Gastone, non sarebbe stato lui a sparare

L’esame che scagiona Gastone – Ciro Esposito è stato operato d’urgenza questa notte al  Policlinico Gemelli di Roma e la madre del ragazzo fa sapere che “gli è stato tagliato un pezzo di colon, insomma la situazione è ancora delicata”. Già domenica il giovane era andato sotto i ferri, a causa del proiettile che aveva trapassato il polmone, spezzato la quinta vertebra e si era fermato alla colonna vertebrale. La famiglia del tifoso napoletano si dice stanca, ma intanto arriva una notizia sorprendente. È risultato negativo l’esame dello stub sull’ultrà romanista Daniele De Santis. Quindi non è stato lui a sparare, anche se rimangono in piedi le accuse di tentato omicidio in base ad altri elementi nelle mani degli inquirenti. Allora chi è stato? Alcuni testimoni affermano che l’ultrà giallorosso era con altre tre persone e potrebbe essere stata una di loro a far partire il colpo. Staremo a vedere.

Alcune società frenano sulle norme anticipate dal governo – Intanto le indagini procedono senza sosta, dopo l’intervento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano che aveva invitato le società di calcio ad usare il pugno duro nei confronti delle tifoserie violente e a rompere qualsiasi rapporto. Stesso contenuto anche nelle affermazioni del premier Renzi, mentre il ministro dell’interno Angelino Alfano invita le dirigenze dei club calcistici a fare direttamente la loro parte contro gli ultras. Si pensa al modello inglese, ma già si levano le prime perplessità di alcuni presidenti. Claudio Lotito, numero uno della Lazio, sostiene che “il daspo a vita è inutile” e Silvio Berlusconi, patron del Milan, sostiene l’inutilità di affidare la sicurezza alle società di calcio. Molte di loro, fa notare il leader di Forza Italia, hanno grossi debiti finanziari (l’operazione costerebbe 20 milioni) e sono anche incompetenti in materia. Se è necessario un coinvolgimento vero e reale dei club, è altrettanto vero che lo Stato non può delegare il tema sicurezza a società sportive.

La curva napoletana avrebbe pronte delle magliette pro- Speziale – Nel frattempo non si spengono le polemiche neanche tra i vari ultras. La notizia non è stata confermata ufficialmente, ma non sono arrivate neanche smentite. Il gruppo della curva A del Napoli, per la partita di questa sera di campionato contro il Cagliari al San Paolo, sta pensando di presentarsi con la stessa maglia, con la scritta “Speziale libero”, che indossava domenica sera il loro capo Gennaro De Tommaso. A quanto si apprende da fonti via internet, le magliette fatte stampare sarebbero circa 30mila e simboleggerebbero la risposta contro, secondo loro, gli attacchi al Napoli e alla sua tifoseria. Appresa questa notizia, non si sono fatte attendere le parole della vedova Raciti, la quale ha affermato in diretta su Radio 24: “E’ una vergogna, sentire anche questo. A questa notizia deve dare una risposta il presidente del Consiglio”. Se si verificherà l’evento, lo Stato dovrà dare una risposta forte e la donna ha dato il suo parere in merito: “Chiudete, non fate giocare, basta. Uno Stato forte prende delle misure forti, non è essenziale una partita di calcio, se ne può fare anche a meno. Ognuno sta a casa sua e si evitano problemi, vabbè c’è una perdita economica ma non è colpa mia. Un lavoro non può creare così tanti problemi, il lavoro deve rendere a una persona dignità perché porta onestamente a casa i soldi, ma alcuni lavori tolgono serenità a chi dovrebbe svolgere un servizio che dovrebbe garantire sicurezza ai cittadini. Questa delle magliette invece è la risposta che incassa lo Stato”. Marisa Grasso è un fiume in piena, ed aggiunge: “Se lo Stato fosse forte, queste cose non sarebbero accadute. Io purtroppo mi aspetto che oltre a mio marito, che avrei voluto fosse l’unico sacrificio, ci siano altri Filippo Raciti. Lo Stato è debole, aspettiamoci di tutto. E’ davvero una vergogna sentire anche questa cosa delle magliette. Questo Speziale, che non io non nomino mai, è un assassino e uno spacciatore di droga. E’ un mercante di morte. Questo si pubblicizza”.

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