Stipendi Rai

Le idee del governo per la tv di Stato – “Se chiediamo sacrifici ai cittadini, alle banche, è giusto che li faccia anche la Rai”. Con queste parole il Presidente del consiglio, qualche giorno fa, aveva parlato della necessità di stringere la cinghia anche dalle parti della tv pubblica. Il premier, addirittura, aveva fatto anche degli esempi che non erano piaciuti ai sindacati: vendita di una parte minoritaria di Raiway e taglio degli sprechi nelle sedi regionali. Sulla principale azienda pubblica, del resto, il governo di larghe intese ha fatto più di una dichiarazione e ha mostrato l’intenzione di voler modificare lo stato attuale della Rai. A partire proprio dal canone, che, secondo il Sottosegretario alla Presidenza del consiglio Graziano Delrio, potrebbe essere pagato all’interno della bolletta elettrica per prevenire l’evasione fiscale a cui è soggetto. Per adesso, però, sono soltanto ipotesi, anche se qualcosa bolle in pentola. Lo si è capito dal battibecco tv tra il conduttore di Ballarò Giovanni Floris e Matteo Renzi. Due idee diverse di servizio pubblico, ma, nonostante gli screzi, non si arriverà mai ad un clima come quello degli ultimi decenni in cui a farne le spese, per le intromissioni della politica nei palinsesti Rai, sono stati giornalisti del calibro di Enzo Biagi.

La Rai decide di porre un tetto agli stipendi dei dirigenti – Se da un lato il presentatore tv teme che un taglio ai servizi della Rai (anche se Delrio sottolinea che si tratterebbe solo di spending review) possa favorire il diretto competitor Mediaset, dall’altro lato la linea di pensiero che si porta avanti è di far fare sacrifici a tutti e la Rai non potrebbe rimanerne esclusa. Un’opportunità, secondo l’esecutivo, per modernizzare e rilanciare la tv pubblica. Dall’azienda di viale Mazzini fanno sapere che non si tireranno indietro di fronte ad una necessità del genere e così il Consiglio di amministrazione Rai, su proposta del direttore generale Luigi Gubitosi, ha deciso che il tetto messo in campo dal governo, 240 mila euro annui agli stipendi delle aziende pubbliche, verrà applicato anche alla Rai. Tra i dirigenti coinvolti ci saranno la Presidente Annamaria Tarantola, il dg Luigi Gubitosi, Lorenza Lei, Giancarlo Leone, il direttore del Tg1 Mario Orfeo e il vicedirettore generale Antonio Marano. Questi sono i nomi, tra i più noti, dei dipendenti dell’azienda pubblica che dovranno osservare il tetto agli stipendi.

Un’opportunità per la Rai – Tra le citazioni più belle sulla Rai rimane, sicuramente, quella di Renato Zero che nel suo brano cantava “Viva la Rai, ci fa crescere sani… viva la Rai! Viva la Rai, quanti geni lavorano solo per noi! Viva la Rai… Con il suo impero, dice la Rai… Soltanto il vero, viva la Rai… Dimmi da quale parte stai!”. Tempi ormai lontani. Il clima, anche intorno alla tv pubblica, è cambiato. I diversi interessi politici hanno ferito più di una volta la Rai, ma non l’hanno colpita a morte. Almeno fino ad ora. Difficile, però, che in questo periodo storico possa accadere ciò che non è avvenuto nell’ultimo ventennio. Ora l’imperativo categorico è portare fuori i partiti dalle decisioni aziendali. Matteo Renzi, sia durante la campagna elettorale per le primarie che in questi mesi, sembra d’accordo su questa linea di pensiero. Rendere la Rai un’azienda e non uno strumento da usare a piacimento dal politico di turno. È l’unico modo per farla competere con Sky, ad oggi lontana anni luce per la qualità e quantità della sua informazione. Si riuscirà a cambiare profondamente l’indirizzo della tv pubblica? Un aiuto, in tal senso, potrebbe arrivare da una seria privatizzazione che, tra l’altro, permetterebbe di ridurre il canone. Staremo a vedere se il governo riuscirà a portare a compimento un cambiamento del genere. Per adesso, però, bisogna accontentarsi dei tweet di Renzi: “Niente paura. Il futuro arriverà anche alla Rai. Senza ordini dei partiti. #cambiaverso #italiariparte”.

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