11 Settembre, Obama inaugura il museo a Ground Zero

Ci sono le travi d’acciaio, disposte verticalmente, che rimandano al ricordo della distruzione ed alle macerie, da cui tornare a ricostruire. Sono strutture che misurano più di 20 metri di lunghezza e sono state collocate verticalmente come monoliti. Muti testimoni dell’orrore, accolgono i visitatori per indicare la via della discesa, sino al letto di granito a cui erano ancorate le fondamenta delle Twin Towers, i due grattacieli abbattuti dagli aerei, dirottati dai kamikaze di Al Qaeda.

Era l’11 settembre 2001, e quel giorno, è stata scritta una tra le pagine più drammatiche della storia americana. Quella rampa che servì ai soccorritori per effettuare la ricerca delle vittime, sepolte dai detriti, è diventata un accesso, fatto di scale in grezzo cemento armato e modernissime scale mobili. Un percorso che colpisce fino allo stomaco e risale al cuore, costringendo al ricordo funebre e che sprofonda giù per diverse decine di metri. Le immagini, nitide, crude dell’orrore, fanno da Cicerone. Una volta giunti al fondo, e “toccato il fondo”, innanzi al visitatore si apre la galleria delle vittime. Ci sono i ritratti dei 2983, che hanno abbandonato per sempre, ogni istante della vita vissuta sino a quel terribile crollo. Ci sono le foto dei sei caduti dell’attentato precedente, quello del 1993, quando un camion bomba esplose alla base delle tue torri.

Ma il vero monumento alla memoria dei caduti, è costituito dalle “piscine”, le Reflecting Pools, vasche riflettenti che sono circondate da cascate. Possono essere ammirate dal museo, dove è stato predisposto un affaccio. Queste vasche, ideate dall’architetto israeliano Michael Arad, sono in realtà state inaugurate quasi tre anni fa, nel decennale dell’attacco. I lavori all’intera struttura, sono invece iniziate nel 2007 su progetto di daniel Libeskind, e la realizzazione si è rivelata più difficile del previsto, anche per via dell’uragano Sandy, che un anno e mezzo, fa seppellì il cantiere sotto 4 metri d’acqua.

Ieri, è stato un giorno memorabile per tutti gli Stati Uniti ed il Presidente Barack Obama, recatosi a New York per l’inaugurazione di Ground Zero, ha dichiarato che il museo è “un luogo sacro di guarigione e di speranza”, uno luogo dove è tenuta accesa la fiamma del ricordo e la custodia della dignità di quelle persone che sono diventate loro malgrado, martiri della democrazia. Un simbolo potente che dimostra anche, che nulla può spezzare l’unione del popolo americano, e che ci si può risollevare più forti e più uniti pur se attorno, si son trovate solo macerie. Obama ha detto che “coloro che verranno qui avranno la possibilità di conoscere il sacrificio di quelli che hanno perso la vita. È un’esperienza profonda e commovente”. Il presidente, ha visitato il museo, accompagnato dalla moglie Michelle e da Hillary e Bill Clinton; per riallacciare il legame forte tra il passato tragico ed il presente portatore di speranza in un luogo dove si narra la storia alle future generazioni mantenendo vive “la compassione ed il sacrificio”. L’inaugurazione si svolta alla presenza dei familiari delle vittime e Obama ha ricordato, il ragazzo di 24 anni, Welles Crowther, che morì dopo aver portato in salvo diverse persone. “Non sapevano il suo nome e non sapevano da dove fosse arrivato, ma sanno che la loro vita è stata salvata da un uomo con una bandana rossa”.

Il Museo Ground Zero, sarà aperto al pubblico, mercoledì 21 maggio; qui sono esposti 12.500 oggetti recuperati dalle macerie del World Trade Center e sempre qui, il viaggio sarà accompagnato oltre che dalle immagini, anche dall’audio delle telefonate dalle torri e dalla proiezione delle scene che fanno rivedere l’attentato. Il museo è costato 700 milioni di dollari, e non tutti hanno accolto favorevolmente la sua costruzione, definendolo un “memorial che celebra la più grande tragedia americana con la leggerezza e l’interattività tipici di un parco tematico costruito per i turisti”. Qualcun altro, si è spinto con eccessivo sarcasmo, definendolo “un cimitero visitabile a pagamento” puntando il dito sul biglietto d’ingresso, che costa 23 dollari e sulla presenza dei 14 mila resti delle vittime dell’attentato dell’11 settembre, conservati in un deposito sotterraneo.

Tuttavia, a prescindere dalle polemiche e dalle considerazioni macabre, questo museo è stato atteso dalla maggior parte degli americani, quasi fosse una grande tomba, dove recarsi a pregare. Non a caso, sorge all’ombra del grattacielo la Freedom Tower, poi ribattezzata WTC1, che ha preso il posto delle torri gemelle. All’interno, un viaggio nele viscere della terra, tutto è stato allestito per turbare, sconvolgere e commuovere. Un percorso catatartico e non una visita di semplice intrattenimento. Questa discesa verso l’origine della sofferenza, inseguiti ed inchiodati dai suoni, dalle grida e dalle voci della tragedia, è un messaggio rivolto a tutti sul terrore scatenato dalla violenza ed è un monito a non permettere, che la violenza distrugga la libertà ed i diritti democratici, soprattutto quando questa è fatta, urlando “il nome di Dio invano”.

© Riproduzione Riservata

Commenti