Berlusconi e il sogno presidenzialista

Forza Italia per il presidenzialismo – “Si preferisce lo status quo di un presidenzialismo strisciante piuttosto che un presidenzialismo costituzionale; un presidenzialismo di «periferia», basato sui sindaci eletti, piuttosto che uno vero basato sulla sovranità dei cittadini. Queste contraddizioni stanno producendo una riforma senza capo né coda. Sarebbe opportuno che il presidente del Consiglio tirasse fuori da sotto al tappeto il grande convitato di pietra che è l’elezione diretta del presidente della Repubblica. Senza questo passaggio, l’intero progetto di riforme rischia di essere solo un castello di carte. Per impedire questo noi siamo pronti a dare tutto il contributo possibile”. Con queste parole, in una lettera inviata al Corriere della sera, Silvio Berlusconi rilancia le riforme e in particolare il progetto presidenzialista che durante i suoi governi aveva cercato di avviare. Il leader di Forza Italia ha dichiarato di essere disponibile ad un vero cambiamento, per “rendere moderna la Costituzione”. Un vecchio pallino di Berlusconi, quello di una Repubblica presidenziale, che potrebbe diventare realtà nell’immediato futuro. Lasciato alle spalle il periodo di maggiore contrapposizione tra berlusconiani e oppositori, la strada delle riforme potrebbe essere percorsa.

Le riforme promesse da Renzi si sono già snaturate – Questa volta seriamente, anche se il fondatore di Mediaset si è detto deluso dall’azione del governo Renzi. “Le riforme annunciate dal governo, anche a seguito dei soliti ricatti incrociati di partiti e fazioni, si sono già snaturate. La legge elettorale nell’esame parlamentare è diventata un pasticcio. Le province sono state fintamente e incostituzionalmente abolite per essere sostituite con le città metropolitane. Il risparmio per la collettività, in termini di costi e burocrazia, sarà irrisorio. Il Senato progettato dal governo, infine, appare una combinazione casuale di volontà periferiche, cui si aggiunge la nomina di ventuno cittadini scelti per «decreto reale»”. Affermazioni dure, ma dettate dalla campagna elettorale non facile per Forza Italia, che prima del 25 maggio dovrà recuperare le distanze dal Movimento cinque stelle o almeno superare quella soglia del 20%, sotto la quale il progetto di ri-fondazione di Forza Italia rischia di naufragare. L’ex Presidente del consiglio lo sa bene e per tale motivo cerca di ri-lanciarsi sulla scena politica nazionale con una proposta che potrebbe riportarlo al centro di trattative con le altre forze politiche.

“Al Nazareno incontro politico e non tecnico” – Silvio Berlusconi, nella missiva al quotidiano di via Solferino, non nasconde la personale delusione per Matteo Renzi. “L’ascesa di Renzi alla presidenza del Consiglio, avvenuta in modo non democratico in quanto priva del passaggio elettorale, sembrava tuttavia aver aperto una nuova fase. Nell’incontro del Nazareno del 18 gennaio abbiamo appoggiato, senza riserve, l’idea di riaprire il cantiere delle riforme. Ma quello era un incontro politico, non un tavolo tecnico. Un’apertura di credito reciproca che, per quanto ci riguarda, sussiste ancora pienamente, sebbene sia difficile collaborare con qualcuno che ti dice che comunque deciderà anche senza di te. Non possiamo, tuttavia, non sottolineare che da mesi ormai non si parla più di sindaco d’Italia, di premierato, di presidenzialismo. Queste riforme sono sparite”. Parole severe, ma che lasciano aperta la porta delle trattative per giungere a riforme condivise. Occorre comprendere, però, se simili affermazioni siano dettate da motivi elettorali per cercare di recuperare un evidente divario, oppure da altro. Nell’attesa di tutto ciò, il Presidente del consiglio Renzi non sottovaluta il competitor, come spesso hanno fatto i suoi predecessori, ed afferma: “Sono grande abbastanza per ricordare che la sinistra ha sempre riso di Berlusconi in campagna elettorale, per poi piangere. Io voglio ridere dopo, non prima”.

© Riproduzione Riservata

Commenti