Franco Ortolani a Report Rai3

Un pozzo profondo da usare per la reiniezione di fluidi inquinanti e non, o di metano o anidride carbonica con una elevata pressione, costituisce un intervento invasivo; tanto più lo è se realizzato in un sottosuolo notoriamente instabile tettonicamente e per di più carico di energia tettonica da molti decenni o secoli. Coloro che intendono realizzare tali interventi, secondo il DL 152, devono elaborare uno Studio di Impatto Ambientale da sottoporre per la validazione alle istituzioni pubbliche.

Lo studio VIA deve essere redatto ai sensi del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2006 – Supplemento Ordinario n. 96 che all’art. 24 (finalità della VIA) recita: la procedura di valutazione di impatto ambientale deve assicurare che nei processi di formazione delle decisioni relative alla realizzazione di progetti individuati negli Allegati alla parte seconda del presente decreto siano considerati gli obiettivi di proteggere la salute e di migliorare la qualità della vita umana, al fine di contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento della varietà delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema in quanto risorsa essenziale di vita, nonché gli obiettivi di garantire l’uso plurimo delle risorse naturali, dei beni pubblici destinati alla fruizione collettiva, e di assicurare lo sviluppo sostenibile. In pratica il decreto n. 152 obbliga i proponenti a dire la verità circa le problematiche ambientali individuando tutte le caratteristiche fisiche che possono essere influenzate dall’intervento proposto direttamente e indirettamente. Quindi non solo gli impatti causati dall’intervento ma anche quelli che i fenomeni naturali possono indurre sulle opere da realizzare in superficie e nel sottosuolo.

Si tenga presente che lo studio di impatto ambientale che i proponenti elaborano costituisce l’unico elemento progettuale sulla base del quale viene data la concessione pubblica per realizzare l’intervento proposto. Tra gli aspetti da valutare ci sono quelli impiantistici e quelli ambientali. Questi ultimi non sono solo relativi a fauna e flora, rumore ecc. ma devono comprendere tutte le problematiche geoambientali che possono sinergicamente agire nel determinare impatti fisici come il sottosuolo instabile tettonicamente e carico di energia tettonica, come si evince da dati pubblicati da INGV, che non sono dati segreti e inaccessibili. Uno studio di impatto ambientale palesemente carente, che non individua quello che è noto, cioè la presenza del sottosuolo instabile tettonicamente e i problemi connessi che possono derivare dalle reiniezioni di fluidi ad alta pressione, non è espletato dal proponente nel rispetto del DL 152: quindi è una relazione progettuale fuorviante e fuorilegge perché, volutamente, nasconde il pericolo principale ed inganna i distratti valutatori. Quindi c’è la volontà di nascondere il principale problema naturale che può interferire con le opere progettate e può interessare la sicurezza ambientale e dei cittadini di una vasta area.

Questo equivale, o no, ad un reato in quanto non si rispetta il DL 152? I rappresentanti delle Pubbliche Istituzioni che validano uno Studio di Impatto Ambientale palesemente fuorviante ed ingannatore e danno la concessione per realizzare gli interventi commettono, o no, anche essi un reato?

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Non perdete il servizio che andrà in onda su Report Rai 3 lunedì 12 maggio prossimo, in cui parlerò delle attività antropiche invasive nel sottosuolo tettonicamente instabile con faglie sismologiche e sicurezza dei cittadini.

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