La First Lady si è fatta fotografare mentre tiene in mano un cartello con l'hashtag #BringBackOurGirls

Michelle Obama, ha siglato il suo sostegno alla campagna internazionale per la liberazione delle oltre 200 studentesse nigeriane, rapite nella notte tra il 14 e il 15 aprile scorso, in una scuola di Chibok,  nel nord-est della Nigeria dal gruppo terrorista di Boko Haram. La First Lady si è fatta fotografare mentre tiene in mano un cartello con l’hashtag #BringBackOurGirls, scritto con un pennarello nero su un foglio bianco, e poi messo su Twitter, con la firma “MO”, ovvero che l’ha scritto di suo pugno.

La campagna lanciata sul web, è stata un’idea di Malala, la ragazza sotto tiro dei taliban per aver condotto una battaglia a favore dell’istruzione femminile. All’iniziativa, si sono già unite persone di tutto il mondo, tra queste figurano anche Hilary Clinton e Angelina Jolie. Ieri sera anche qui in Italia, il cantante Piero Pelù durante il programma The Voice of Italy, ha lanciato l’appello ad aderire con un Twitt, a favore delle ragazze rapite.

Il sequestro delle giovani nigeriane, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, è opera di Boko Haram che tramite un video di 57 minuti, inviato lunedì, in cui è apparso Abubakar Shekauha, ha fugato ogni dubbio in merito alla matrice del rapimento. Secondo quanto ha dichiarato nel filmato, il capo dei terroristi, Allah gli avrebbe comandato di venderle come spose, dopo averle ridotte in schiavitù. Uno degli scopi del rapimento delle studentesse, è di origine religiosa; di fatti, il gruppo jihadista è deciso a far convertire le ragazze all’islam. Le dinamiche del sequestro sono state rese note da due delle giovani riuscite a sfuggire all’agguato. I terroristi, avevano avuto libero accesso al dormitorio perché si erano identificati come soldati, ed una votla dentro, facendo fuoco ed uccidendo un agente di polizia ed un militare, hanno potuto dare il via libera al sequestro.

Ciò che preoccupa, è l’intenzione di voler vendere le giovani come schiave-spose e le precarie condizioni in cui sono costrette dai carcerieri. Secondo alcune fonti d’intermediazione, due delle ragazze avrebbero perso la vita a causa del morso di un serpente ed altre 20 si sono ammalate per le carenze igieniche e sanitarie. La fonte ha detto che Boko Haram sembra disposto a negoziare i termini di riscatto per il rilascio.

Le voci che erano state diffuse in precedenza – secondo cui alcune di loro erano già state vendute come schiave in Camerun e Ciad per 12 dollari l’una – non sembrano fondate, ma la situazione è drammatica.

Sul piatto della diplomazia, c’è anche la questione di come sia stata gestita l’intera vicenda da parte del governo nigeriano. I genitori delle rapite, hanno detto che non vi è stata alcuna partecipazione alle ricerche ed una totale assenza di collaborazione da parte del potere.

La dice lunga, l’atteggiamento nei confronti delle attiviste che si sono battute per la liberazione delle studentesse; una di loro è stata arrestata ad Abuja, la capitale della Nigeria e rilasciata dopo qualche ora. Ad impartire l’ordine, è stata la moglie del presidente nigeriano, Goodluck Jonathan. Patience Jonathan, ha dichiarato che l’arresto si è reso necessario perché l’attivista aveva organizzato la marcia di protesta per la liberazione delle ragazze. La First Lady nigeriana, avrebbe addirittura sostenuto che il sequestro non era mai avvenuto e le attiviste al contrario, apparterrebbero a Boko Haram e che le loro azioni sarebbero state un tentativo d’infangare il nome del presidente.

Il governo nigeriano, è nell’occhio del ciclone perché gli attacchi sulla gestione del rilascio, lo hanno messo in imbarazzo agli occhi della comunità internazionale. Il Presidente Goodluck Jonathan, ha provato a smorzare i toni, rilasciando un’intervista ai media, a cui ha dichiarato: “Il nostro Paese è sottoposto ad una grande prova, molto dolorosa” ed ha chiesto l’aiuto di Barack Obama per porre un freno all’ondata di violenze operate da Boko Haram. Ma Goodluck ha anche richiesto l’impegno degli altri stati, menzionando l’Inghilterra, la Francia e la Cina. Persino, durante  l’incontro del Consiglio Europeo, tenutosi a Vienna questa settimana, si è discusso della Nigeria ed i contributi di sostegno sono venuti dall’Italia con la presenza del Ministro Mogherini e dalla Russia.

Il Ministro della Difesa francese Jean-Yves le Drian, ha detto in queste ore, che sarà fornita piena assistenza al governo nigeriano per provare ad individuare le ragazze rapite e riportarle a casa dalle famiglie.


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