Il governo di Kiev ha dato il via, all’offensiva militare nell’est russofono dell’Ucraina, cuore della rivolta separatista filorussa. Una dozzina di vittime a Sloviansk, numerosi feriti e due elicotteri abbattuti. Ma la strage vera, è stata quella della città di Odessa, a sud, dove si attestano 38/40 morti. Si combatte anche sul Mar Nero. L’offensiva di Kiev ha fatto esasperare i toni della diplomazia russa, che ha gridato alla mancanza del rispetto degli accordi siglati a Ginevra ed ha richiesto, una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza Onu e l’intervento immediato dell’Osce per fermare “l’operazione punitiva e criminale” attuata contro i cittadini russi dell’est Ucraina. Mosca ha detto che “Kiev e i suoi sostenitori occidentali devono assumersi le loro responsabilità” ed ha rilanciato l’ultimatum sulla chiusura del gas a Kiev entro la fine di maggio, se non saranno saldati i debiti per la fornitura. Il portavoce di Putin, Dimitri Peskov, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Il ricorso all’esercito contro il proprio popolo è un crimine che porta l’Ucraina alla catastrofe”. I russi accusano anche che tra gli assalitori, vi fossero “stranieri che parlavano inglese”, insinuando il sospetto di ingerenze spionistiche e paramilitari da parte occidentale filo Kiev.

Gli Stati Uniti e la Germania insieme all’Unione Europea, hanno lanciato un nuovo monito alla Russia, ribadendo che qualora dovessero esser ostacolate le prossime elezioni presidenziali del 25 maggio, scatterà la fase “Tre” delle sanzioni – quelle settoriali – e Mosca dovrà immediatamente far da intermediario per la liberazione degli osservatori Osce, ancora nelle mani dei filorussi. In risposta agli occidentali,  il presidente Denis Pushilin, autoproclamatosi nella Repubblica Popolare di Donetsk, ha detto che dopo la strage di Odessa, il rilascio degli osservatori sarebbe stato ritardato ma dalle agenzie di queste ultime ore, le speranze per la liberazione dei prigionieri sembrano essere diventate certezza. Gli osservatori Osce, a quanto sembra, saranno liberati e la Russia, visto il precipitare degli avvenimenti, ha di nuovo chiesto l’intervento degli alleati dell’accordo di Ginevra, abbassando i toni della polemica perché ha riconosciuto di aver perso il controllo sulle azioni dei separatisti filorussi.

La situazione che ha dato luogo alla strage, si è verificata a seguito degli scontri tra alcune centinaia di filorussi e 1500 manifestanti che reclamavano l’unità dell’Ucraina. I filorussi – rifugiatisi  all’interno della Casa dei Sindacati dopo che in città erano morte quattro persone che avevano scatenato la caccia ai russofoni – sono rimasti intrappolati nell’edifico a cui si pensa sia stato dato fuoco dai filo Kiev. Il governo ucraino, sino a questo momento, non sembra disposto a rallentare l’offensiva “anti terrorismo” e gli elicotteri con i mezzi blindati dell’esercito, continuano ad attaccare sia a Sloviansk sia a Kramatorsk, aumentando la stima dei morti e dei feriti. Turcinov, il presidente ad interim ucraino, ha reintrodotto la leva obbligatoria e tutto riporta a scenari di una guerra che tarderà a concludersi. Sono stati rilasciati degli aggiornamenti dal Ministro dell’Interno Arsen Avakov, che dice che i filorussi che si fanno scudo con i civili all’interno degli edifici residenziali ed ha richiesto che i cittadini tengano le finestre e le porte chiuse e non escano di casa. Avakov ha scritto anche un post su Facebook: “I terroristi hanno aperto il fuoco con armi pesanti contro le unità speciali ucraine. È in corso una vera battaglia con mercenari professionisti”.

I separatisti, frattanto, hanno occupato un centro di controllo della rete ferroviaria, bloccando la circolazione dei treni nell’area di Donetsk. La città rischia ora il totale isolamento e la possibilità di carenza nelle forniture alimentari e dei beni di prima necessità.

[Foto EPA/ROMAN PILIPEY]

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