Berlusconi, Aristotele e l’idea di amicizia

L’amicizia nella vita di Berlusconi – “Assurdo condannare Scajola, ha solo aiutato un amico in difficoltà”. Con queste parole Silvio Berlusconi ha commentato la vicenda che ha visto l’arresto dell’ex ministro dell’interno. Una dichiarazione capace di mostrare la visione della realtà del leader forzista. Il concetto di amicizia, del resto, ha sempre giocato un ruolo centrale nella vita del fondatore di Mediaset. Si può dire tutto su Berlusconi, ma non si può negare l’importanza che ha dato nel corso degli anni a questa parola. Non è da tutti gli imprenditori ricordarsi sempre, o quasi, dell’amicizia anche nel contesto lavorativo. L’ha fatto nelle sue proprietà mediatiche, inserendo personaggi (a volte come direttori) che in una normale testata avrebbero fatto fatica a ritagliarsi quel ruolo, l’ha fatto in politica, dando fiducia ad amiche e amici con un curriculum non invidiabile, per usare un eufemismo, l’ha fatto nel calcio, dove in qualche caso si è circondato di personaggi che se avessero dovuto dimostrare le proprie capacità senza i miliardi della famiglia Berlusconi, probabilmente avrebbero avuto più di un problema. Si sa, per l’ex cavaliere l’amicizia è tutto. Alcuni commentatori hanno anche avanzato l’ipotesi che se il fondatore di Forza Italia, nell’arco della sua vita, si fosse circondato di amicizie diverse probabilmente l’esito politico e personale dell’ex Presidente del consiglio sarebbe stato diverso.

Aristotele e il concetto di amicizia – Un discorso inutile, perché il numero uno del Milan considera l’amicizia come un ideale irrinunciabile e pazienza se a riempire questa parola nella sua vita sono personaggi che nella società vengono etichettati come “discutibili”. Nell’antichità il filosofo greco Aristotele, che ha dedicato al tema dell’amicizia ben due libri dell’Etica Nicomachea, sostiene:“senza amici nessuno sceglierebbe di vivere, anche se possedesse tutti gli altri beni”. In sostanza egli attribuiva all’amicizia un valore fondamentalmente morale, di arricchimento dell’altro. Ecco, probabilmente nei suoi studi Silvio Berlusconi ha preso alla lettera le parole del pensatore ellenico. Forse, però, non è riuscito ad andare oltre e si è fermato ad un’interpretazione fine a se stessa dell’idea di amicizia, oppure, al contrario, c’è stata una eccessiva esaltazione di tale concetto che ha portato ad una degenerazione. Se Aristotele, infatti, quando parla di amicizia intende un vero e proprio arricchimento dell’altro, probabilmente il cavaliere si è lasciato trasportare con eccessiva enfasi da una simile affermazione. Come potrebbe spiegarsi altrimenti il rapporto con Marcello Dell’Utri? “Arricchito”, non in senso economico, ma morale dal ruolo di chi è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. La Cassazione ha confermato la condanna e “per diciotto anni, dal 1974 al 1992, Marcello Dell’Utri è stato garante dell’accordo tra Berlusconi e Cosa nostra”, aveva sostenuto il pg Galasso davanti alla Corte. Un’amicizia interpretata male.

“Aiutare un amico in esilio” – In un mondo utilitaristico, dove l’amicizia è ridotta ad un “dare ed avere”, si inserisce bene un rapporto del genere. Non si discosta molto da quest’idea neanche la vicenda di Claudio Scajola. L’ex coordinatore di Forza Italia, insieme al catanese Amedeo Matacena, è stato coinvolto in un’altra vicenda da contenuti pieni di ombre. Secondo il principio aristotelico, utilizzato a proprio uso e consumo, l’ex ministro della Repubblica non avrebbe fatto altro che “aiutare un amico in esilio”. Nel vortice di favori a vicenda, del resto, può capitare di soccorrere un vecchio amico in difficoltà. Che c’è di male? Probabilmente niente, almeno stando alla visione della realtà dell’ex cavaliere. Nella dittatura della tecnica, dove più che uomini ci stiamo trasformando in macchine, dove il progresso della tecnologia coincide con il regresso umano se non è accompagnato da una cultura attiva, ecco che anche l’amicizia è inserita in questo vortice nichilista e materialista. Imprigionata nel gioco del “dare ed avere”, utilizzata per fini privati e personali ha perso il suo status, l’ha smarrito. Ad essa è toccata il destino degli appunti di uno studente scritti con la matita: dopo diversi anni sbiadiscono e poi si cancellano. Se lo studente in questo periodo di tempo li ha fatti propri, gli appunti non sono andati vani; ma se lo studente li ha rimossi dalla sua vita, allora gli appunti sono persi per sempre. Berlusconi ha forse commesso l’errore dello studente?

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