giro d’Italia, e che essere terroni cioè lavorare la terra rappresenta una delle forma più pure di conoscenza che si possa chiamare cultura, e da cui la parola stessa deriva.

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