Landini, il rottamatore della Cgil

Quel legame paradossale tra Landini e Renzi – A prima vista sembrerebbe paradossale etichettare Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, come rottamatore. È strano se si considera la sua storia e l’orientamento politico, molto più radicale di Matteo Renzi ormai sinonimo italiano della parola “rottamare”, però è difficile affermare il contrario. Mentre l’attuale Presidente del consiglio proviene da una formazione politica moderata e negli ultimi anni ha lanciato una “cultura democratica” che dovrebbe lasciarsi alle spalle tanto i post-comunisti quanto i post-democristiani, Landini, che ha iniziato a lavorare a 15 anni come apprendista saldatore, proviene da un mondo che la sinistra politica attuale fatica a rappresentare. È sufficiente, per confermare una tesi simile, voltarsi indietro e guardare l’ultimo ventennio, dove molti operai votavano Forza Italia prima e Movimento cinque stelle oggi. Questa, però, è un’altra storia e affronta la tematica dell’appeal dei vari partiti tra le classi sociali. Ciò che preme sottolineare in questo caso, invece, è il paradossale legame che si è venuto a creare tra Renzi e Landini. Il primo ha rottamato, durante le ultime primarie, una classe dirigente democratica che aveva ormai fatto il suo tempo ed era ingessata su posizioni novecentesche, mentre il segretario della Fiom è da qualche mese ormai che prova a scardinare un sindacato in crisi di rappresentanza.

Una nuova visione del sindacato – Durante l’ultimo congresso della Cgil a Rimini, infatti, è emerso proprio questo tentativo. Se il sindacato, in generale, in Italia non riesce a rappresentare più tutti quei precari e giovani disoccupati italiani, allora vuol dire che c’è un grosso problema. Non qualcosa che si può risolvere da un giorno all’altro. Queste confederazioni, nell’epoca contemporanea, si sono trasformate in caste per fare carriera politica o manageriale e nella società rappresentano, con un certo peso numerico, solo i pensionati. Qualcuno potrebbe chiamarlo il crepuscolo dei sindacati, ma forse serve soltanto una riforma all’interno delle varie sigle. In primis sarebbe necessario slegarsi dal cappio della politica, come sta cercando di fare il laburista Ed Miliband in Inghilterra con le Trades Union, e successivamente maturare una visione della realtà lontana dalle zavorre novecentesche. Il mondo va avanti e leggere il nuovo millennio con le lenti del secolo passato, non fa altro che fare allontanare la gente che, per forza di cose, non vede più nel sindacato una struttura in grado di dare risposte concrete alla questione occupazionale.

Primarie, codice etico, trasparenza e giovani – Maurizio Landini, seppur tiene a marcare le distanze con Matteo Renzi e la sua visione liberal, condivide quanto appena detto e la rottura tra lui e il segretario generale della Cgil Susanna Camusso mette in luce una netta differenza di vedute. Innanzitutto il numero uno della Fiom pensa a delle primarie per scegliere il leader del sindacato, incontrando la netta opposizione della Camusso e poi insiste su un codice etico all’interno della Cgil: “il sindacato deve essere una casa di vetro sui bilanci e sulle spese. Ce lo chiedono i giovani, non Renzi. Non mi preoccupo di quello che succederà a me o di cosa otterrò io. Mi preoccupo di cosa sarà della Cgil dopo di me. La situazione non si risolve a colpi di maggioranza”. Già, Renzi. Seppur si sottolinea la lontananza dal segretario democratico, Landini parla anche di trasparenza nei bilanci e pone al centro la parola giovani. Forse c’è differenza nei contenuti tra le due figure, ma il metodo è lo stesso. Per questo motivo la lista presentata da Maurizio Landini al congresso Cgil rispetto a quella della maggioranza, è un passo avanti dal quale non si torna indietro. Se aderiscono 110 esponenti sindacali e tra loro ci sono una parte dell’ex area “Lavoro e società”, tra cui il segretario confederale Nicola Nicolosi, vuol dire che la breccia è stata aperta e lo scontro tra Landini e la Camusso potrebbe percorrere la stessa strada di quello politico tra Renzi e Bersani.

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