La comunicazione politica 660x330

Politichese è un neologismo utilizzato per indicare il linguaggio utilizzato dai politici, quando è difficile, ampolloso e inutilmente complicato. In teoria qualunque discorso può essere bollato di politichese se è confezionato apposta per non informare, non spiegare ed è arricchito di metafore, vaghezza, genericità, ambiguità, evasività, termini specialistici, astrazioni, luoghi comuni, stereotipi, allusioni e tautologie. Devo dare atto però che con l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, il politichese ha finalmente subito una battuta di arresto. Renzi ha introdotto una rivoluzione nella comunicazione istituzionale: una comunicazione chiara, breve, diretta. D’altronde Renzi è uomo del suo tempo usa con facilità i social network a tal punto che i suoi “cinguettii” sono aggiornati in tempo reale tanto da essere il leader politico europeo con più traffico su Twitter.

Ma come e perchè è cambiata la comunicazione politica? Nell’Italia del dopoguerra i politici facevano i comizi si dilungavano a parlare di temi concreti, di piccole e grandi questioni che interessavano e coinvolgevano gli italiani. Nelle piazze il rapporto politico-cittadino era diretto e spesso alla durezza dei conflitti e delle passioni politiche si univa la voglia di un riscatto economico e sociale. Con il boom economico e la diffusione della televisione la comunicazione degli uomini politici si è spostata più sulla forma che sulla sostanza, acquistando però una capacità di sintesi dettata soprattutto dai tempi tecnici televisi. Certo che il passaggio tra le vecchie tribune politiche e i moderni talk-show, ne abbiamo già parlato, hanno aggiunto alla comunicazione politica toni troppo accesi. I dibattiti politici sono dei veri e propri ring dove si urla tutto e il contrario di tutto, ma la politica urlata ha certamente allontanato il cittadino da essa. Le scelte comunicative dei leader politici moderni sono altamente autoreferenziali e costruite da esperti di comunicazione che hanno il compito dichiarato di elaborare, mediante precise strategie di immagine, un’apparenza del politico adeguata da sottoporre all’opinione pubblica per ottenere consenso elettorale. Lo scopo ultimo nella comunicazione politica è sempre stato convincere il popolo dell’onestà delle proprie idee e della disonestà di quella dell’avversario politico. D’altronde la retorica è un’ arte antica che apparteneva alla civiltà greca, Cicerone ne era il miglior interprete.

In Italia la capacità di conquistare e ipnotizare le folle è una costante pensiamo ai due più grandi mattatori della storia, Mussolini e Berlusconi. Mussolini ideò un modo di comunicare che si basava sull’oratoria giornalistica e gli slogans, validi entrambi per incitare all’azione, i dialoghi con la folla, incentrati su frasi che pretendevano una risposta corale da parte dell’uditorio. Il messaggio berlusconiano è elementare, estremamente generico mai difficile, in modo che risulti comprensibile alla maggioranza dei cittadini. Gli argomenti degli avversari politici sono sempre liquidati con la medesima tattica perché se è così difficile rintracciare la verità nel discorso politico, tanto vale non sprecare tempo e usare il vantaggio di trasformare la realtà, rovesciandone la verità. Anche Grillo impronta le sue campagne elettorali permanenti e logorroiche sull’unica verità sempre e solo in suo possesso, sul nemico unico, accorpando partiti di sinistra, destra, centro e chi più ne ha più ne aggiunga. La caratteristica comunque principale della comunicazione dei politici italiani negli ultimi venti anni rimane la stessa ed è quella delle televendite: negoziazione e persuasione sono i segreti per vendere illusioni, promesse, miracoli.

Ritornando al “buon” Renzi, alcuni giornalisti e uomini politici suoi avversari lo accusano appunto di “vendere fumo” ma io trovo nel suo modo di porsi e comunicare, invece, un’altra caratteristica l’ironia e l’autoironia. Connotazione anche questa tipica di alcuni politici DOC italiani, esempio su tutti Andreotti che per sarcasmo docet, le sue battute al vetriolo su se stesso e su altri uomini politici, suoi amici o nemici, sono famose e sono diventate dei veri e propri aforismi. Devo dire che l’ironia e soprattutto l’autoironia renziana te lo rende simpatico soprattutto quando manda KO personalità come Vespa o conquista il cuore indurito della Merkel. La Comunicazione politica comunque non dovrebbe essere persuasione, informazione a senso unico ma ascolto, elaborazione attiva dei segnali di bisogno espressi dalla voce dei cittadini. Prigioniera dei personalismi, della retorica populistica, del politichese la comunicazione in politica oggi, là dove prima s’ imponeva con la forza delle idee, dei ragionamenti, dei progetti, degli interessi e delle identità collettive, è subalterna al mercato dell’intrattenimento. Come dire a dettar le regole di essa non è più l’etica ma l’estetica, non più il serio ma il faceto.

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