Nigeria in un video le ragazze rapite

In Nigeria, cresce l’apprensione per le sorti delle studentesse rapite il 14 aprile scorso, dal gruppo terrorista di matrice islamica, Boko Haram. Un nuovo video, mostra in 17 minuti, il capo Abubakar Shekau, mentre dichiara che le ragazze sono state convertite tutte all’Islam, e ribadisce che la loro liberazione è soggetta alla condizione della scarcerazione dei membri del gruppo terrorista, detenuti nelle carceri nigeriane. Le studentesse rapite, circa 300, avrebbero dovuto esser vendute come schiave  dopo la loro conversione, ma nel video si vedono circa 130 di loro, che con indosso l’hijab, l’abito tradizionale costituito da una tunica scura lunga fino ai piedi, recitano il primo capitolo del Corano, vicino a degli alberi. Tre delle ragazze inquadrate nel video, vengono indotte a rilasciare una dichiarazione, e tutte asseriscono che stanno bene e non sono state maltrattate. Due, si sono convertite all’islamismo e la terza intervistata, dice che era già musulmana. Il leader dei Boko Haram, che non viene mai inquadrato insieme alle ragazze, asserisce convinto: “in verità le abbiamo liberate, sono diventate musulmane”. Ma dal video non si è riusciti a risalire alla località in cui le giovani sono trattenute, ma è dato per certo, poiché riportato dalle fonti nigeriane, che le ragazze non sono state vendute e non si trovano in Ciad od in altre zone vicine, come il Camerun.

La violenza dei gruppi terroristici nel Nord della Nigeria, si è intensificata in questi anni, e nell’ultimo periodo, si parla di oltre 1500 morti e migliaia di persone, costrette ad abbandonare le case e fuggire, con le chiese, le scuole e gli edifici governativi al centro della ferocia dei Boko Haram.

Ma l’esplosione virale della campagna per la liberazione delle studentesse nigeriane, #BringBackOurGirls, lanciata dalla giovane attivista pakistana Malala e diventata strumento mediatico e di denuncia in tutto il mondo, ha scosso dal torpore anche il governo nigeriano, che in un primo momento, aveva negato l’esistenza del problema. Ora, tramite le dichiarazione del Presidente Goodluck Jonathan, la Nigeria ha accettato l’aiuto da parte degli Stati Uniti, della Francia, della Gran Bretagna della Cina e d’Israele, che hanno dato il via, all’invio di specialisti per ritrovare le ragazze. Fondamentale, è stato l’apporto di personaggi famosi e con grande visibilità e consenso, tra cui la First Lady americana Michelle Obama, che dopo aver lanciato l’appello alla liberazione con un selfie, in cui mostra il cartello con il noto hashtag, sabato mattina, ha sostituito il marito Barack Obama, per il consueto discorso alla radio. Michelle Obama, alla vigilia della festa della mamma, ha lanciato un messaggio d’affetto alle madri delle ragazze rapite, e che rischiano d’esser vendute per 12 dollari; ed ha spiegato al popolo degli States, le dinamiche del rapimento, ricordando che la scuola in cui sono state rapite, nel villaggio di Chibok, era stata riaperta proprio su insistenza delle studentesse, che volevano sostenere gli esami, anche se il pericolo di atti terroristici era elevato. La First Lady ha elogiato queste giovani donne, coraggiose e determinate ad avere un’istruzione che le renda libere ed ha ribadito che Barak Obama, è impegnato insieme al governo americano per la liberazione delle ragazze.

La campagna sul Web, ha assunto un’importanza tale, che ieri, anche il nostro Pontefice, Papa Francesco, si è unito all’appello per la liberazione delle studentesse ed in un tweet ha scritto: “Uniamoci tutti nella preghiera per l’immediato rilascio delle liceali rapite in Nigeria. #BringBackOurGirls”.

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