Ucraina. Fuori controllo la situazione alla vigilia del referendum

Non sembra esserci fine alla guerra in Ucraina e gli eventi di ieri, hanno riacceso le preoccupazioni che la situazione precipiti vertiginosamente. La giornata di ieri, è stata particolare: si celebrava il 69° anniversario della vittoria russa, sui nazifascisti tedeschi, nel 1945. Putin ha assistito alla parata militare nella Piazza Rossa a Mosca, e nel primo pomeriggio, si è recato a Sebastopoli, in Crimea per assistere alle altre sfilate e per dare il proprio sostegno ai russofoni. Il Presidente russo, che ha richiamato i cittadini all’orgoglio nazionale, non ha fatto una saggia scelta dal punto di vista diplomatico, soprattutto dopo le numerose richieste giunte dai membri dell’Unione Europea, e dal fastidio che gli atteggiamenti di questo nuovo Zar, provocano negli Stati Uniti. La presunzione di poter esercitare un gioco duro nonostante gli appelli al dialogo ed alla distensione, sta gettando sempre più benzina sul fuoco della ribellione.

Ieri sera, un commando di separatisti filorussi ha attaccato la sede della Croce Rossa, in pieno centro a Donetsk, lasciando libere tutte le donne e trattenendo gli uomini, tra i quali un francese. In tutto sette persone, che sono state rilasciate dopo qualche ora, mentre uno è stato ricoverato in ospedale. Ieri sera, dopo la giornata celebrativa e dopo la visita di Putin, quale potrebbe esser stato il pungolo che ha generato il sequestro? Si è innegabilmente trattato di un’azione dimostrativa, perché oramai, questa è la prassi quotidiana dei separatisti. I filorussi, non cederanno, e vogliono il referendum. A nulla, sono valse le richieste da parte dell’Ue, dell’America e di Kiev; la tensione e la violenza sono cresciute. A Mariupol negli scontri, secondo quanto riportato dalle autorità sanitarie, ci sono stati 7 morti e 39 feriti, mentre il Ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, ha parlato di 21 morti, tra cui 20 sono separatisti.

Si immagini il clima in queste ore, mentre si organizzano i seggi nella regione di Donetsk e Luhansk, per il referendum previsto per domani, domenica 11 maggio, ma le cui operazioni di voto, sono già iniziate in 2 dei 53 seggi previsti. Le spese per organizzare la tornata elettorale, sembra abbiano avuto un costo di 1200 euro, in cui 500, sono serviti ad acquistare i toner delle stampanti. Le schede, quindi stampate in economia, portano il quesito “se si è favorevoli all’autogoverno del popolo della Repubblica di Donetsk”. Non ci sono segni di riconoscimento per evitarne la duplicazione e gli elenchi dei votanti non sono aggiornati da due anni. Come se non bastasse, non è richiesta un’affluenza minima per la validità della votazione e non è stata richiesta la presenza di osservatori internazionali, per garantire la regolarità del voto. I seggi dovevano esser aperti dalle 8 del mattino alle 22, ora locale e sono dislocati in tutte le zone sotto controllo dei ribelli. Alla chiusura, le urne dovranno esser trasferite in auto nel capoluogo, ma il problema è rappresentato dai posti di blocco, presidiati da filorussi ma anche dalle truppe governative di Kiev. Se tutto si svolgerà con regolarità, il risultato dovrebbe arrivare alle 15, le 14 in Italia. Il servizio d’ordine vedrà impegnati tutti: uomini, ragazzi e persino i bambini, ed i seggi saranno gestiti dalle donne.

Non è stato chiarito, se con i risultati del referendum la Repubblica si unirà direttamente alla Russia come è avvenuto per la Crimea. Uno dei leader separatisti, Denis Pushilin, ha detto che “non si tratta di indipendenza, ma di sovranità, della volontà del popolo”. Una dichiarazione vaga, che tuttavia non lascia presagire nulla di buono e che serve ad aprire la strada, alla serie di opzioni che circolano nella regione. C’è chi vorrebbe la decentralizzazione; chi uno Stato Federale, ed i più estremisti, l’unione alla Russia.

Naturalmente, gli avvenimenti di queste ore, hanno inasprito le posizioni dell’Europa, sugli atteggiamenti della Russia in tutta la faccenda. Sempre ieri, a Berlino, è giunto il Presidente francese  François Hollande,  per una visita di due giorni in Germania. Hollande ha incontrato la Cancelliera Angela Merkel, ed il tema principale dell’incontro è stato l’inasprimento delle sanzioni contro la Russia, visto il persistere delle azioni di Putin. Hollande ha dichiarato che si è sulla strada per la costruzione di una nuova Europa, e che ciò deve esser fatto con la collaborazione di tutti, quindi anche con un atteggiamento distensivo da parte di Mosca. Ma gli ultimi aggiornamenti sull’anticipo delle operazioni di voto, nell’est Ucraina, non spianano la strada delle trattative e non rasserenano gli animi.

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