La goccia che ha fatto traboccare il vaso – I fatti di sabato, prima e durante la finale di Coppa Italia a Roma, a quanto pare sono stati la goccia che hanno fatto traboccare il vaso. Ormai colmo da anni di violenze e ricatti, il contenitore non poteva più tollerare al suo interno simili gesti ed atteggiamenti. Allo sdegno unanime, dopo ogni avvenimento che non aveva niente a che fare con il concetto di sport, seguiva un’indifferenza che faceva passare in secondo piano la gravità di ciò che era accaduto. Questa volta, però, si è passato il segno o più semplicemente anche le istituzioni, tanto politiche quanto sportive, si sono rese conto della degenerazione che hanno assunto i cosiddetti ultras e della profondità di una problematica intrecciata anche con la malavita. La brutalità di Gastone e il ruolo dentro lo stadio di Genny’a Carogna hanno impressionato la maggior parte degli italiani e così, nella giornata di ieri, il Viminale ha avviato una rapida serie di incontri per stringere il cerchio e cercare una vera soluzione a tutta la vicenda.

Ddl del governo entro la fine del campionato – Il ministro Alfano si è attivato e ha incontrato alcuni prefetti e dirigenti del dicastero, insieme ai quali ha abbozzato una legge anti-ultras e in generale per il calcio. La proposta, che non sarà un decreto ma una vera e propria legge, prevederà alcuni punti già ben chiari alle autorità: daspo oltre i cinque anni, daspo a vita e vigilanza raddoppiata sul tifo organizzato ed infiltrazioni criminali e divieti preventivi di ingresso agli stadi. Tutto dovrà essere messo nero su bianco entro la prossima settimana per il Consiglio dei ministri e i tempi di approvazione parlamentare dovranno anticipare l’inizio della successiva stagione calcistica. È l’imperativo categorico del governo, che con ogni probabilità varerá il ddl entro il 18 maggio. Il pugno duro del governo ha come obiettivo quello di far si che in Italia non si ripetano più scene del genere. Norme che in Inghilterra, per fare un esempio, furono attuate già negli anni ottanta contro curve violente e derive criminali.

Daspo a vita e prevenzione – Le parole della vedova Raciti, trasmesse da diversi organi d’informazione, pesano come un macigno sulla credibilità delle istituzioni: “È una vergogna lo stadio in mano ai violenti e lo Stato non reagisce e quindi ha perso”. Probabilmente anche simili affermazioni hanno spinto il Presidente del consiglio e il ministro dell’interno ad attivarsi nel giro di poche ore. La misura più dura sarà il daspo a vita per coloro che si macchieranno di atti violenti fuori o dentro lo stadio. Saranno radiati a vita dagli spalti e quindi costretti a vedere il match tramite le tv. Inoltre verrà introdotto una sorta di daspo preventivo. Si tratta di maggiore libertà per gli inquirenti, che potranno vietare l’ingresso negli stadi ad individui considerati potenzialmente pericolosi. Ci saranno, da parte delle forze dell’ordine, controlli prima delle partite e una bonifica del territorio intorno lo stadio.

Cosa faranno i club? – Nell’imminente ddl si cercherà di colpire anche il tifo organizzato, ovviamente non tutto. In molti gruppi, però, si annidano semplici violenti o disperati che hanno un solo fine: creare scompiglio e disordini nelle arene dell’epoca contemporanea. Con simili norme, l’esecutivo spera di conferire il colpo di grazia al tifo violento. Se le istituzioni faranno la loro parte, anche i vari club calcistici dovranno attivarsi per mettere fuorigioco questi loschi indivudui. Le prime mosse, ad esempio, potrebbero essere quelle di avviare la costruzione di stadi di proprietà e a misura di tifoso, non cedere ai ricatti ed imporre ai propri giocatori un’etica da seguire che funga da esempio per le giovani generazioni. In questo modo, probabilmente, avremo meno Carogne e più sportivi.

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