Ucraina. Fermato giornalista americano mentre cresce la tensione

Simon Ostrovsky, un giornalista americano di origini russe, è stato fermato e trattenuto dalle milizie filorusse, a Sloviansk, nei territori dell’est Ucraina, occupati dai miliziani anti-Kiev. Già ieri, in conferenza stampa, Viacheslav Ponomaryov, sindaco separatista della città, aveva dichiarato che gli uomini sotto il suo comando, avevano fermato un reporter americano, senza tuttavia svelarne l’identità. In queste ore, i filorussi hanno anche violato il profilo Facebook di Ostrovsky e sulla sua bacheca è apparsa una donna in biancheria intima. Immediatamente, sono scattate le dichiarazioni di solidarietà dei colleghi e degli amici, che hanno fatto rimbalzare sui social, la notizia del post considerato “un attacco hacker”. La redazione di Vice News, il giornale per cui lavora Ostrovsky, ha fatto sapere che si tiene in stretto contatto con il Dipartimento di Stato americano e con gli organi governativi per ricevere aggiornamenti sulle condizioni del collega.

Ma la tensione in Ucraina resta altissima, ed il rapimento del giornalista da parte dei filorussi, è un chiaro messaggio indirizzato agli Stati Uniti, anche alla luce dei nuovi tentativi di riportare la situazione alla normalità e nel rispetto degli accordi siglati il 17 aprile scorso a Ginevra, tra Kiev, Russia, Stati Uniti e Ue. Un segnale in tal senso, è stata la visita del Vicepresidente Usa, Joe Biden, che ha ribadito la necessità dell’accordo di Ginevra, con l’abbandono da parte degli insorti filorussi delle postazioni occupate ad est dell’Ucraina, ed il ritiro delle truppe russe ammassate ai confini; dichiarando a Mosca l’intenzione di non accettare altre infrazioni e di esser decisi ad applicare dure sanzioni qualora, la crisi non venisse risolta. Biden ha pure sostenuto, la vicinanza dell’America a Kiev, assicurando che gli Stati Uniti sosterrebbero l’Ucraina, rendendola anche meno dipendente dal gas russo, e che per favorire l’introduzione di riforme economiche e politiche, saranno stanziati altri 50 milioni di dollari.

La reazione di Mosca non si è fatta attendere con la risposta piccata del Ministro degli Esteri Serghiei Lavrov, il quale ha rispedito al mittente americano le accuse, affermando che i militari russi “non hanno oltrepassato la frontiera con l’Ucraina e che l’attacco ai cittadini russi dell’est della regione, è un attacco alla federazione russa”; quindi la Russia potrebbe dover adottare gli stessi sistemi che nel 2008 portarono alla guerra lampo con la Georgia. I toni usati da Lavrov, si sono esasperati ancora di più dopo la telefonata ricevuta dal Segretario di Stato americano John Kerry, mossosi in sinergia con Biden sul pressing da fare a Mosca. E di nuovo, così come aveva sostenuto il Vicepresidente americano, Kerry ha chiesto un impegno concreto alla Russia e la reale cooperazione con Kiev e l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa). Solo con il disarmo delle milizie filorusse ed il ritiro dagli edifici e dalle zone occupate, gli insorti potranno ricevere l’amnistia e le diplomazie internazionali, potranno operare fattivamente al raggiungimento della pace.

Eppure, Putin, il cui “sogno nel cassetto” è quello di riunire la Grande Madre Russia, non intende assumersi le proprie responsabilità e la tensione nei territori dell’est resta altissima. Dopo che il presidente ucraino ad interim Turchynov, ha ripreso le operazioni contro i filorussi – con l’uccisione in una sparatoria di tre insorti – sono stati ritrovati due cadaveri uccisi e con evidenti segni di tortura. L’identità di una della due vittime, sembra essere quella di un consigliere comunale, che era scomparso di recente. L’altro grave fatto, che ha riacceso la miccia, è avvenuto a poche ore dalla partenza del Vicepresidente americano Biden; un aereo ucraino in ricognizione a Sloviansk, infatti, sarebbe stato colpito dai filorussi. Turchynov, seccamente, ha dichiarato che “questi crimini sono stati commessi con il sostegno e la connivenza della Russia”.

[Foto cbsnews1]

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