Scajola arrestato dalla Dia

Scajola favoriva la latitanza di Matacena – La Dia di Reggio Calabria ha arrestato l’ex ministro Claudio Scajola. L’esponente di spicco di Forza Italia è stato fermato all’hotel Imperial della Capitale. Oltre al politico sono stati emessi sette provvedimenti di custodia, molti sono imprenditori italiani e c’è anche la segretaria di Scajola, Roberta Sacco. Tra gli arrestati risultano personaggi legati all’imprenditore reggino ed ex parlamentare forzista Amedeo Matacena, anche lui colpito dal provvedimento insieme alla moglie Chiara Rizzo e alla madre Raffaella De Carolis. Il calabrese è latitante da diverso tempo dopo una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Matacena, secondo gli inquirenti, tentava di trasferirsi in Libano con il supporto dell’ex ministro. I due sarebbero stati incastrati da intercettazioni telefoniche, in cui sarebbe coinvolto anche Bruno Mafrici, un faccendiere legato al clan De Stefano di Reggio Calabria. Le perquisizioni orchestrate dalla Direzione antimafia di Reggio Calabria hanno portato al sequestro a società commerciali italiane, collegate a società estere, di ben 50 milioni di euro circa. Molto probabilmente si tratta del patrimonio dello stesso Matacena. L’arresto di Scajola ha suscitato l’immediata reazione di Silvio Berlusconi: “non ne conosco i motivi, ma sono molto addolorato per lui”. Il cavaliere ha tenuto a precisare, inoltre, che la recente esclusione del forzista dalle liste per le elezioni europee non è avvenuta perché si aveva sentore di un’inchiesta giudiziaria nei suoi confronti.

La biografia di Scajola. Berlusconiano della prima ora – Anche se Claudio Scajola non risulta nell’elenco degli eleggibili in Forza Italia per il Parlamento di Strasburgo, è sempre un brutto colpo per il partito. Già nelle ultime settimane il movimento di centrodestra aveva dovuto registrare diversi addii tra le sue fila, oltre ai problemi giudiziari di Berlusconi che ormai sembra aver perso il proprio appeal sulla scena politica italiana. La rincorsa alla soglia del 20%, che sarebbe stata raggiunta secondo il sondaggio pubblicato questa mattina dal quotidiano La Stampa, potrebbe subire un rallentamento con il fermo di un berlusconiano della prima ora. Scajola è nato ad Imperia, ed è stato dirigente Inpdap. Deputato da quattro legislature, è stato eletto per due volte nel Popolo della Libertà e per altrettante volte nelle liste di Forza Italia. Dal 2006 al marzo 2008 è stato Presidente del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato. Nel vari governi Berlusconi è stato Ministro delle attività produttive, Ministro dell’interno, Ministro per l’attuazione del programma di governo e ministro dello sviluppo economico. Dal 1998 al 2001 gli è stato affidato il Coordinamento nazionale di Forza Italia e dal 1996 al 1998 è stato il responsabile nazionale dell’organizzazione di Forza Italia. Nel 2010 era stato coinvolto nel caso della casa vicina al Colosseo, acquistata in parte con i soldi dell’imprenditore romano Diego Anemone. A gennaio 2014 Scajola è stato assolto perché il fatto non costituisce reato. I soldi, infatti, erano stati versati “a sua insaputa”. Inoltre è stato per due volte sindaco della città di Imperia: nel 1982-1983 e nel 1990-1995. È una vita per la politica e soprattutto per Berlusconi e Forza Italia, quella di Claudio Scajola. Si capisce, dunque, come potrebbe esserci un contraccolpo all’interno del movimento dopo l’arresto.

La biografia di Amedeo Matacena – Staremo a vedere. L’altro nome che emerge con forza dalle indagini della Dia di Reggio Calabria, è quello di Amedeo Matacena.Imprenditore catanese il cui nome è legato alla famiglia che diede vita, nel 1965, alla Caronte Spa. Amedeo Matacena è soprattutto un noto ex parlamentare berlusconiano, avendo militato per ben due legislature (dal 1994 al 2001) nelle file di Forza Italia, eletto nel collegio di Reggio Calabria. Ed è proprio alla Calabria che si legano le disavventure giudiziarie dell’ex deputato forzista. Matacena era già stato coinvolto nella maxi inchiesta “Olimpia” dei primi anni ’90, quando furono ricostruiti dalla Dda di Reggio molti eventi criminali e i rapporti ‘ndrangheta-politica del capoluogo calabrese. È in seguito, però, che arriva la condanna più dura nei confronti dell’ex marito dell’annunciatrice della Rai Alessandra Canale. Quando, a tal proposito, viene condannato in via definitiva a cinque anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Negli ultimi anni ha fatto spola tra le Seychelles, gli Emirati, dove è stato arrestato in agosto e poco dopo rilasciato, e adesso Matacena stava per abbandonare Dubai per recarsi a Beirut. Già, la stessa meta di Marcello Dell’Utri.

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