Quegli schiaffi alla famiglia Raciti

Il legame europeo tra gli ultras – Quando qualche giorno fa la figlia del defunto ispettore di polizia Filippo Raciti, amareggiata dalla mancanza di riconoscimento dell’Italia nei confronti di suo padre, aveva dichiarato la sua volontà di andarsene dall’Italia, molto probabilmente non poteva immaginarsi cosa sarebbe successo la domenica seguente in Europa. Dalla civile Germania, presa spesso e volentieri come esempio di fair play calcistico, si sono levati cori e striscioni dalle curve delle due principali squadre teutoniche. Sia i sostenitori dei campioni in carica del Bayern Monaco, che i supporter del Borussia Dortmund hanno esposto striscioni di “solidarietà” a Speziale, condannato e in carcere per l’omicidio Raciti. Se a Berlino, nella sfida tra Hertha e Borussia, la curva giallo-nera ha mostrato la scritta “Speziale libero” (ed un “tifoso” ha indossato una maglietta con su scritto “Speziale innocente”), anche in segno di vicinanza a Genny’a Carogna, all’Allianz Arena i tifosi bavaresi hanno replicato con lo stesso striscione. La solidarietà tra gli ultras, però, non raggiunge solo i confini tedeschi e così anche nelle curve del Porto e delle rumene Cluj e Brasov campeggiavano frasi in favore di Speziale.

L’oblio in cui è caduto Filippo Raciti – Un gesto inaspettato e preoccupante. Segno che le tifoserie ultras, in tutta Europa, sono più legate di quanto ci si possa immaginare. Se il calcio italiano è considerato un fanalino di coda nell’ambito dell’ordine pubblico, nelle giornate di sabato e domenica ci si è resi conto che anche nel resto del vecchio continente la situazione non sia delle migliori. Magra consolazione. Ciò che resta, invece, è il gesto contro Filippo Raciti e la sua barbara uccisione. Uno schiaffo alla sua famiglia ed in particolar modo alla moglie Marisa Grasso, la quale in questi giorni aveva posto l’accento sull’assenza dello Stato in situazioni del genere e sull’oblio sceso sulla figura del marito. “Per mio marito ancora nessuna strada intitolata, nessun vicolo, nessuna medaglia”, aveva detto durante il programma L’Arena di Massimo Giletti. Già, e in un Paese dove si dedicano vie proprio a chiunque fa rumore il mancato riconoscimento ad un servitore dello Stato. Paradosso di una nazione che sembra non saper riconoscere gli amici dai nemici.

La querela del padre di Antonino Speziale – A tutto ciò, come se non bastasse, va ad aggiungersi la querela rivolta alla vedova Raciti da parte del padre di Antonino Speziale. Sembra incredibile, ma il genitore del ragazzo condannato per omicidio preterintenzionale dell’ispettore Filippo Raciti, ha deciso di sporgere denuncia nei confronti di Marisa Grasso. Il motivo, a quanto pare, sarebbe dovuto ad una frase della donna all’indomani dei fatti dello stadio Olimpico di Roma. “Questo Speziale, che io non nomino mai, è un assassino e uno spacciatore di droga, è un mercante di morte, questo si pubblicizza”. Un’affermazione maturata dopo le recenti vicende, che avevano riaperto una ferita impossibile da curare del tutto. Quelle magliette, oggi prese come esempio da diverse tifoserie europee, rappresentano un grande dolore per la famiglia Raciti. L’ha spiegato bene Fabiana, la figlia dell’ispettore ucciso: “Questo è uno schiaffo morale alla mia famiglia, quelle magliette vogliono difendere un assassino e offendere chi crede nella giustizia”. Lo Stato come risponderà alle parole di una figlia che ha visto morire il padre ed oggi assiste inerme all’esaltazione della persona che si è macchiata del crimine?

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