Genovese la Camera vota sì all'arresto

La linea della segreteria del Pd – Dopo il nulla di fatto di due giorni fa in cui il Pd e la maggioranza di governo sembravano d’accordo nel votare la richiesta d’arresto per Francantonio Genovese solo dopo le elezioni europee, erano scaturite aspre critiche sia da parte del Movimento cinque stelle con Beppe Grillo in prima fila, sia da parte di molti simpatizzanti e tesserati democratici. Il messaggio che rischiava di passare è che la “rottamazione”, simbolo del Renzi della prima ora, adesso che è segretario del Pd rischia di essere messa da parte. Oppure la decisione di rinviare il voto sull’ex deputato messinese, poteva essere letta come l’ennesima “tafazziana” azione di un partito che sotto elezioni si fa male da solo. L’improbabile campagna elettorale di Bersani, fatta di tacchini ed oscure citazioni, del resto, è ancora un ricordo recente. Con la vittoria di Renzi alle ultime primarie, però, ci si aspettava un cambio di passo, o per dirla come l’ex sindaco fiorentino, un cambio di verso. Qualche dubbio era maturato dopo il temporeggiare sulla questione Genovese, ma è stato lo stesso Presidente del consiglio a fugare qualsiasi incertezza.

La mossa del premier: voto palese – Nella giornata di ieri, qualche minuto dopo le 14, il premier dichiarava ai mezzi di comunicazione che “il Pd chiede di votare subito, oggi stesso, per l’arresto di Genovese con voto palese”. Una presa di posizione netta e successivamente la conferenza dei Capigruppo di Montecitorio annuncia che per le 16:30 ci sarà il voto palese, con l’accordo di tutti i partiti, sulla richiesta d’arresto per Genovese. Una mossa chiara che si spiega anche con le dichiarazioni del giorno precedente di Debora Serracchiani, la quale aveva mostrato seri dubbi sull’eventuale correttezza dei cinque stelle con il voto a scrutinio segreto. L’ipotesi machiavellica avrebbe attribuito agli stellati l’idea di trasformarsi in franchi tiratori pur di etichettare, successivamente, i democratici davanti le telecamere come coloro che salvano personaggi su cui pendono pesanti accuse giudiziarie. A prescindere dalla realtà o meno dell’imboscata, ed in campagna elettorale ci si può aspettare di tutto, la segreteria renziana non ha voluto correre rischi e così ha deciso di far votare alla luce del sole. Per la gioia dei deputati vicini a Renzi, che in Parlamento sono una minoranza rispetto ai loro colleghi di partito vicini all’area di Bersani e Cuperlo.

Scacco matto di Renzi a Grillo. Genovese a Gazzi – Alla mossa azzeccata di Renzi segue la discussione in aula caratterizzata dal solito folklore grillino, mentre il voto per l’arresto di Genovese ottiene 371 voti a favore. Si esprimono in difesa del signore delle tessere dello Stretto solo Forza Italia e il Nuovo centro destra. È fatta, scacco matto di Renzi a Grillo che aveva cercato di strumentalizzare una vicenda del genere per fini elettorali. L’importanza del voto è sottolineata dalla deputata democratica Alessia Morani, che su twitter scrive: “Abbiamo votato la richiesta d’arresto di Genovese. Ora #Grillo si asciughi la bava alla bocca e parli dei problemi del paese se ne è capace”. Di tutt’altro avviso, ovviamente, e con un’altra lettura della vicenda è il tweet del guru del Movimento cinque stelle: “Abbiamo costretto il pd a votare oggi per mandare #FuoriGenovese dal Parlamento!”. Mentre i due principali partiti del Paese, secondo recenti sondaggi, si punzecchiano, Francantonio Genovese (travolto dalla scandalo formazione e accusato di associazione a delinquere, riciclaggio, peculato e truffa) è a Messina e scortato dagli agenti della mobile si reca prima nella sua abitazione privata e successivamente al carcere di Gazzi intorno alle ore 21.

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