Hollande tenta il rilancio dopo due anni fallimentari

Francois Hollande, ha deciso di giocare la carta del “rilancio” a due anni dal suo insediamento all’Eliseo. Dopo aver impostato il suo programma sull’identificativo “cambiamento”, Hollande introduce un nuovo termine per inaugurare i prossimi tre anni di presidenza: “Inversione”. Orbene, mettendo da parte la mazzata che lo ha colpito, a seguito delle vicende “private” che ne hanno decretato il crollo dell’indice di gradimento sotto il 20%, addirittura battendo lo stesso Sarkozy, che risulta essere meno impopolare di lui con il 30% di gradimento. Ponendo in secondo piano, gli errori tra suoi stretti collaboratori e le dimissioni nel governo. La prima fase della sua presidenza, ha come caratteristica quella di molte riforme, rimaste allo stato embrionale e mai realizzate, a parte il punteggio favorevole raggiunto con le nozze gay.

Le dichiarazioni di Hollande, vogliono ridare un’iniezione di fiducia quando dice: “siamo a un momento decisivo, si disegna una ripresa. In Europa la tendenza è chiara, negli Stati Uniti è anche confermata, gli investitori fremono, le previsioni migliorano e torna la crescita”. Si giustifica, assicurando che la la situazione è destinata a migliorare, sebbene le condizioni di questi ultimi due anni, abbiano segnato un arresto nell’economia ed in particolare l’aumento del tasso di disoccupazione, nonostante lui avesse rassicurato che entro il 31 dicembre del 2013, ci sarrebbe stato un cambio di direzione. La ripartenza, è stata affidata al governo di Manuel Valls, uno che sa quello che vuole e decide rapidamente per realizzare i programmi, tutt’altra storia rispetto alla prudente riservatezza di Jean-Marc Ayrault.

Holland ha fatto il mea culpa, sull’inversione della curva di disoccupazione, ammettendo pubblicamente il fallimento, ma non ci sta a gettare la spugna ed affida il nuovo corso di accelerazione sulle riforme, al patto di stabilità varato dal governo Valls. Un piano passato dopo le resistenze della maggioranza e che prevede di far scendere il deficit, sotto al 3% del Pil entro il 2015; un piano di 50 miliardi di tagli, che però non tranquilizza del tutto la Commissione Europea che invece prevede tra il 3,9% e il 3,4% sul rapporto deficit-Pil. Il presidente in tv ed alla radio ha così sottolineato il rinnovo del rapporto di fiducia con i suoi elettori: “Dobbiamo andare ancora più velocemente perché per i francesi è indispensabile, vogliono dei risultati”.

Valls rappresenta l’uomo giusto al posto giusto, dopo la sconfitta della maggioranza alle recenti amministrative e lo ha urlato nel suo discorso per ottenere il via libera al piano di recuero con il suo”J’assume, oui j’assume”, nel senso del “mi assumo la responsabilità”, ripetuto ben 8 volte per far capire bene il messaggio agli scettici socialisti della sua maggioranza che lo hanno accusato “di appiattirsi sulle richieste di Bruxelles e Berlino”. E pur avendo fatto degli strappi sui salari minimi degli impiegati e sui sussidi di disoccupazione, in 50 tra i deputati non hanno approvato la ricetta del nuovo primo ministro. Per Valls, che ha grande popolarità nei sondaggi, le decisioni che sono state prese in merito all’adozione o meno del patto di stabilità, saranno vincolanti per il futuro del governo, per la capacità di amministrare e d’esser credibile della Francia stessa.

Dunque, la legge tanto temuta dai social-scettici della maggioranza, ha messo in cantiere un taglio di 50 miliardi di euro da qui al 2017, che con il cosiddetto “patto di responsabilità” prevede uno sgravio fiscale di 40 miliardi per le imprese, che dovrebbe ridare impulso all’economia, e facilitare le assunzioni, facendo girare la produzione ed aumentando il potere d’acquisto. Solo 5 miliardi invece saranno destinati agli sgravi per le famiglie. E quest’ultima misura, unita alle precedenti, non è andata giù ad una parte dei deputati ed ha fruttato l’astensione di 41 Socialisti e dei Verdi, i quali hanno scelto la via dell’astensione, ed ha pertanto aperto una crepa nel sostegno non solo a Valls ma allo stesso Hollande, nella fase del “nuovo corso”che si prevede sarà lungo e faticoso, mentre a breve, è fissato l’appuntamento con le elezioni europee.

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