Javier Zanetti

Un esempio, per tutti – La festa di ieri sera a San Siro, celebrata con una netta vittoria dei padroni di casa per 4-1 contro la Lazio e l’accesso in Europa League, è stato il coronamento di un evento ancora più importante. L’addio al calcio di Javier Zanetti. Storico capitano nerazzurro, simbolo di mille battaglie per 19 stagioni nella sua Inter. L’ingresso nella stadio, durante il riscaldamento, aveva già fatto presagire tutta l’emozione che accompagnava il difensore argentino. Così, in effetti, è stato. Quasi un ventennio non può passare in secondo piano, soprattutto se lo vivi da protagonista e simbolo di una squadra che durante questi anni ha vinto, ma anche sofferto molto. Proprio in questo periodo in cui le cronache sono caratterizzate dalla vicende del calcio violento e dalla scorrerie degli ultras, l’immagine di capitan Zanetti si pone in netto contrasto con tutto ciò. Il suo viso, pulito e per bene, la sportività, l’eleganza, la correttezza. Una persona che, per forza di cose, non può non essere considerata un esempio calcistico. La sua personalità è ciò che serve al malato calcio italiano, fatto da Genny’a Carogna, Gastone, tifo violento in generale e scommesse.

Il triplete l’apice della carriera – “Giocare da uomo” è stata l’autobiografia scritta, insieme a Gianni Riotta, ed è proprio quello che ha fatto lo storico capitano interista durante la sua lunga carriera. Era il 28 luglio del 1995 quando Zanetti arrivò in punta di piedi nel ritiro dell’Inter. Giorno dopo giorno, da quel momento, iniziò a conquistarsi la fiducia di compagni e tifosi. Divenuto titolare indiscusso, tra il 1996 e il 1998 disputò due finali di Coppa Uefa. Una la persa ai rigori contro i tedeschi dello Schalke 04, mentre l’altra la vinse a Parigi per 3-0, siglando il momentaneo 2-0, contro la Lazio. I quattro anni successivi, invece, furono colmi di delusioni e l’Inter non brillò particolarmente per grandi prestazioni e risultati ottenuti. La sofferenza più grande, però, arrivò durante l’anno calcistico 2001-2002, quando l’Inter perderà lo scudetto durante l’ultima giornata per mano della Lazio che vincerà 4-2 e consegnando quindi il tricolore alla Juventus. Successivamente conquisterà la Coppa Italia, primo trofeo alzato da capitano, nella stagione 2004-2005 e alcuni mesi dopo la Supercoppa italiana. In seguito arriverà un’altra Coppa Italia contro la Roma e dopo ci sarà lo scandalo Calciopoli che assegnerà uno scudetto a tavolino all’Inter e da quel momento i nerazzurri domineranno in Italia per quattro stagioni consecutive. Zanetti si godrà questi momenti, che avranno l’apice con il famoso triplete con Jose Mourinho. Era la stagione 2009-2010, un anno storico per ogni interista. Al palmares di Zanetti si devono aggiungere un Mondiale per club, un’altra Supercoppa italiana e una Coppa Italia.

La commozione per una serata storica – Da quel momento in poi l’Inter non vincerà più nulla, fino ad arrivare a ieri sera quando lo stadio ha celebrato un’altra festa, anche se per motivi diversi. Durante il riscaldamento tutti i suoi compagni sono scesi in campo con la casacca n.4, mentre al centro del campo campeggiava una grande maglia dedicata a Zanetti con scritto “Grazie”. Una grande emozione provata anche da Massimo Moratti, che prima del match aveva detto: “Sarà una serata commovente ed emozionante, con Zanetti abbiamo condiviso la stessa storia. Ha i miei stessi ricordi e sentimenti”. Tributi tramite i social network sono arrivati anche da altri sportivi come Alessandro Del Piero e Francesco Totti. L’ex capitano della Juve, in particolar modo, ha scritto: “In piedi per applaudire Ryan Giggs e Javier Zanetti, che hanno onorato il calcio. Due grandi capitani! Ale”. La grandezza di Zanetti si misura proprio da questi messaggi che gli sono stati dedicati da storici avversari sul campo. Il quasi 41enne lo sa bene e a fine partita, a metà campo, saluta il proprio pubblico non senza commozione: “Voglio ringraziare tutti i compagni che in questi anni sono stati accanto a me. Finisce il calciatore, va avanti l’uomo. Finisce una bellissima carriera, difendendo questa maglia che amo veramente e ho cercato di onorare in ogni occasione. Vi amerò per sempre. Ringrazio mia moglie, i miei figli, la mia bellissima famiglia. E mia mamma. E la famiglia Moratti. Ringrazio il presidente Thohir che mi dà la possibilità di rimanere in questa famiglia. Adesso farò altro, non so se lo farò bene, ma una cosa è certa: difenderò l’Inter come ho sempre fatto in campo. Un saluto a tre persone importanti come l’avvocato Prisco, Giacinto Facchetti e Benito Lorenzi che ci guardano da lassù”. Una storia conclusa sul campo, ma destinata a continuare sugli spalti come dirigente nerazzurro.

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