Riforma del Senato, ok a testo base del governo

Prima lo stop sull’emendamento Calderoli – “ Riforma del Senato. Approvato il testo base del Governo. Molto bene, non era facile. La palude non ci blocca! È proprio #lavoltabuona ”. Con queste parole il premier Matteo Renzi ha commentato l’approvazione del testo base del governo della riforma del Senato in commissione affari costituzionali.

Il Presidente del consiglio può tirare un sospiro di sollievo, perché prima del via libera la maggioranza si era spaccata a causa dell’emendamento Calderoli sull’eleggibilità dei senatori, che aveva ottenuto 15 voti favorevoli. Oltre al fautore del Porcellum hanno dato il proprio assenso i cinque senatori di Forza Italia, i quattro del Movimento cinque stelle, Sinistra ecologia e libertà e anche Mario Mauro dei Popolari per l’Italia, appartenente alla maggioranza. Dopo una breve pausa, alle 22.30 il governo ha incassato l’approvazione del testo base con 17 si e quindi anche con qualche approvazione da parte di senatori forzisti. Il via libera all’ordine del giorno non ha conseguenze dirette sul testo in discussione, ma ha un valore politico non indifferente. Possono spiegarsi in questo modo i cinguettii di Matteo Renzi, oppure le parole del ministro Maria Elena Boschi e dell’esponente del Ncd Maurizio Sacconi. Dopo passa il testo dell’esecutivo – L’esecutivo ha vinto un braccio di ferro lungo ed estenuante con il leghista Roberto Calderoli, il quale aveva cercato in tutti i modi di dividere la maggioranza tramite emendamenti. In un primo momento c’era riuscito (grazie al voto di Mario Mauro e all’assenza del democratico Corradino Mineo, uno dei firmatari del ddl Chiti), ma mezz’ora dopo ha avuto la meglio la proposta messa a punto dalla presidente della commissione Anna Finocchiaro. Il padre dell’ultima legge elettorale non l’ha presa molto bene e immediatamente si è scagliato contro Berlusconi e Forza Italia. “Se ne sono usciti vivi lei e Renzi – sostiene Calderoli –  è solo grazie al tradimento di Berlusconi che fino alle 20.20 mi diceva tieni duro non dovrà mai passare il testo del governo prima del 25 maggio. Noi saremo con te fino in fondo. Alle 21.15 cambia tutto”. Di tutt’altro avviso, ovviamente, le dichiarazioni del ministro Boschi: “È stato compiuto un passo avanti importante. È stato adottato il testo base ed è quello del governo”. Dopo il temporale arriva il sereno per l’esecutivo. In una serata particolarmente tesa dove, secondo qualche agenzia di stampa, il ministro Boschi aveva intimato dimissioni se il testo base approvato fosse risultato diverso da quello del governo. Frasi successivamente smentite dalla stessa Boschi: “Non l’ho mai detto”. L’attacco della Camusso e la risposta di Renzi – Si è conclusa in questo modo una giornata delicata per il governo, dove il renziano Roberto Giachetti tramite twiter aveva invitato, ancora una volta, Matteo Renzi a ritornare al voto a causa della palude che si starebbe formando a Palazzo Madama (“Caro Matteo Renzi purtroppo sono stato facile profeta su riforme… Fidati di me andiamo a votare. #machitelofafare”).

Le dichiarazioni, però, che hanno fatto più rumore nelle ultime ore sono state quelle del segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che dal XVII congresso nazionale invita il governo a “cambiare verso” e accusa il Presidente Renzi di “distorcere la democrazia” a causa dell’autosufficienza governativa messa in evidenza dall’esecutivo dell’ex sindaco fiorentino. Non si è fatta attendere la replica del premier: “Noi stiamo cercando di cambiare l’Italia, se i sindacati vogliono dare mano lo facciano ma sappiano che la musica è cambiata, non possono pensare decidere o bloccare tutto loro. Se vogliono dare una mano bene ma noi non stiamo ad aspettare loro. Se i sindacati vogliono cambiare l’Italia insieme a noi ci stiamo ma in un momento in cui tutti fanno sacrifici, anche la politica, anche i sindacati devono fare la loro parte partendo dalla riduzione del monte ore dei permessi e mettendo online tutte le loro spese. Il fatto che il massimo dell’elaborazione concettuale del leader Cgil sia l’attacco al governo – conclude il Presidente del consiglio – e non la preoccupazione per i disoccupati, è triste per i militanti della Cgil. Se Camusso ha un problema interno perché Landini chiede cose diverse è problema loro, noi vogliamo discutere ma basta con il potere di veto”.

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