Stefania Giannini

Le idee della Giannini per l’istruzione – Dopo gli scandali e le polemiche sul concorso a cui hanno partecipato 50 mila aspiranti professori di seconda e prima fascia, il ministro dell’istruzione e dell’università Stefania Giannini si è detta delusa ed ha annunciato dei provvedimenti per evitare i soliti imbrogli all’italiana e per superare la mentalità di molti docenti, che l’esponente di Scelta civica ha definito “tribale”. Con l’obiettivo di cambiare tutto, la numero uno del dicastero della formazione annuncia l’intenzione sua e del governo di abolire il numero chiuso nei concorsi per accedere alla varie facoltà universitarie (soprattutto medicina), modificare la selezione della classe docente e rivoluzionare il modo in cui, dopo l’abilitazione, i ricercatori e gli associati possono ottenere una cattedra. Tutto questo, ovviamente, prevede un superamento della riforma Gelmini che “ha fatto già il suo tempo”.

Stop al test d’ingresso per medicina? – Nelle ultime settimane il ministro ha più volte sostenuto la necessità di rivedere i test d’ingresso per la facoltà di medicina, dove tra brogli e soliti ricorsi si capisce ben poco. “Il bilanciamento tra fabbisogno di camici bianchi e numero di laureati è sacrosanto, ma non è detto che il sistema dei test a risposta multipla sia il migliore. Non sono del tutto convinta – continua la titolare del dicastero di Viale Trastevere –  che le 60 domande di un test a risposta multipla concentrate nella giornata di prova debbano e possano essere il migliore strumento per misurare questa selezione”. Allora quale potrebbe essere l’alternativa? Stefania Giannini ha indicato il modello francese come un’opzione credibile:“Penso al modello francese che prevede un primo anno aperto a tutti con sbarramento finale. Se passi gli esami ti iscrivi al secondo anno, altrimenti sei fuori. Non è che così passare diventi più facile. Semplicemente si spalma la valutazione dalla prova di un singolo giorno ai risultati di un anno intero di studio”.

In cosa consiste il modello francese? – Si tratterebbe di un sistema sicuramente selettivo, ma almeno darebbe la possibilità agli studenti di mostrare le proprie capacità e competenze nell’arco di un anno di studi. Nelle facoltà sanitarie francesi il numero chiuso esiste, ma è utilizzato in modo diverso rispetto all’Italia. Il primo anno di studi, infatti, è aperto e comune a tutti i corsi, ma alla sua conclusione gli studenti sono tenuti a sostenere un esame di selezione che gli permetterà di proseguire il percorso scegliendo la direzione che preferiscono tra i corsi di medicina, farmacia, odontoiatria e ostetricia. Se si fallisce per due volte consecutive il concorso alla fine del primo anno, non ci si può ripresentare. Entrare in una Grande Ecole per gli studi sanitari, però, non è affatto una passeggiata. Nel Paese transalpino, a tal proposito, esistono corsi biennali, le Classe Préparatoire aux Grandes Écoles. Imprescindibili da frequentare se si vogliono avere concrete possibilità di accedere al proprio sogno.

L’appoggio del governatore Zaia e l’idea di abolire i concorsi locali – Su questo modello a cui guarda il ministro, c’è stato il plauso del Presidente della regione Veneto Luca Zaia: “Apprendo con gioia che oggi il Ministro Stefania Giannini ha annunciato di aver dato il via a quanto, in assoluta e totale solitudine, in compagnia solo dei ragazzi dell’Udu e della Rete degli Studenti Medi, ho chiesto e proposto sin dal lontano 2 novembre 2013, cioè l’abolizione del numero chiuso per l’accesso alle Facoltà di Medicina, la cancellazione degli assurdi test d’ingresso stile lotteria, l’istituzione di un momento di severa valutazione sugli esami e sulla qualità dello studio messa in mostra dai ragazzi’”. Stefania Giannini, inoltre, guarda anche ad altre innovazioni nel campo universitario ed afferma: “il sistema della cosiddetta abilitazione scientifica nazionale va trasformato, reso più trasparente, mentre i concorsi locali vanno aboliti per decreto. Ogni università deve poter assumere i docenti che vuole. Chi assumerà parenti e ricercatori incapaci lo farà a proprio rischio e pericolo: gli atenei che produrranno poco subiranno ripercussioni economiche, gli taglieremo i fondi”.

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