Ucraina del dopo referendum non tranquillizza la comunità internazionale

La data del 25 maggio, si avvicina. Un giorno, che sarà una data storica perché si andrà al voto per eleggere i deputati europei ed in Ucraina, si terranno le elezioni presidenziali. Una doppia sfida per l’Europa, ed una finestra aperta sulla situazione geopolitica, per la comunità internazionale.

I risultati plebiscitari del referendum dello scorso fine settimana, tenutosi nei territori del nord-est ucraino, presidiato dai separatisti filorussi, hanno generato ulteriore apprensione negli ambienti diplomatici di tutto il mondo. Secondo quanto emerso dal voto, che dai paesi alleati di Kiev – Unione Europea e Stati Uniti, primi fra tutti – è stato definito “una farsa” senza validità legale e giuridica, il popolo avrebbe scelto di volersi avvicinare ancora di più alla Patria d’origine, la Russia, con il riconoscimento della “sovranità popolare” delle Repubbliche di Donestk e Lugansk.

Ma il risultato uscito dalle urne, non ha modificato nulla, sul terreno degli scontri. Nel primo pomeriggio di martedì, sette militari dell’esercito governativo di Kiev, hanno perso la vita in un’imboscata, condotta da circa 30 filorussi vicino a Oktiarsk, a 20 chilometri da Kramatorsk. I miliziani hanno assaltato una colonna di mezzi miltari ucraini mentre transitavano su un ponte. Sotto i colpi di bazooka e kalashnikov, sono morti i sette soldati e altri sette sono stati feriti; il commando ha anche distrutto due autoblindo dell’esercito. Sono state le perdite più pesanti per Kiev da quando, un mese fa, ha dato inizio all’operazione contro i miliziani separatisti.

Sempre ieri, il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha incontrato il Premier ucraino Iatseniuk e il presidente Turcinov. La Germania ha avviato un altro tentativo di mediazione, che segue le linee dettate dall’Osce, dove nel piatto delle trattative, c’è lo svecchiamento del sistema amministrativo ucraino per la creazione di un governo di impostazione federalista, il riconoscimento dei diritti delle minoranze ed il rispetto dei russofoni; che tuttavia, non prevede il consenso ad un’annessione alla Russia.

Vladimir Putin, intanto, non è rimasto a guardare ed ha ribadito che se l’Ucraina non pagherà, in forma anticipata per la fornitura di gas, entro il 2 giungo, chiuderanno i rubinetti del gas. Durante la conferenza stampa tenutasi a Bruxelles dove si è siglato un impegno da parte dell’Europa ad aiutare la rispresa ucraina, con un investimento di un miliardo di euro, Josè Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea, ha dichiarato che “usare l’energia come arma politca, non è interesse di nessuno ed in particolare non è interesse della Russia in quanto fornitore”. Gli ha dato sostegno anche il Premier ucraino Iatseniuk, durante la stessa conferenza stampa, affermando che qualora la Russia non applicasse “prezzi di mercato alle forniture di gas, il suo governo è pronto a ricorrere alla Corte di Stoccolma”.

Frattanto, i separatisti hanno fatto sapere che loro, non permetteranno mai che il 25 maggio si tengano elezioni che non sono riconosciute dalle repubbliche separatiste ed oggi, si attendono schiarite dall’esito delle discussioni al tavolo di unità nazionale, organizzato nella sede del Parlamento ucraino. All’incontro sono stati invitati i leader politici di tutte le regioni, i ministri, tre ex presidenti ucraini, alcuni esperti ed i candidati alle prossime elezioni presidenziali. Sono stati esclusi, invece, perché considerati “ospiti sgraditi”, i rappresentanti dei miliziani separatisti, definiti “terroristi”.

Naturalmente, questa esclusione non è ben vista, data la delicatezza della questione, tanto che Mosca per bocca di  Serghiei Lavrov, in un’intervista a Bloomberg Tv così si è espresso: “L’Ucraina si avvicina alla guerra civile come mai prima. E i tentativi di trascinare L’Ucraina nella Nato avranno conseguenze molto negative per tutto il sistema della sicurezza europea”. Un nuovo “assist” ai separatisti filorussi ed una minaccia, per nulla velata, agli occidentali amici di Kiev.

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