Qual è il senso della festa dell'autonomia siciliana?

Le contraddizioni di una festa – Era il 2010 ed il Presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo, sull’onda della popolarità federalista nel Paese, aveva deciso di cerchiare in rosso giorno 15 maggio sui calendari siculi. Da quel momento in poi, infatti, si festeggia l’autonomia siciliana. Una ricorrenza che, ancora oggi, presenta più lati oscuri che altro. È sufficiente girare per le scuole del territorio e ci si rende conto come nessuno sappia il motivo di questo giorno di vacanza (anche se alcuni istituti sono regolarmente aperti). Per loro è solo un giorno in meno di studio, niente di più. Nella superficialità disinteressata delle dichiarazioni dei bambini, c’è qualcosa di vero. Tra Palermo, Catania e Messina, per esempio, non sono in pochi a lamentare un’esistenza quasi esclusivamente cartacea dello Statuto. Nella realtà dei fatti è stato spesso accantonato e dimenticato, in favore delle decisioni del governo di Roma. Al momento nessun governo regionale è riuscito ad applicare in toto lo Statuto, anche perché significherebbe scontarsi con le segreterie dei vari partiti. Dall’altro lato, invece, si sostiene l’importanza di una festa che deve rilanciare l’importanza dell’autonomia siciliana.

Ha senso parlare ancora di autonomia siciliana? – Al di là delle diverse opinioni, questa festività è rimasta a metà strada e quindi, come la maggior parte dei provvedimenti di marca siciliana, crea solo confusione. Alcuni uffici pubblici sono aperti ed altri no, lo stesso vale per le scuole e non vengono organizzate, se davvero fosse una ricorrenza importante, delle cerimonie, soprattutto tra le nuove generazioni, per spiegare il motivo di tutto ciò. Nulla di questo è stato fatto e così la festa dell’autonomia è solo un motivo per stare a casa, uscire con gli amici o dedicarsi ai propri hobby. Più che festa dell’autonomia, dunque, è festa dell’indifferenza. In un contesto socio-economico di profonda crisi, dove la Sicilia si è trasformata in terra di approdo e spesso di passaggio di profughi che arrivano sulle sue coste e nel momento in cui si inizia a parlare di Stati Uniti d’Europa e quindi di un’unità politica federalista tra i vari Stati, ha senso ancora parlare di autonomia siciliana? Se questa terra, al centro del Mediterraneo, avesse un ruolo commerciale e politico rilevante, forse si. Ma in queste condizioni è ridotta a periferia dell’Impero e rivendicare uno Statuto del genere diventa paradossale.

Cosa significa essere siciliani? – Sono sicuramente encomiabili le iniziative promosse dal Presidente Crocetta, come quella a Palazzo D’Orleans in cui si inaugurerà una targa intitolata all’ispettore di polizia Filippo Raciti. Bel gesto, senza ombra di dubbio ed in parte tardivo per un servitore dello Stato. Però, in questa giornata, dovrebbe essere posta una domanda ben precisa: cosa significa essere siciliani? Sarebbe una domanda interessante che i docenti potrebbero porre, sottoforma di tema, proprio ai loro alunni, invece di tenere gli istituti scolastici chiusi. Chissà quali sarebbero le risposte. La terra di Pirandello e Verga, di Quasimodo e Sciascia, il luogo di nascita di Falcone e Borsellino, la porta di Lampedusa. Quanti significati storici, letterari, umani e politici in questi luoghi. Se inizialmente fu concessa per ridimensionare le spinte separatiste all’indomani del crollo del fascismo, oggi che senso ha questa autonomia? Serve per incassare le imposte locali e spenderle sul territorio? Quasi mai è stato realizzato ciò, anche se l’amministrazione Crocetta ha dato il via alla possibilità di incassare l’imposta sui redditi prodotti dalle imprese che hanno stabilimenti e filiali nell’isola, ma sede legale altrove. Passo avanti, ma c’è molto da fare e fino a quel momento, magari, si eviti di festeggiare qualcosa che ancora non c’è. Prima si potrebbe spiegare cosa vuol dire essere siciliani nell’epoca contemporanea ed in un contesto geopolitico come quello attuale. Poi, forse, festeggeremo tutti insieme.

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