Bosnia, Serbia, Balcani, maltempo

Erano 120 anni, che non si verificavano piogge ed esondazioni di tale portata, nei Balcani. Questo è quanto evidenziato dagli esperti, dopo le violente precipitazioni e l’ondata incessante di maltempo che ha funestato l’intera zona e che ancora per qualche giorno, non accenna a voler diminuire. In Bosnia e Serbia, tra le più colpite dal maltempo di questi ultimi giorni, si inizia a far la conta dei morti. Ci sono almeno, 20 persone recuperate ma il numero portebbe salire, appena si sarà abbassato il livello delle acque.

Solo in Bosnia, ci sono stati 11 morti, con interi villaggi e città letteralmente travolti dalle esondazioni e dalle frane, a partire da mercoledì 14, quando si è scatenato il diluvio. A Maglaj, sono circa seimila le persone totalmente isolate; lo stesso è accaduto a Doboj. Queste due città sono state totalmente sommerse dalle acque, mentre il livello dei fiumi non smette di crescere e ci sono circa 70 mila famiglie senza elettricità. Le frane ed i cedimenti del terreno, inzuppato dalle piogge, hanno già sepolto decine di case ed ostruito le strade, impedendo i lavori di soccorso. Ad alta quota, invece nevica, e ci sono punti dove si è raggiunto il livello di 2 metri che ha costretto molte famiglie ad evacuare. Si tratta per lo più di pastori con le greggi. In Croazia, non si sono registrate vittime ma la parte più colpita è la Slavonia nella zona sua orientale. Anche qui, l’evacuazione ha interessato un migliaio di persone, i danni al comparto agricolo sono ingenti ed insieme a quelli delle infrastrutture, ammontano a dieci milioni di euro. L’esercito è stato mobilitato in tutte le zone interessate dall’alluvione, si parla di migliaia di uomini in azione per affiancare i soccorritori.

La situazione in Serbia, appare più confusa perché sembra, che le autorità non vogliano dare comunicazione dettagliata delle vittime recuperate, ed il bilancio non sia attendibile. Qui si parla di sei morti, ma il Premier Vucic ha dichiarato che sono molte di più. Le persone evacuate sono superiori alle settemila, ed i problemi più gravi sono a Sabac e Obrenovac, che si trovano a pochi chilometri ad est di Belgrado. Queste località sono sommerse ed ancora sotto la pressione dei fiumi, Sava e del suo affluente, Kolubara.

Vucic ha parlato di “catastrofe nazionale e situazione di guerra”, in queste zone dove squadre di minatori, si sono unite ai soccorsi per evacuare e mettere in sicurezza le popolazioni. Il Premier ha chiesto l’aiuto di tutti i volontari maschi di Belgrado per dare aiuto. Anche qui, ponti, ferrovie e strade di transito, si sono trasformati in trappole mortali, e l’economia agricola è in ginocchio. Purtroppo, la piena dei fiumi Danubio, Sava e Drina, genera timore e preoccupazione, viste le piogge incessanti che insieme ai numerosi affluenti, li hanno ingrossati oltre misura. Ciò nonostante, l’impegno  delle forze dell’ordine, le quali stanno facendo il massimo per disporre misure, a protezione dei centri abitati. La situazione è pesante nelle zone rurali ma anche in città come Sarajevo, ci sono difficoltà e si contano cinque morti.

La Russia ha già inviato in Serbia, tre aerei carichi di specialisti per le situazioni d’emergenza, generi alimentari e medicine. Gli aiuti provengono anche dalla Slovenia, dal Montenegro, dalla Macedonia, affiancati da Unione Europea e Israele.

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