Corea del Sud e la nave della tragedia. Il Primo Ministro si dimette 660x330

Si è dimesso Chung Hong-Won, il primo ministro sudcoreano. I motivi che hanno condotto l’uomo a questa decisione, riguardano la gestione delle operazioni di soccorso dopo il naufragio del traghetto Sewol, avvenuto lo scorso 16 aprile, al largo della coste meridionali della Corea del Sud, in cui hanno perso la vita più di 187 persone per la maggior parte, ragazzi e ragazze, studenti di una scuola superiore, a sud di Seul. Chung ha dichiarato: “Volevo dimettermi presto ma la gestione della situazione è stata prioritaria e ho pensato che sarebbe stato un atto responsabile dare il mio aiuto prima di lasciare. Ma ho deciso di dimettermi ora per non essere un peso per il governo”. Le dimissioni del primo ministro, appaiono una rarità in un contesto generale. E con un occhio al particolare, e senza andare troppo lontano, si rammenti la vicenda della Costa Concordia, le polemiche e l’assenza di una completa assunzione di responsabilità da parte di chi, si è reso colpevole di aver causato quella tragedia. Si pensi al comandante Schettino, che faceva l’offeso mentre c’erano famiglie distrutte e straziate dal dolore; si pensi ad un Paese come il nostro, in cui non si ricorre alle dimissioni, nemmeno di fronte ad incontestabili fatti di gravità assoluta. Ebbene, la scelta di quest’uomo, non solo va intesa come responsabile, ma eticamenmente corretta e virtuosa. Chung ha detto: “Offro le mie scuse per non aver potuto evitare che questo incidente accadesse e per non esser stato capace di rispondere adeguatamente successivamente”; un mea culpa addolorato e non di facciata. Un esempio che in tanti, quando sono ai vertici e commettono errori gravi, dovrebbero seguire. Le dimissioni del primo ministro, sono state accettate dalla Presidente Park Geun-hye, pronta ad un rimpasto di governo.

Il naufragio, avvenuto lo scorso mercoledì, che contava tra i passeggeri 475 persone, ha già fatto accertare oltre ai morti, 146 dispersi e 174 persone tratte in salvo. Ma le attività di ricerca, piuttosto difficoltose, si stanno concentrando sul terzo e quarto piano della nave, nell’area delle cabine. Il comandante della nave Lee Jun-Seok ed altri due componenti dell’equipaggio rischiano l’accusa di omicidio colposo; insieme a loro, sono stati arrestati anche altri quattro membri dell’equipaggio per analoghe responsabilità. Infatti, il comandante Lee con il terzo ufficiale – una giovane di 26 anni con alle spalle un solo anno di esperienza – che si trovava al comando al momento dell’incidente ed il timoniere, sono in arresto per negligenza e violazione del diritto marittimo. Lee ha abbandonato la nave che era sotto la sua responsabilità, quando a bordo c’erano ancora 300 passeggeri e addirittura, gli inquirenti avrebbero accertato che il comandante non era neanche in sala comandi ed aveva affidato la sua nave alla giovane inesperta. Chi ha seguito le notizie diffuse dai media, non ha potuto fare a meno di creare delle analogie con la tragedia accaduta all’Isola del Giglio, ha rivolto il proprio pensiero a quelle vittime e all’ignavia del Comandante Schettino. Purtroppo, anche se il dramma s’è consumato dall’altra parte del mondo, le dinamiche dell’incidente appaiono molto simili. Si sta ancora tentando di capire, quali siano le cause che hanno portato all’affondamento del traghetto: l’urto contro uno scoglio oppure l’inclinazione su un lato per lo scorretto posizionamento del carico, costituito da automobili e container.

Il dramma, che ha segnato per sempre le famiglie delle vittime, è esploso anche a causa della lentezza dei soccorsi e dai metodi con cui sono state effettuate le ricerche di recupero. I genitori dei ragazzi sono scesi in piazza ed hanno fatto una marcia di protesta contro il governo. La presidente Park ha ammesso che la situazione è stata gestita male e per questo ha accettato le dimissioni del primo ministro Chang ma ha anche inveito contro il comandante Lee, dichiarando: “il comportamento del comandante e di alcuni membri dell’equipaggio è inconcepibile dal punto di vista del senso comune e non deve essere tollerato”. Eppure, se tutto il mondo ha vissuto il tormento dei familiari delle vittime, non tutti i membri dell’equipaggio hanno mancato alla loro missione. Erano in tanti, quelli che hanno pianto di fronte al sacrificio di una giovane di 22 anni, Park Ji-young che ha donato se stessa per salvare il maggior numero possibile di passeggeri e che ha ceduto il proprio giubbotto di salvataggio perché lei faceva parte dell’equipaggio della nave. Uno studente che è stato tratto in salvo, ha riportato commosso, le ultime parole della giovane: “l’equipaggio dovrebbe essere l’ultimo a lasciare la nave”. Un gesto di onore e valore; un macigno etico, di fronte alla fuga da topi del comandante Lee.

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