Il compromesso di Renzi

Stretto tra i tatticismi di Forza Italia e l’ala sinistra del Pd, Matteo Renzi ha scelto, perché non avrebbe i numeri necessari a Palazzo Madama, di avviare delle trattative su alcuni punti controversi della riforma del Senato. Anche se il ministro Maria Elena Boschi continua a sostenere la tesi secondo la quale il governo non cambierà idea su tutto il progetto riformatore dell’aula presieduta dal Presidente Pietro Grasso, tra i palazzi romani sono già stati avviati i contatti tra i diretti interessati per trovare un punto d’incontro. Sull’avvio della trattativa, secondo indiscrezioni che trapelano dal mondo politico, sembra ci sia stata l’influenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che avrebbe convinto i senatori dissidenti democratici e i renziani ad aver maggior tatto e senso di responsabilità quando di mezzo c’è la Costituzione.

Lo scoglio principale per far giungere in porto la riforma è proprio quello rappresentato dai senatori del Pd capeggiati da Vannino Chiti. Se, infatti, il vice segretario democratico Lorenzo Guerini e il ministro Maria Elena Boschi continuano a tenere stretti contatti con i forzisti Denis Verdini e Paolo Romani per superare qualche incomprensione con Silvio Berlusconi, la difficoltà principale per portare a casa la riforma del Senato sta nell’ala sinistra che durante le primarie aveva etichettato Renzi come il male assoluto. Proprio per cercare di andare al di la di questo contrasto che rischia di far saltare il banco, nella giornata di oggi il Presidente del consiglio incontrerà sia Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali, che Luigi Zanda, capogruppo democratico a Palazzo Madama. Domani, invece, il Premier vedrà tutti i senatori del suo partito.

Una riunione alla luce del sole, dove Renzi arriverà con un “gesto di pace” ben rappresentato da una dichiarazione rilasciata ieri al programma televisivo di Lucia Annunziata: “Oggi la linea di fondo è che i consiglieri individuano al proprio interno quale consigliere regionale va al Senato, questo può essere un punto di mediazione”.

Ecco il compromesso firmato Matteo Renzi per mantenere saldi i quattro punti fondamentali di una delle riforme simbolo dell’esecutivo da lui presieduto (i senatori non votano la fiducia, non percepiscono indennità, non votano leggi di bilancio e non vengono eletti dai cittadini). Oltre all’elezione indiretta, che ha già incontrato il plauso del Nuovo centro destra, si prevede la diminuzione dei sindaci nel futuro Senato a vantaggio delle regioni. Diminuirà, inoltre, il numero dei senatori nominati dal Presidente della Repubblica, verrà riequilibrata la rappresentanza regionale e verranno riviste le competenze come richiesto da Forza Italia e dalla minoranza del Pd. A quanto pare il Presidente del consiglio è pronto a fare alcune concessioni, a patto che la riforma non venga snaturata e bruciata dal “fuoco amico” durante il percorso parlamentare.

© Riproduzione Riservata

Commenti