Kenya Nairobi

Ieri sera, sull’autostrada Nairobi-Thika, nella zona nord-est della capitale, a bordo di due bus pieni di passeggeri, c’è stata una doppia esplosione, in cui sono rimaste uccise tre persone, mentre quelle ferite, si attestano ad oltre una settantina. Il nuovo attentato ha seguito, quello avvenuto il giorno prima a Mombasa, dove è esplosa una bomba nei pressi del Reef Hotel, albergo nel quartiere di Nyari, ed un’altra esplosione ha avuto luogo nel quartiere di Mwembe Tayari, nel centro città. Anche qui, ci sono state tre vittime decedute e diversi feriti. Dall’inizio del 2014, quando durante le festività natalizie e del capodanno, venne lanciata una granata dentro un caffè della zona turistica di Diani, a sud di Mombasa – in cui rimasero ferite oltre 10 persone – il fenomeno terroristico in Kenja si è intensificato. Da qui, le misure restrittive adottate dal governo che per prevenire nuovi attacchi, ha tratto in arresto, migliaia di persone, per la maggior parte di etnia somala. I sospetti degli ultimi attentati, ricadono sempre sui miliziani islamici di Al Shabaab, gruppo estremista legato ad Al Qaida. Le tensioni tra il Kenja e i terroristi sono aumentate dal 2011, dopo l’intervento delle forze keniote contro i miliziani islamisti. Il Paese africano ha da tempo, ruolo di mediatore nei processi di pace del vicino Sudan ed in Somalia. Ha promosso la creazione di un governo di transizione nello stato somalo, che è nato a Nairobi e qui ha svolto il proprio mandato. Il Kenya è considerato la prima potenza nell’Africa orientale, è il paese più ricco per quanto riguarda il reddito pro capite; promuove lo sviluppo ed i processi d’integrazione ed ha il primo posto all’interno della Comunità dell’Africa Orientale (Eac) e nel Mercato Comune per l’Africa Orientale e Meridionale (Comesa). Certo, ha al proprio interno diversi fattori di contraddizione, come il fatto che la sua popolazione sia composta da più di 40 gruppi etnici, di cui il gruppo maggioritario è rappresentato dai Kikuyu. Molti dei conflitti legati ai terreni agricoli, sono di matrice etnica e questo influisce sull’economia quando sfocia in violenza. E sebbene, l’80% della popolazione sia cristiano, il 10% musulmano, rappresenta una voce significativa e coesa all’interno dei territori.  Inoltre, dopo l’inasprimento del conflitto contro il terrorismo e dopo la micidiale carestia che ha colpito nel 2011, il Corno d’Africa, il Kenya ha dovuto accogliere oltre 400.000 rifugiati, in gran parte somali ma anche sudanesi e provenienti dall’Etiopia, Tuttavia, nonostante le numerose difficoltà interne, si è di fronte ad un Paese in cui il turismo internazionale ricopre una fetta importante dell’economia, consentendogli di avere degli ottimi rapporti diplomatici con i paese stranieri occidentali; relazioni che non possono essere ostacolate dai terroristi e che hanno fatto adottare al Kenya determinate strategie. Infatti, le attività terroristiche degli islamici radicali di Al-Shaabab nella Somalia meridionale, sono una delle principali fonti di rischio per gli equilibri politici ed economici del Kenya.  Data l’enorme fragilità della frontiera nella parte nordorientale del paese, spesso si sono verificate incursioni delle milizie somale entro i confini del Kenya, che ne hanno minato la sicurezza interna ed hanno costretto ad invadere militarmente la Somalia, nell’ottobre 2011. Dopo aver conquistato la città portuale di Kismayo, le forze estremiste islamiche hanno subito un indebolimento all’interno dei territori somali ma questo ha successivamente scatenato una ripresa degli atti terroristici all’interno dei confini del Kenya, facendo intervenire nella questione anche gli Stati Uniti, attivi già dal 1998 quando vi furono gli attentati alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania. Nairobi è alleato dell’America nella lotta contro il terrorismo e questo ha esiti felici nei rapporti politici ed economici. Il Kenya in questo senso, è proiettato nel futuro con una visione dell’economia che lo vede intrattenere relazioni con Germania, Francia, Olanda  e contestualmente, con il Sudafrica, l’India e la Cina.

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