Expo e solita malattia italiana

Soliti vizi italiani – Grandi opere e grandi tangenti. Un connubio che non passa mai di moda in Italia. Nonostante la violenta crisi economica e il nuovo vento che soffia sul Paese, dopo decenni difficili e controversi, sembra che da questo punto di vista nulla sia cambiato. Una nazione di gattopardi, dove si cerca di lasciarsi tutto alle spalle e poi si commettono sempre gli stessi errori. Anche quando si presenta un’occasione ghiotta in grado di rilanciare il prestigio italiano nel mondo, riusciamo a farci del male. L’Expo, che si svolgerà a Milano nel 2015 con titolo “Nutrire il pianeta”, era e, nonostante tutto, rimane un volano fondamentale per l’Italia desiderosa di voltare le spalle all’ultimo trentennio. Certo, quello che è accaduto negli ultimi giorni ha fatto vacillare il grande evento di fronte agli occhi internazionali. L’arresto di Angelo Paris, direttore della divisione Costruzione e smantellamento, in un’inchiesta sugli appalti è un duro colpo soprattutto se si considera la voglia di recuperare il terreno perso a causa dei rallentamenti degli ultimi anni.

Si prova a voltare subito pagina – È per questo motivo che il Presidente del consiglio sarà già martedì a Milano, insieme al ministro Maurizio Martina, “per rilanciare e rafforzare l’impegno di tutte le istituzioni a fianco del commissario unico” Giuseppe Sala, non coinvolto nelle indagini. Un appoggio arrivato anche dal Presidente della regione Lombardia Roberto Maroni, il quale ha sostenuto la necessità di “assicurare un’assoluta pulizia”. Ed è proprio il Governatore lombardo che, nelle ultime ore, ha incontrato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ed insieme hanno auspicato, nel più breve tempo possibile, la sostituzione dell’arrestato Angelo Paris, ormai ex direttore pianificazione acquisti di Expo 2015. Le istituzioni, dunque, vogliono correre ai ripari e cercare di voltare pagina nel più breve tempo possibile. Con tutta la velocità di questo mondo, però, la ferita è destinata a rimanere aperta. Nell’evento economico, commerciale e mediatico più rilevante degli ultimi anni per il nostro Paese, soprattutto in un momento storico caratterizzato da una violenta crisi economica e occupazionale, l’Expo avrebbe dovuto rappresentare la capacità e la professionalità italiana.

La malattia del Bel Paese – Un rilancio della credibilità del Bel Paese dopo anni bui, cattive figure sul palcoscenico mondiale che ci avevano costretto a stare in seconda fila nelle foto di gruppo tra le personalità principali delle nazioni maggiormente rappresentative. L’Expo, inoltre, avrebbe dovuto far sventolare la bandiera della legalità, ammainata in questi anni da scandali in ogni ambito professionale. Niente di tutto ciò. Le parole di Angelo Paris, colte in un’intercettazione, smontano ogni buon proposito: “Io vi do tutti gli appalti che volete se favorite la mia carriera”. Altro che meritocrazia da cui far risorgere la malata Italia. In un’affermazione del genere c’è un Paese che non riesce a guarire neanche in un momento come questo. “Povera Patria! Schiacciata dagli abusi del potere, di gente infame che non sa cos’è il pudore”. Cantava così Franco Battiato qualche anno fa per parlare dell’Italia. Parole dolorosamente attuali e che, come dimostra il caso Expo, non sono riconducibili solo alla sfera politica. Ogni settore è malato, perché la società italiana è affetta da un morbo difficile da sconfiggere che la sta distruggendo dal suo interno. È come un cancro. Difficile da combattere, ma non impossibile da curare.

Il compagno Greganti, una vita nell’ombra – Prendersi cura del malato e aiutarlo anche dal punto di vista esistenziale. Il cantautore catanese ci aveva visto lungo. Forse, per cercare di uscire da questo tunnel che non sembra mostrare un bagliore di luce, è necessario menzionare fatti e personaggi con tutte le loro contraddizioni. E a proposito di gente coinvolta, oltre Paris, spicca il nome di Primo Greganti. Nome noto all’epoca di Mani pulite, lavora prima come operaio nella Fiat e successivamente si iscrive al Partito comunista ed inizia a fare carriera al suo interno. Ricoprirà incarichi importanti e sarà considerato il “fiduciario del Pci”. Il primo marzo 1993 viene arrestato in base alle dichiarazioni del manager socialista della Ferruzzi, Lorenzo Panzavolta, che lo accusò di avere intascato una tangente di 621 milioni di lire per conto del partito. È il declino per Greganti, almeno fino all’Expo dove, prima dell’arresto, era riuscito di nuovo a ritagliarsi un ruolo importante. Ecco, è proprio Greganti la metafora di questo Paese. Uomo senza scrupoli pronto a tutto pur di arricchirsi. Strumentalizzando ideali e passioni, giuste o sbagliate che fossero, pur di raggiungere i propri obiettivi. Senza pensare al bene dell’Italia, ma solo a quello delle proprie tasche. È la degenerazione dell’individualismo occidentale.

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