Libia oggi: tra scontri in Parlamento e fughe di migranti

Il portavoce libico Omar Hmeidan ha riferito che ieri, mentre era riunito il Parlamento di Tripoli (General National Congress) per votare il nuovo premier, un commando di uomini armati ha fatto irruzione ed ha aperto il fuoco sui presenti. Ci sono stati diversi feriti ed i deputati sono fuggiti. Gli uomini che hanno sparato, erano guidati da Mohammed al Orabi, il quale aveva avuto un diverbio con il favorito tra i candidati, Ahmed Maiteeq. Al Orabi ha quindi reagito aprendo il fuoco, mentre i suoi uomini frattanto, intimavano ai presenti di uscire e di “non esser responsabili per la loro vita”. Il perno della questione, era incentrato sulle modalità di voto per l’elezione del premier. Il parlamento aveva deciso di votare a maggioranza semplice ma secondo i contestatori, per rispettare le regole della costituzione, occorreva votare con la maggioranza dei 2/3. Sulla lista dei sette candidati presentatisi, i favoriti sono risultati essere due: Ahmed Maiteeq, imprenditore di Misurata e Omar al Hassi, accademico di Bengasi. Chi sarà eletto nella prossima votazione dovrà aver un minimo di 120 voti per diventare premier. Le votazioni sono state indette per eleggere il sostituto di Abdullah al Thani, che lo scorso 13 aprile ha presentato le proprie dimissioni dopo esser rimasto in carica solo 5 giorni. Lui e la sua famiglia, sono rimasti coinvolti in un attentato, che non ha lasciato altra via che quella delle dimissioni.

La situazione interna libica è assai controversa; il prossimo premier resterà in carica qualche mese, prima delle nuove elezioni per la camera dei rappresentanti. La Camera sostituirà il Gnc ed eleggerà il nuovo capo del governo. Il mandato del Congresso Nazionale, di fatto, doveva concludersi il 7 febbraio di quest’anno ma ha avuto ulteriore proroga di un anno. L’allungamento dei termini, ha scatenato polemiche sulla stessa legittimità del Congresso e molti cittadini sono scesi a manifestare per chiedere nuove elezioni. Le autorità, preso atto del malcontento generale, hanno accolto la richiesta senza tuttavia fissare la data per le elezioni ed i sentimenti di diffidenza sono aumentati, sino a scatenare i tafferugli nell’aula parlamentare.

Non bisogna scordare che quest’instabilità politica, nell’era post Gheddafi, si ripercuote anche sul settore economico. Il ministro della Giustizia Salah Marghani ha annunciato, in questi stessi giorni, che una commissione “ad hoc”, effettuerà delle indagini per appurare se esistono delle irregolarità sulla vendita del greggio. I membri della commissione, sono 6, provenienti da diverse aree del paese. L’indagine vuol capire se ci sono stati furti sulla vendita del petrolio dai terminal. La denuncia era stata fatta da Ibrahim Jadran, capo del gruppo separatista “Ufficio Politico della Cirenaica”, che ha proclamato l’autonomia della regione da Tripoli. Dallo scorso luglio, il gruppo separatista dell’est libico, aveva bloccato alcuni porti, e dopo che il governo ha finalmente raggiunto l’accordo con i separatisti, potrebbero esser riaperti i porti di Hariga e Zueitina, due tra i quattro terminal petroliferi sotto il controllo dei separatisti; gli altri due sono Ras Lanuf e Sidra, e pure questi ultimi due, potrebbero esser liberati entro un mese. Le condizioni sono le seguenti: la creazione della commissione d’inchiesta – istituita per l’appunto, in questi giorni –, il trasferimento del quartier generale delle squadre di sicurezza e controllo delle postazioni petrolifere nella cittadina di Brega e il pagamento degli arretrati alle guardie di sicurezza che hanno bloccato gli impianti, con la richiesta di non perseguire i responsabili del blocco e di far ritirare l’ordine d’intervento militare dalla Cirenaica per sgomberare i porti occupati.

In quest’ambiente caotico, non sorprende come venga gestita la questione “Migranti” e i rapporti con L’Italia ed il Mediterraneo. Il nostro Direttore Generale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere, Giovanni Pinto, ha dato comunicazione dell’arrivo di più di 800 mila migranti dalle coste africane, ossia libiche. Solo nei primi mesi del 2014, sono arrivati 25 mila migranti, e il 90% è partito dalla Libia. Pinto ha dichiarato che i numeri “sono in linea con quelli del 2011, l’anno delle primavere arabe, quando arrivarono 63 mila migranti”. Pinto associa l’inarrestabile ondata migratoria, con la percezione che la Libia sia un paese in cui la mancanza di controllo favorisce l’aumento dei clandestini in arrivo e commenta: “In Libia non c’è un primo ministro, non c’è alcuna compagine governativa, non ci sono ministri. Ci sono clan, due in questo momento, che hanno il controllo”.

I clan di cui parla Pinto sono uno di area moderata e l’altro di area estremista sostenuto dal Qatar; ed i delegati dell’assemblea parlamentare sono legati alle tribù, che controllano il territorio e che sono responsabili della sparatoria in parlamento. Dare aiuti e sostegno al Paese, non riuscirà a risolvere il problema, perché i fondi che la Libia chiede, potrebbero essere impiegati per altri scopi, non certo umanitari.

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