Sandro Bondi e Forza Italia

La lettera inviata ieri da Sandro Bondi al quotidiano La Stampa, certifica l’esodo da Forza Italia. Già nelle ultime settimane si era avvertito un disagio di molti fedelissimi al progetto di ri-fondazione avviato da Silvio Berlusconi, ma le parole dell’ex ministro sono la certificazione delle difficoltà che sta incontrando il progetto politico di tornare alla creatura degli anni ’90. Dopo Paolo Bonaiuti tocca al “poeta” dare una pugnalata all’ex Presidente del consiglio. La missiva pubblicata sul giornale piemontese inizia con parole pesanti: “il centrodestra non solo è diviso, com’è evidente, ma soprattutto è privo di una strategia per il futuro”. Il ministro della cultura del governo Berlusconi, in seguito, rincara la dose e in parte giustifica le difficoltà degli esecutivi di centro-destra sostenendo come “un’autentica rivoluzione liberale Berlusconi non ha potuto farla perché i suoi principali alleati, da Fini a Casini, da La Russa a Bossi erano tutto fuorché liberali. C’è poi da considerare che il dominus dei governi presieduti da Berlusconi, cioè il ministro dell’economia Giulio Tremonti, forte di un rapporto privilegiato con la Lega, ha imposto di fatto le sue concezioni, le sue ricette e perfino le sue idiosincrasie, all’intera compagine di centrodestra con risultati molto discutibili”.

Eccole, dunque, sintetizzate in queste affermazioni le difficoltà di Forza Italia che fanno viaggiare il partito, in vista delle elezioni europee del 25 maggio, intorno al 19% delle preferenze secondo il sondaggio dell’istituto Piepoli. Sono le “amicizie pericolose”, citate da Bondi, ad aver fatto fallire un cambiamento liberale negli ultimi vent’anni e ad azzoppare il rilancio di Forza Italia nell’ultimo periodo. Uno dei motivi principali che ha portato Angelino Alfano e altri esponenti del Pdl a fondare un nuovo movimento, è proprio la nuova cerchia intorno a Berlusconi. Dalla Santanchè alla Mussolini, a Razzi e Verdini fino a Minzolini, Biancofiore e il consigliere Toti. Sono i cosiddetti falchi ad aver avuto la meglio sulle colombe e a giocare un ruolo chiave nelle varie prese di posizione di Berlusconi. Per questa diatriba, che ormai si trascina da diversi mesi, Sandro Bondi da diverso tempo aveva mostrato il suo disagio all’amico e destinatario di versi sdolcinati e messo sul piatto le dimissioni da coordinatore nazionale di Forza Italia. È ovvio, quindi, che le parole dell’ex ministro non sorprendono Berlusconi. Lo addolorano, certo, ma c’è anche un sentimento di fastidio da parte del leader forzista per la tempistica con cui questa lettera è stata data ai media. Proprio in piena campagna elettorale, infatti, le parole di Sandro Bondi potrebbero essere un altro problema per il rilancio del partito.

Un movimento che sta incontrando non poche difficoltà sul territorio e tra i militanti. I famosi club di Forza Italia, inizialmente stimati in 12 mila, in realtà in tutto il Paese si sono dimezzati e gli iscritti per ogni circolo si contano quasi sulle dita di una mano. Complice il periodo di forte crisi economica, il ventennio firmato soprattutto dai governi di Silvio Berlusconi e l’ingresso sulla scena politica nazionale di Matteo Renzi, questo progetto di rilancio della creatura originaria del fondatore di Mediaset sembra aver perso lo smalto dei primi anni ’90 e, cosa ancor più grave, non riesce ad aver presa sulla gente come nel recente passato. Qualcosa è cambiato nel rapporto speciale tra Berlusconi e gli italiani? La risposta finale, con ogni probabilità, la daranno le urne europee, ma senza ombra di dubbio si è incrinata un’affinità epocale. Le prime crepe le hanno mostrate gli allontanamenti di vari fedelissimi, e la prossima potrebbe essere quella di Claudio Scajola, ma l’impressione è che la depressione economica in cui si trova l’Italia abbia accelerato la conclusione di un “legame speciale” con il Paese, che l’ex premier ha sempre mostrato di comprendere prima e meglio di altri.

© Riproduzione Riservata

Commenti