Scontri prima della finale di Coppa Italia Fiorentina Napoli

Scontri fuori dallo stadio – Sembrano lontane anni luce quelle immagini di Napoli e Fiorentina, finaliste di Coppa Italia, che vengono accolte da Papa Francesco per ricordare i veri valori dello sport. Tutto dimenticato di fronte agli eventi accaduti fuori dallo stadio Olimpico di Roma, dove sono partiti dei colpi di pistola indirizzati a dei tifosi napoletani. Questa mattina le forze dell’ordine hanno fermato, con l’accusa di tentato omicidio, Daniele De Santis di 48 anni e ultrà della Roma. Ancora poco note le motivazioni dello scontro tra il romanista e i sostenitori del Napoli. Non si comprende se siano stati i tifosi partenopei ad assalire il chiosco di De Santis, oppure sia stato lui a provocare quel gruppetto diretto allo stadio tirando, forse, dei fumogeni. Nella violenta diatriba, però, ad avere la peggio è stato proprio De Santis, il quale ha riportato diversi traumi e quindi il successivo ricovero in ospedale. Prima, il capo ultrà, ha estratto una pistola calibro 7,65, avrebbe fatto fuoco sul gruppo sette volte ferendo tre tifosi del Napoli. Uno di questi è Ciro Esposito, 31 anni e colpito alla spina dorsale in maniera molto grave e attualmente versa in condizioni disperate.

Gastone, simbolo degli ultrà della Roma – De Santis non è nuovo alla polizia di Stato ed è stato, inoltre, tra i tristi protagonisti romani che bloccarono il derby nel 2004. Celebre fu l’interloquire con Francesco Totti. Successivamente se la cavò, come tutti gli altri accusati, con una prescrizione. Questa volta la storia dovrebbe cambiare, soprattutto se i sospetti degli inquirenti troveranno delle conferme. Al momento è piantonato al Policlinico Gemelli dagli agenti della polizia, che attendono di poterlo interrogare. Esponente delle frange dell’estrema destra, riferimento della curva della Roma con amicizie tra i tifosi laziali, De Santis qualche anno fa fu arrestato per ricatti all’ex presidente giallorosso Franco Sensi, costretto a consegnare ai capo ultrà pacchetti di biglietti gratuiti sia per le partite all’Olimpico sia in trasferta. Per gli eventi di ieri sera sono stati arrestati anche un tifoso napoletano di 33 anni con l’accusa di resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale (sanzionato con un Daspo per cinque anni) e altri due supporter partenopei sono stati denunciati rispettivamente per resistenza a pubblico ufficiale e possesso di petardo, anche loro sanzionati con Daspo.

Genny’a Carogna, il mediatore che puzza di camorra – È stata proprio la Coppa della vergogna. A contribuire allo scenario in pieno stile sudamericano, è stato un altro capo ultrà. Questa volta napoletano. Si tratta di Gennaro De Tommaso, soprannominato con un francesismo Genny’a Carogna. Il capo ultrà della curva del San Paolo, seduto sulla cancellata della curva nord prima dell’inizio della finale tra Napoli e Fiorentina, indossava una maglietta che riportava la scritta “Speziale libero”. Si, proprio Antonio Speziale. L’ultrà del Catania condannato in via definitiva per la morte dell’ispettore capo Filippo Raciti ucciso il 2 febbraio 2007 dopo la partita tra Catania e Palermo. Basterebbe questa vergognosa t-shirt a non farlo entrare in uno stadio italiano, invece “a Carogna” è addirittura una figura chiave nella curva dei tifosi del Napoli. Prima come capo del gruppo dei “Mastiffs” e successivamente alla guida dell’intera curva del San Paolo. Anche lui, come Gastone, è noto alle forze dell’ordine. Soggetto in passato a Daspo, ma soprattutto figlio di Ciro De Tommaso, ritenuto affiliato al clan camorristico del Rione Sanità dei Misso. Un personaggio losco, ma è lui a dare il via libera per giocare la partita. È lui a tranquillizzare la sua curva e quindi a favorire l’inizio della finale.

Fischi all’inno di Mameli. Vince il Napoli – Già, un delinquente che sfoggia davanti alle telecamere tutta la sua volgarità, detta legge negli stadi italiani. Una mazzata per il calcio italiano, già in crisi per motivi sportivi, e costretto a piegarsi al volere della delinquenza locale. Se le coppe nazionali dovrebbero dare un’immagine positiva del Paese di appartenenza, come accade in Germania con la Dfb-Pokal o in Spagna con la Copa del Rey, in Italia abbiamo dato il meglio. Sparatorie e scontri fuori dallo stadio, un capo ultrà di origini camorristiche e con una maglietta ingiuriosa nei confronti del defunto ispettore Raciti a fare da interlocutore per giocare la partita e, per completare la festa, ci sono stati i sonori fischi durante l’inno nazionale. Nel resto d’Europa e del mondo non accade mai. Quando c’è l’inno tutti a cantare e ad applaudire, invece da noi, complici certe idee secessioniste e fantasie pro-borboniche, siamo un Paese a metà e si è visto ieri sera. In un clima surreale le squadre sono scese in campo e il Napoli si è aggiudicato la quinta Coppa Italia della sua storia, battendo la Fiorentina per 3-1 con doppio Insigne e Mertens per i partenopei e Vargas per i viola.

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