ius soli e multiculturalità 660x330.

786.630, circa il 9% del totale degli iscritti nelle scuole italiane, sono alunni con cittadinanza non italiana. Di questi oltre il 47% sono studenti chiamati di seconda generazione, cioè, nati in Italia da coppie d’immigranti. Il loro inserimento è ormai una realtà nelle scuole, dove spesso proprio loro dimostrano di essere più studiosi e preparati degli studenti di cittadinanza italiana. La scuola è diventata luogo di confronto continuo tra giovani che parlano lingue diverse, che hanno culture diverse. Questo scambio allarga inevitabilmente la mente, rende più flessibili e ricettivi i giovani. Il multiculturalismo ha certamente il merito di valorizzare le più varie espressioni culturali, di cui sono portatrici le minoranze, in Italia non così minori, e di potenziare il patrimonio comune da coltivare. Attivare forme di scambio, e in molte scuole italiane questo avviene, crea condizioni di apertura verso l’altro, di tolleranza verso il “diverso”, di pluralismo culturale. Insomma, la multiculturalità è arricchimento e se diventa anche interculturalità diventa un processo dinamico di conoscenza e di integrazione.

Un esempio d’eccezione, sta proprio nel Sud, da Torregrotta, dove è stata concessa simbolicamente la cittadinanza onoraria ai minorenni residenti in città e nati in Italia da genitori stranieri. L’associazione Avulss insieme al comune hanno ripreso la campagna promossa dall’Unicef Io come Tu per ribadire il diritto alla non discriminazione dei bambini e degli adolescenti di origine straniera che vivono, studiano e crescono in Italia. Cittadinanza simbolica già perché in Italia mentre circa un milione di giovani nati e cresciuti in questo paese parlano correttamente la nostra lingua, frequentano e arricchiscono le nostre scuole e considerano la nostra patria, la loro patria, la legge sulla cittadinanza (IUS SOLI) è ferma al 1992 in Parlamento con attualmente oltre 20 proposte di legge per riformarla. Per la legge questi giovani restano e sono degli stranieri, anche se di fatto non si ritengono tali, anche se di fatto non hanno un’altra patria, anche se di fatto sono cittadini italiani e nella maggior parte dei paesi europei si va verso un ius soli “temperato” che prevede automaticamente la cittadinanza ai figli degli emigranti all’età di sei anni.

Così ecco che in attesa di una legge che accolga lo ius solo un concorso di bellezza fa sfilare come italiane bellezze straniere, famosi calciatori stranieri diventano italiani grazie allo ius sanguinis, in virtù di un matrimonio con italiane o un ipotetico antenato emigrato dall’Italia, la federazione di box nazionale chiede di istituire lo “ius solo sportivo”, insomma come dice il professor Sartori: “La generosità con cui si applica in Italia il principio dello ius sanguinis stride molto con le resistenze e le chiusure incontrate dalle varie proposte di introduzione di forme (ancorché mitigate) di ius soli”. Una società che accoglie, promuove, sollecita lo scambio fra storie e culture diverse, aiuta l’inclusione, l’adattamento e promuove la diffusione dell’art. 3 della Costituzione Italiana.

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