Verso la riforma della Pa: capitale umano, innovazione e tagli razionali

Per contribuire, scrivere a Rivoluzione@governo.it – La riforma della Pubblica amministrazione sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri il 13 giugno. Diverse le novità annunciate, durante la conferenza stampa di ieri, dal premier Matteo Renzi e dal ministro per la pubblica amministrazione e semplificazione Marianna Madia. Il governo ha dichiarato, per evitare fraintendimenti, che invierà una lettera ai dipendenti pubblici in cui spiegherà le linee guida del piano. Prima di tutto ciò il governo ha stilato una precisa tabella di marcia, che prevede un mese di confronto sulla proposta con eventuali suggerimenti ed integrazioni. Per tutte le cittadine e i cittadini che lo vorranno e soprattutto per i dipendenti della pubblica amministrazione, ci sarà la possibilità di scrivere a un indirizzo di posta elettronica per eventuali contributi (Rivoluzione@governo.it) e nei successivi 14 giorni l’esecutivo metterà un po’ di ordine tra tutto il materiale a disposizione e predisporrà le misure che dovranno essere approvate dal Consiglio dei ministri del 13 giugno 2014.

Il capitale umano – Matteo Renzi ha annunciato il desiderio di voler evitare un decreto legge e sostanzialmente il progetto di riforma ruoterà intorno a tre tematiche chiave: capitale umano, innovazione e tagli. Il Presidente del consiglio ha ribadito come “una riforma fatta contro le lavoratrici e i lavoratori abbia le gambe corte”. È questo l’imperativo categorico  che caratterizzerà il tema del capitale umano. Sia Renzi che il ministro Madia, infatti, hanno messo sul tavolo delle proposte lo stop ai dirigenti pubblici di prima e seconda fascia e una carriera che andrà avanti per incarichi, con la possibilità di licenziare il dirigente che rimarrà privo di incarico per un certo periodo; regole rigorose sull’incompatibilità di incarichi per i magistrati amministrativi; apertura di asili nido nelle sedi della pubblica amministrazione; taglio del 50% dei permessi sindacali; abrogazione dell’istituto del trattamento di servizio, che dovrebbe permettere di creare 10 mila posti di lavoro per le giovani generazioni; flessibilità nelle assunzioni delle amministrazioni locali; agevolazioni per il part-time o il turnover dei dipendenti; modifica dell’istituto della mobilità volontaria o obbligatoria. Su questo ultimo tema, il ministro Madia, ha sostenuto come  “occorre mettere in campo una mobilità che funzioni, sia volontaria, ma anche obbligatoria, garantendo dignità al lavoratore, con riferimento alle retribuzioni e alla non lontananza da luogo lavoro”. L’obiettivo è di risolvere i problemi legati agli idonei non assunti e ai precari e quindi dovrebbero esserci dei pre-pensionamenti per sanare quest’aspetto.

L’innovazione – Il governo Renzi cercherà anche di de-burocratizzare una macchina ormai troppo lenta e incomprensibile per gli italiani e quindi il secondo pilastro della riforma della Pubblica amministrazione sarà l’innovazione. In questa direzione deve leggersi l’anticipazione del premier di introdurre un “pin del cittadino”, valido per più servizi, ma soprattutto per avviare una fatturazione elettronica, semplificare la routine burocratica dei cittadini e rendere pubblici e comprensibili i dati di spesa delle varie amministrazioni. Per l’entrata in vigore di questo sistema supportato dal pin, ha detto Renzi, servirà circa un anno anche se sono già in corso alcune sperimentazioni. Innovazione, per l’esecutivo di larghe intese, fa rima con trasparenza. È quello che emerge da queste norme iniziali, che probabilmente verranno integrate con qualcos’altro fino alla data del 13 giugno.

Tagli a strutture non necessarie e razionalizzazione – Per cercare di ridurre il peso della burocrazia nella Pubblica amministrazione, secondo il governo, saranno fondamentali anche i tagli razionali. Eccolo il terzo pilastro della riforma chiamato “Sforbicia Italia”. Il Presidente del consiglio è stato abbastanza chiaro: “Noi riduciamo il ceto politico ma poi dobbiamo ridurre la presenza dello Stato nelle diverse realtà. Ho sentito Fassino e ho invitato i Comuni a fare altrettanto per accorpare in parte i servizi, vedi la polizia municipale. E poi la storia delle 8mila municipalizzate ci rimane sul collo”. In base a queste affermazioni e alle dichiarazioni del premier e del ministro Madia, le Prefetture saranno ridotte a non più di 40; verrà creata una centrale unica per gli acquisti delle forze di polizia e una gestione associata dei servizi di supporto locale; l’accorpamento di Aci, Pra e Motorizzazione civile; la soppressione della commissione di vigilanza sui fondi pensione con funzioni trasferite alla Banca d’Italia; abolire le sedi superflue di poli museali; razionalizzare ed accorpare gli enti di ricerca; riorganizzare il sistema delle authorities; riorganizzare la presenza dello Stato sul territorio e abolire le sedi superflue della Ragioneria; creare un’unica scuola nazionale dell’amministrazione. Infine il premier Matteo Renzi non ha voluto rispondere alla domanda che gli ha chiesto un commento sullo stop della leader Cgil Susanna Camusso, per la quale senza i sindacati la riforma della Pubblica amministrazione non può concretizzarsi, ma in precedenza ha sostenuto come “non saranno aperti tavoli di negoziato con i sindacati”.

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