Maurizio Buccarella
Maurizio Buccarella - Senatore M5s

Non si placano le fibrillazioni nella maggioranza di governo. Dopo le tensioni sul decreto lavoro che oggi dovrebbe ottenere la fiducia alla Camera, anche se il leader del Ncd Angelino Alfano ha già annunciato “battaglia” al Senato, continua il braccio di ferro tra la proposta dell’esecutivo sulla riforma di palazzo Madama e la minoranza dei democratici. La sinistra del Pd, in questa lotta contro il tentativo di rinnovamento proposto da Renzi, potrebbe essere appoggiata dal Movimento cinque stelle. Il gruppo che fa riferimento a Beppe Grillo ha già annunciato, tramite il capogruppo Maurizio Buccarella, che “con una serie di miglioramenti” saranno pronti a sostenere la proposta del senatore Vannino Chiti. L’esponente della minoranza democratica non pensa neanche lontanamente a ritirare le sue indicazioni, nonostante l’invito del ministro Maria Elena Boschi. L’idea prevede, in sostanza, lo smantellamento del principio originario della riforma del Senato con l’elezione diretta dei senatori.

L’ala sinistra dei democratici non sembra trovarsi d’accordo con il ridimensionamento del Senato e sempre Vannino Chiti ha affermato: “Servono equilibri fra le istituzioni e i poteri. Non si può avere per la Camera una legge iper maggioritaria come è l’Italicum, competenze centralizzate, come nella proposta del governo del nuovo Titolo V, e indebolire le funzioni di garanzia del Senato. Si rischia di impoverire la nostra democrazia”. Dichiarazioni in cui si ritrovano i cinque stelle, pronti ad appoggiare l’idea della minoranza democratica a patto che verranno messe nero su bianco modifiche consistenti come “referendum propositivi senza quorum e l’istituto del recall, cioè la possibilità che gli elettori di un collegio sostituiscano un parlamentare in corso di legislatura, come avviene in California e altri stati Usa”. La strana alleanza, però, potrebbe allargarsi nelle prossime ore. Se il Presidente del consiglio Matteo Renzi sembra non voler accettare ri-negoziazioni sul Senato non elettivo, sull’assenza di voto sul bilancio e l’abolizione dell’indennità, anche il senatore Lucio Maran di Forza Italia, Sel e alcuni esponenti di Scelta civica hanno annunciato che non voteranno la riforma del Senato voluta dall’esecutivo. Frizioni e tentativi di rallentamenti ai quali si aggiunge anche il Nuovo centro destra, che tramite Andrea Augello sostiene: “Avevamo presentato un ddl precedente a quello dell’esecutivo in cui si superava l’attuale bicameralismo perfetto pur mantenendo un Senato elettivo”.

E se è vero che non si sono mai visti dei capponi festeggiare il natale, è altrettanto vero che l’attuale situazione in Italia impone cambiamenti reali per rilanciare la macchina inceppata dello Stato e ri-dare maggiore credibilità ad una classe politica che in questi ultimi decenni ha fatto di tutto per farsi odiare dai suoi cittadini. Matteo Renzi lo sa bene e per questo, anche sulla riforma del Senato e sul suo superamento, si gioca una buona fetta della credibilità dell’esecutivo di larghe intese a maggioranza “renziana”. Già, renziana. Potrebbe essere questo il nodo della questione. Rallentare e bloccare nella palude del Senato Matteo Renzi è il sogno di molti, che su questa scena potrebbero giocarsi buona parte del loro futuro politico. Dalla minoranza democratica, ormai rintanata nell’angolo in cui l’ha spinta la storia e non solo le ultime primarie, al Movimento cinque stelle sempre più intimorito dall’azione di un governo che rischia di erodere una parte del suo elettorato, fino a tutti quei personalismi da prima Repubblica ancora presenti a Palazzo Madama, i quali alzano il vessillo di un partitino ad personam pur di cercare visibilità e mantenere poltrone. Giochi della politica, niente per cui ci si dovrebbe scandalizzare, ma in questo periodo storico l’Italia potrebbe ancora reggere simili tatticismi?

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