Guerra in Ucraina. Putin incontra il presidente dell'Osce

Oggi, a Mosca, Vladimir Putin e Didier Burkhalter – Presidente della Svizzera e Presidente di turno all’Osce – si incontreranno per tentare di trovare “la quadratura del cerchio” nella risoluzione di una crisi, quella ucraina. “Ricerca del dialogo nazionale”, la parola d’ordine, in un contesto di fuoco e tensione in cui oramai la situazione, è quasi del tutto “fuori controllo”. Si tenta per l’ennesima volta, di raggiungere l’accordo e il compromesso tra il governo di Kiev ed i separatisti filorussi. Sul fronte delle operazioni militari, frattanto, è atteso a Varsavia, Rasmussen, il Segretario Generale Nato. Ieri a Vienna, Serghiei Lavrov, Ministro degli Esteri russo, ha incontrato il Ministro tedesco Frank-Walter Steinmeier durante una riunione del Consiglio d’Europa per lanciare la proposta di una seconda conferenza di Ginevra, nonostante sia stata chiara la percezione scettica sugli esiti positivi di un secondo incontro. Infatti, se continuerà ad innalazarsi il muro tra i separatisti e Kiev, continueranno ad esser disattese le promesse fatte nell’incontro del 17 aprile scorso. Per Mosca, è fondamentale, nella prosecuzione dell’iter diplomatico, che Kiev dia l’ordine tassativo e perentorio di non usare l’esercito contro il popolo. Ma la risposta dell’Ucraina è stata chiara e semplice: Kiev non vuole i separatisti ai colloqui internazionali poiché “in qualità di governo ucraino rappresenta tutte le regioni dell’Ucraina”.

L’esercito ucraino continua la sua offensiva e dopo i tragici avvenimenti di Odessa, in cui circa 40 filorussi sono morti a causa dell’incendio nella Casa dei Sindacati, nella città costiera di Mariupol è stato ripreso il controllo del Municipio, la Guardia Nazionale ha fatto irruzione ed ha costretto i separatisti a lasciare l’edificio.

Le accuse, sulla responsabilità della guerra civile, si susseguono e le vittime aumentano; in questi ultimi giorni post Odessa, ci sarebbero state altre 30 persone uccise negli scontri senza contare i feriti, e da entrambe le parti. A Donetsk i filorussi, ieri hanno abbattuto un altro elicottero, il terzo in una settimana; l’aeroporto è stato bloccato ed i voli annullati. Si continua a parlare di “catastrofe umanitaria per la scarsezza di medicine e derrate alimentari”. Mosca, procede nell’esternazione della sua indignazione, e si esprime tramite le parole del Presidente della Duma russa, Serghiei Narishkin: “In Ucraina è in corso un genocidio del popolo russo e ucraino, e la colpa di tutto ciò è di un piccolo gruppo di avventuristi che ha preso il potere a Kiev”. Secondo quanto dichiarato, le milizie nazionaliste non sono state disarmate e invece procedono le spedizioni punitive contro la popolozione dell’est Ucraina. Il Presidente della Duma, ha chiesto “la difesa dei diritti umani e la federalizzazione del Paese”. Narishkin, bisogna dirlo, è uno dei soggetti penalizzati dalle sanzioni con il divieto d’ingresso nell’Ue e negli Stati Uniti.

E tutte le parti in causa, guardano al 25 maggio, data fissata per le elezioni presidenziali. A Vienna, è stata chiesta “una tregua” che Kiev asserisce di volere e domanda alle diplomazie internazionali, di “fare il possibile per eliminare le minacce e le provocazioni esterne sostenute dalla Russia”. Gli alleati occidentali, sono in linea con Kiev su questo, e a loro volta, dichiarano che Mosca, con i tentativi di rinvio delle elezioni, voglia in realtà boicottarle. Lavrov, indispettito, ha detto che “l’Ucraina non è l’Afghanistan” ed ha fatto notare che è “abbastanza insolito tenere le presidenziali mentre l’esercito è usato contro la popolazione”.

Un avvertimento rivolto a tutti: Kiev, Stati Uniti e Ue. Nella situazione di caos da guerriglia, dell’est Ucraina, Mosca non garantisce né la partecipazione né la regolarità del voto, ma non permette che si parli di boicottaggio, quanto piuttosto, di questioni di sicurezza nazionale e rispetto dei diritti umani. Ancora un altro giorno, dunque, aspettando gli esiti dell’incontro di oggi a Mosca; ancora un altro giorno per capire se l’idea di un secondo incontro diplomatico a Ginevra sarà utile e definitiva, oppure se la fiducia diplomatica non sia eccessiva, e ancora una volta, “sia tutto da rifare”.

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