Erdogan duramente contestato per la tragedia della miniera di Soma

È salito a 282 il numero delle vittime del disastro nella miniera di carbone a Soma, in Turchia. Questo è il bilancio provvisorio, comunicato stamattina, ma oramai è certo, che il numero dei morti è destinato tristemente a crescere. Sono ancora intrappolati nelle gallerie, un centinaio di minatori ma le speranze di ritrovarli in vita, sono remote. Sarebbe stato un trasformatore elettrico difettoso, a provocare l’incendio, mettendo fuori uso l’impianto di ventilazione. Nonostante, sia stata pompata aria dall’esterno, nelle gallerie, i minatori erano troppo in fondo e con gli ascensori fermi, la maggior parte è morta, intossicata dal monossido di carbonio.

Il governo turco ha disposto tre giorni di lutto nazionale ma la frustrazione dei familiari delle vittime, è salita a livelli altissimi. Ieri, quando è giunto sul posto della tragedia, il Premier Recep Tayyip Erdogan, è stato duramente contestato, accolto da fischi e urla di “dimettiti” dopo aver tenuto una conferenza stampa. L’auto su cui viaggiava è stata prima circondata, e poi tempestata di pugni e calci, costringendo le sue guardie del corpo a trovare rifugio per Erdogan, in un vicino supermercato.

Le cause delle reazioni alla sua visita, sono da rintracciarsi nelle dichiarazioni fatte dallo stesso, durante la conferenza stampa. Erdogan con freddezza ed estremo distacco, ha detto: “Incidenti come questo capitano spesso nelle miniere, sono all’ordine del giorno: si chiamano morti sul lavoro. È naturale che ci ferisca l’alto numero di vite perse, ci rattrista”. Ma come si possono, fare affermazioni che sono pesanti più dei macigni, a due passi dal luogo in cui si continuano a tirar fuori i morti avvolti nelle coperte, mentre il pianto straziato dei parenti, somiglia ad un canto funebre incessante? Oggi, invece, c’è stata la visita del Presidente turco Abdullah Gul che si è unito al dolore dei familiari.

L’incidente nella miniera di Soma, non è il primo; la miniera di carbone di proprietà di una società privata, è da tempo segnalata, per via degli incidenti sul lavoro, legati alle carenze dei sistemi di sicurezza. La Turchia, è diventata il paese con il tasso più alto di incidenti industriali e poco tempo fa era stato presentato dall’opposizione un dossier in Parlamento, respinto dalla maggioranza che sostiene Erdogan. Ora, dopo questa immane tragedia, i cittadini turchi non riescono più a trattenere la rabbia per l’ennesimo lutto nel mondo del lavoro e ad essi si sono affiancati i sindacati. Sono migliaia i manifestanti, che sono scesi in piazza per denunciare il comportamento omissivo del governo. Violenti scontri, si sono verificati a Istanbul e la polizia ha arrestato numerosi contestatori ed ha disperso gli altri, con l’uso dei cannoni ad acqua, dei gas lacrimogeni e dei proiettili di gomma. Anche ad Ankara dove un migliaio di studenti, si era riunito per manifestare, si è giunti allo scontro con le forze dell’ordine. Questa mattina, i sindacati hanno organizzato uno sciopero per quello che è stato definito come “un assassinio sul lavoro”, e tra essi, c’era Turk-is, la più grande confederazione sindacale del paese con 800 mila lavoratori iscritti.

I rappresentanti dei lavoratori, accusano il governo turco di favorire le privatizzazioni ad aziende filogovernative, evitando di eseguire i giusti controlli sulla sicurezza per ridurre i costi. Ma secondo il Ministero del Lavoro, la miniera di Soma, aveva ricevuto una revisione il 17 di marzo scorso, ed era risultata in regola con le norme di sicurezza. Le polemiche però non si placano, soprattutto perché insieme alle numerose vittime, è stato estratto il corpo di un ragazzino di 15 anni. Il ministro dell’Energia, Tamar Yidiz, ha detto che la società non ha confermato che il ragazzo faceva parte dei suoi dipendenti ma la morte del ragazzo, ha riportato l’attenzione sulla riforma del lavoro, approvata nell’ottobre del 2013, che considera i ragazzi tra i 15 e i 18 come “operai giovani”, abolendo persino l’elenco dei lavori pesanti a loro vietati.

Queste scelte infelici, sono state dettate dalla crescita rapidissima che ha investito la Turchia negli ultimi anni ma hanno innescato una corsa alla produttività, a discapito dell’incolumità dei lavoratori e della salvaguardia dei diritti; ed hanno consentito l’introduzione di forme di lavoro minorile, legalizzato. In tutto il paese, le bandiere sono a mezz’asta, sugli schermi delle televisioni sono apparsi fiocchi neri e numerosi sono i messaggi di cordoglio giunti da tutti il mondo.

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